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L'EDITORIALE

L’Idra digitale, un “mostro” italiano nemico della governance

Un ministro per l’Innovazione e la Digitalizzazione al momento senza deleghe chiare, un ministero della PA che potrebbe “perdere” i poteri sulla PA digitale, un dipartimento per la Trasformazione Digitale a Palazzo Chigi tutto da fare, un Team Digitale che non si sa che fine farà. Tante, troppe strutture. E il troppo stroppia

27 Set 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

E dunque abbiamo una Ministra per l’Innovazione e la Digitalizzazione. Ma è ancora da capire – visto che si tratta di un ministro senza portafoglio – quali saranno i “poteri” in capo alla struttura, ossia quali deleghe Paola Pisano riceverà in “dote”. Se anche, ad esempio, quelle che riguardano i progetti di PA digitale, oppure se sarà la collega Fabiana Dadone a doversi occupare della digitalizzazione della macchina pubblica, la più complessa delle sfide nazionali.

Poi c’è il Mise, a cui fanno capo le Comunicazioni e la partita Impresa 4.0. Poi c’è un Dipartimento per la Trasformazione Digitale, in seno alla Presidenza del Consiglio, nuovo nuovo e tutto da fare: il decreto, di giugno scorso, che ne ha istituito la nascita è andato in Gazzetta a fine agosto. Ora bisognerà nominare i componenti e assegnare le funzioni. Poi c’è il Team per la Trasformazione Digitale, guidato da Luca Attias. E poi c’è pure l’Agid, l’unico ente tecnico – guidato da Teresa Alvaro – e dunque almeno questo con compiti e obiettivi chiari.

Insomma, la tanto auspicata governance per il digitale –  punto di riferimento per PA e imprese – si è trasformata in un’Idra, un mostro dalle tante teste. Chi farà cosa non si sa, e anche quando si saprà il risultato sarà lo stesso: troppe strutture deputate a governare la questione del digitale, e il troppo – si sa – stroppia. Al posto di snellire e unificare, si sono aggiunti un Ministero e un Dipartimento. Vero è che, stando almeno ai rumors, il Team di Attias dovrebbe convergere nel Dit. Una parte della squadra, quella che si occupava di PagoPa, è intanto confluita nell’omonima Spa anch’essa fresca di battesimo. La nuova PagoPA Spa, sostiene qualcuno, sarebbe anch’essa una creatura “ridondante”, considerato che le stesse attività potevano essere affidate a Sogei, la società Ict del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Non è un caso se in tutto questo marasma qualcuno abbia già lanciato l’idea di una cabina di regia trasversale, che consenta di ospitare anche i rappresentanti delle associazioni di categoria e gli stakeholder per fare il punto sulle questioni chiave e avviare iniziative in maniera orizzontale per evitare che le competenze spacchettate fra un ministero e un dipartimento polverizzino gli sforzi del governo di spingere le iniziative in nome del digitale e si aggiungano ulteriori burocrazia e procedure a quelle che già rappresentano un ostacolo sul cammino dell’innovazione. Insomma, bisognerà trovare la quadra. E siamo ancora una volta a discutere di governance.

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