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L’Ocse: “La digital tax ci salverà dalla crisi”

Secondo l’organismo internazionale è cruciale rispondere in maniera efficace alla sfide poste dalla digitalizzazione e garantire misure per la tassazione minima delle big tech . Il segretario Angel Gurrìa: “Serve una politica fiscale espansiva per sostenere consumi e investimenti”

16 Apr 2020

Federica Meta

Giornalista

Sarà la digital tax ad aiutare le economie di tutto il mondo ad uscire dalla crisi scatenata dalla pandemia da coronavirus. Nel report “Tax and Fiscal Policy in Response to the Coronavirus Crisis” l’Ocse evidenzia come in questa situazione critica, sanitaria e non solo, diventa cruciale rispondere in maniera efficace alla sfide poste dalla digitalizzazione e garantire misure per la tassazione minima delle big tech. Secondo l’Ocse il forte impulso all’utilizzo di servizi a piattaforme digitali – basti pensare alla diffusione dello smart working e della scula digitale – possono rappresentare un nuovo stimolo a cercare un accordo a livello internazionale sula web tax.

“La concentrazione del lavoro sulle aziende con alti livelli di redditività dovrebbe facilitare la raccolta di entrate senza incidere negativamente sulla ripresa delle aziende che hanno sofferto maggiormente a causa della crisi”, si legge nel report. Ecco perché la politica dovrebbe operare per “evitare i rischi di un’azione unilaterale nel settore della tassazione digitale”, evitando così il pericolo “di una guerra commerciale internazionale che si potrebbe scatenare senza il raggiungimento di un accordo globale sulla tassazione digitale”.

Dopo la crisi molti governi saranno chiamati a mettere in campo misure fiscali difficili, motivo per cui – prevede l’Ocse – aumenterà il  numero di Paesi che chiederà la web tax. Non solo per aumentare le entrate fiscale ma anche er evitare disparità tra le imprese “tradizionali” – Pmi soprattutto – e le multinazionali che operano sul web.

“Le risposte della politica fiscale sono state finora forti e giustamente focalizzate sulla fornitura di liquidità – spiega il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría – per mantenere la fiducia durante uno shock senza precedenti. Ma nel frattempo dobbiamo tracciare la strada verso un sistema fiscale che possa aiutare a risanare le finanze pubbliche, condividendo l’onere in modo uniforme”.

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Infine il documento sottolinea che nella fase 2 sarà necessario mettere in campo una politica fiscale espansiva per un lungo periodo con l’obiettivo di stimolare i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese.

La strategia Ocse

In seno all’Ocse è operativa la “task force on digital economy” volta ad esaminare le regole concernenti la distribuzione dei profitti delle imprese digitali al fine di arrivare a un nuovo quadro condiviso di norme su dove vadano corrisposte le imposte e quale quota dei profitti possa essere tassata da ogni giurisdizione coinvolta.

Secondo obiettivo della task force è quello di architettare un nuovo sistema che assicuri che le multinazionali del digitale paghino una quota sistema che assicuri che le multinazionali del digitale paghino una quota minima di imposte, al fine di proteggere gli Stati dal fenomeno della Base Erosion and Profit Shifting (BEPS), ovvero l’insieme di strategie di natura fiscale che talune imprese pongono in essere per erodere la base imponibile e dunque sottrarre imposte al fisco.

Le trattative si sono fermate a gennaio scorso quando si è deciso di far slittare la decisione globale alla fine del 2020. A frenare sul raggiungimento di un accordo soprattutto Usa che hanno proposto di introdurre nell’accordo una condizione, definita “safe harbour”, che potrebbe portare al principio di opzionalità della tassazione, permettendo quindi ai colossi digitali di non sottoporsi alla nuova tassa.

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