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Libero wi-fi o libera demagogia?

Quasi 100 parlamentari hanno firmato il ddl che propone, primi al mondo, l’obbligo di offerta del servizio a chiunque lo voglia e gratuitamente. Non sempre però le buone intenzioni sono sinonimo di buon ragionamento: prevedibile l’opposizione della Ue contro una misura che non rispetta la neutralità tecnologica. Inoltre, è davvero così prioritario impegnare soldi pubblici in una simile operazione? Andando contro, fra l’altro, alla stessa evoluzione tecnologica che sta “premiando” altri standard?

17 Nov 2014

Gildo Campesato

Quasi cento parlamentari hanno messo la loro firma sotto un disegno di legge che propone, primi al mondo, l’obbligo dell’offerta del servizio di wi-fi libero da password e gratuito a chiunque lo voglia. Ne sarebbero sottoposti tutti gli esercizi commerciali con superficie superiore ai 100 mq e almeno due dipendenti, gli uffici comunali aperti al pubblico, le scuole, gli ospedali e le strutture sanitarie, i trasporti pubblici e di linea.

Le intenzioni sono ottime: favorire l’utilizzo di Internet rendendo capillari, gratuiti, facili da usare i punti di accesso pubblico alla rete.

Tuttavia, non sempre le buone intenzioni sono sinonimo di buon ragionamento, né la fretta è buona consigliera. Forse così si spiegano alcune incongruenze tecniche del ddl evidenziate dai primi commentatori. Così come è ignorata la prevedibile opposizione della Ue al finanziamento pubblico del solo wi-fi, in barba al principio della neutralità tecnologica. La vicenda dei decoder per il digitale terrestre dovrebbe avere insegnato abbastanza. Siamo abilissimi a fare leggi inapplicabili.

Inoltre, è così prioritario impegnare soldi pubblici in una simile operazione quando il mercato della mobilità va in direzione diversa? L’affermarsi delle tariffe dati flat e l’arrivo dell’Lte stanno rendendo obsoleto l’Internet “nomadico”, di moda qualche anno fa. Si vuole essere i primi al mondo col wi-fi obbligatorio: si rischia di essere gli ultimi ad accorgersi che il mondo è cambiato!

È meglio concentrare attenzioni e risorse sulle reti di accesso piuttosto che sui terminali wi-fi. La recentissima analisi congiunta Agcom-Agcm sullo stato del broadband in Italia ribadisce chiaramente quali sono i veri nodi.

Non si tratta di rifugiarsi nel “benaltrismo”, ma di concentrare le risorse sulle priorità. Senza farsi distrarre da tentazioni di dirigismo d’altri tempi che poco hanno a che fare con la copertura del digital divide, la diffusione della cultura digitale, lo sviluppo dei servizi Internet.

Godere Internet gratis mentre si sorseggia un cappuccino è un fattore competitivo per i locali che lo propongono, non è un business di Stato. Più che il Guiness dei Primati a noi interessano le classifiche dell’Ocse.

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