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L’Ict per la lotta al cambiamento climatico: 3 best practice da replicare

I progetti di Ericsson, Hpe e Ibm analizzati nella nuova guida della Ngmn Alliance che fornisce indicazioni dettagliate su come gestire e ridurre l’impatto ambientale nel settore delle Tlc mobili e fornire servizi innovativi ai clienti in relazione alle emissioni di gas serra, all’utilizzo di materiali, all’energia e all’acqua

Pubblicato il 24 Gen 2024

Patrizia Licata

green

Rendere le reti mobili più green è possibile grazie a un mix di tecnologie e strategie, come illustrato dalla Ngmn alliance nel nuovo studio “Reducing environmental impact: best practices and recommendations” (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO). Lo studio vuole fornire una guida all’industria delle telecomunicazioni  mobili per gestire e ridurre l’impatto ambientale in termini sia di emissioni di gas serra che di consumo di energia, acqua e materie prime. Le tecnologie Ict, tra cui l’intelligenza artificiale e il calcolo quantistico, forniscono un contributo essenziale all’obiettivo di sostenibilità trasformando e migliorando la fase di scoperta di nuovi materiali. Tre le best practice analizzate, quelle di Ericsson, Hpe e Ibm.

“L’industria mobile ha portato enormi benefici economici e sociali a miliardi di utenti nel mondo. Ora dobbiamo continuare questa storia di successo in modo sostenibile e col minimo impatto ambientale”, ha affermato Arash Ashouriha, presidente del board della Ngmn alliance e Svp Group Technology di Deutsche Telekom. “Sono orgoglioso che l’industria mobile si sia unita nell’Ngmn per condividere le prassi migliori “.

L’Ict per ridurre l’impatto ambientale 

Lo studio fornisce in dettaglio i parametri da tenere in considerazione e come misurarli: per esempio, il consumo d’acqua e il suo impatto sull’ambiente. Ci sono poi le strategie per migliorare le prestazioni green, come un maggior uso di energia rinnovabile e la riduzione del numero di unità prodotte salvando le componenti invariate e fabbricando solo quelle soggette a continue innovazioni. Altre prassi suggerite vanno dal riciclo della plastica all’impiego di metalli di recupero fino alla riduzione della varietà di materiali impiegati nei prodotti. Ci sono anche tecniche per la progettazione di antenne più sostenibili, con riconfigurazione di software e hardware.

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Un ampio ruolo viene svolto dalle tecnologie Ict come Ai, data augmentation tramite calcolo tradizionale e quantistico, modelli generativi e automazione accessibile tramite cloud ibrido e aperto, che aiutano ad accelerare la scoperta di nuovi materiali. La convergenza di queste tecnologie permette all’industria mobile di affrontare il processo di discovery dei materiali in modo completamente nuovo.

Le best practice: Ibm e l’Ai

In questo campo un esempio concreto illustrato nello studio è quello di Ibm Research che sta applicando tecnologie come Ai e quantum computing per accelerare la scoperta di materiali a minor impatto ambientale per i semiconduttori nel suo RoboRxn, un laboratorio robotizzato Ai-driven e cloud-based.

Questo ciclo di discovery accelerato permette agli scienziati di aggregare e analizzare informazioni note su sostanze chimiche e materiali fotoresistenti estratte dai brevetti e dalla letteratura. Queste informazioni permettono poi di creare dei modelli per supercomputer; i risultati sono utilizzati per costruire modelli Ai che automaticamente suggeriscono nuovi tipi di composti che soddisfano specifici obiettivi di efficienza e sostenibilità ambientale. I composti più promettenti possono quindi essere sperimentati con sistemi robotici in grado di sintetizzare le molecole in semi-autonomia.

Entro il 2030, Ibm intende raggiungere l’obiettivo zero netto per le emissioni di gas serra. La strategia adottata è quella della conservazione dell’energia e dell’acquisto di elettricità da fonti rinnovabili per l’effettivo consumo, azioni che evitano o riducono le emissioni anziché semplicemente compensarle.  

Le best practice: Ericsson e l’efficienza energetica

Anche Ericsson si è posta l’obiettivo net zero in tutta la sua catena del valore entro il 2040. Il primo importante traguardo sarà ridurre le emissioni del 50% nella catena di fornitura e nel portafoglio in uso fino al 2030, e diventare net zero nelle proprie attività.

A questo scopo l’azienda sta iniziando a selezionare potenziali investimenti in progetti che sviluppano la futura capacità di cattura e stoccaggio del carbonio nel settore bioenergetico, al fine di consentire in futuro la rimozione della CO2.

Le best practice: Hpe e i trasporti green

A sua volta Hpe punta sull’impiego di energia rinnovabile e sui trasporti a basso impatto per arrivare nel 2040 alle emissioni zero nette nelle sue attività. Nei trasporti e nella distribuzione l’azienda cerca di esplorare alternative ai trasporti aerei, prevalentemente quelli ferroviari laddove possibile; lo spostamento dei beni via mare non è al momento una via percorribile per le forti tensioni geopolitiche. Ma per le esigenze interne Hpe sta gradualmente sostituendo i veicoli in flotta con auto ibride ed elettriche, con l’obiettivo di elettrificare la maggior parte della flotta entro il 2030.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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