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CAMERE E INNOVAZIONE - 5

Liuzzi (Fi): “L’Ict sia primo strumento delle istituzioni”

Il senatore: “La questione più importante è la modernizzazione della PA. Serve un cambio di mentalità pervasivo, e anche gli utenti dovranno abituarsi a dialogare con i nuovi strumenti. Poi iniezioni di Ict nella scuola e nel campo dei Beni culturali”

04 Apr 2014

Antonello Salerno

Pubblichiamo le opinioni dei deputati e dei senatori che hanno aderito all’intergruppo sull’Innovazione. Un insieme di eletti bipartisan che “fa gruppo” con l’obiettivo di sensibilizzare i Palazzi e indirizzare i provvedimenti esaminati da aule e commissioni per “rimettere il digitale al centro delle decisioni parlamentari”.

Risponde Pietro Liuzzi, classe 1954, eletto in Senato nella lista Pdl, iscritto al gruppo di Forza Italia, e membro delle commissioni Istruzione pubblica e beni culturali e Politiche dell’Unione europea.

Onorevole Liuzzi, perché ha deciso di aderire all’intergruppo sull’innovazione?

Penso che sia un tema non soltanto d’attualità, ma di una stretta necessità. L’innovazione, e in particolare l’Ict, devono avere una priorità assoluta come strumento delle istituzioni. A partire dalla formulazione delle leggi e delle norme, che dovranno sempre più giovarsi di strumenti per guadagnare nell’efficienza dei procedimenti e favorire il dialogo e lo scambio di informazioni e di opinioni.

Quali sono le questioni più importanti su cui spingere nella prima fase?

La questione più importante è a mio avviso la modernizzazione della pubblica amministrazione, a tutti i livelli. Quello dell’innovazione deve essere un cambio di mentalità pervasivo, che riguardi tutti gli strati della Pa, ognuno rispetto al suo ruolo e alle sue competenze. E i cittadini, in quanto fruitori di servizi, devono abituarsi a dialogare con strumenti nuovi rispetto a quelli “tradizionali”, che sarebbero di per sé caratterizzati da un’assoluta povertà di tecnologie. Ma la pubblica amministrazione deve essere il primo target di riferimento, in un’ottica di semplificazione, facilitazione dei procedimenti, capacità di essere completamente trasparente.

E nello specifico come si potrebbero tradurre questi principi?

Per prima cosa mi viene in mente la scuola. L’Ict deve diventare uno strumento fondante della scuola del presente e sempre più del futuro. Non ci si deve limitare alle lavagne luminose o elettroniche, ma ci si deve porre l’obiettivo di facilitare la vita degli studenti. Basterebbe una penna, ad esempio, perché decine e decine di volumi possano essere condensati e facilmente fruibili, con effetti positivi sul peso degli zainetti e quindi anche sulla salute degli studenti. E Poi i Beni culturali, che non potranno che trarre giovamento dall’innovazione tecnologica: dai vantaggi per la catalogazione e classificazione, a quelli per la fruizione, che può essere semplificata e a volte contare su un appeal aggiuntivo dovuto proprio all’utilizzo delle nuove tecnologie. Ho appreso con interesse dell’intenzione del ministro Franceschini di voler “spingere” sulle prenotazioni online per i musei: lo incalzeremo su questi temi, e verificheremo che questa mentalità venga travasata a tutti i livelli, perché la cultura delle nuove tecnologie e dell’innovazione possa essere a servizio dei cittadini e dei turisti.

Che tipo di sensibilità ha registrato tra gli altri parlamentari su questi temi?

Il processo sarà lento ma inesorabile: faremo adepti e di convertiremo tutti a questi temi.

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