Low cost e in real time: nei pagamenti P2P l'Italia c'è - CorCom

SOLDI & INNOVAZIONE

Low cost e in real time: nei pagamenti P2P l’Italia c’è

Dopo Ubi Banca anche Intesa San Paolo adotta Jiffy, soluzione lanciata da Sia per trasferimenti di denaro via smartphone. Sbarcate da poco sul mercato altre due app made in Italy: 2Pay e Satispay puntano alla conquista degli esercenti

17 Lug 2015

Alessandro Longo

Il primo luglio scorso ha segnato una coincidenza di due eventi notevoli, per il futuro dei pagamenti digitali: quelli p2p (da persona a persona). Da noi, è arrivata la prima grande banca – Intesa San Paolo – nel circuito Jiffy, di Sia (azienda controllata dal Fondo Strategico Italiano). Prima c’era solo Ubi Banca. Negli Stati Uniti, sempre il primo luglio Facebook ha lanciato il servizio di pagamenti p2p tramite la chat di Messenger.

Coincidenza emblematica perché mostra la corsa degli attori vecchi e nuovi sulle frontiere innovative dei pagamenti. Per dirla con Valeria Portale, responsabile di questi temi presso gli Osservatori del Politecnico di Milano, “le banche stanno cercando di svecchiare i propri servizi di pagamento. O si adattano o lasciano spazio a nuovi player”. “Ma non è solo una guerra di difesa: in palio, per le banche, c’è anche la possibilità di ampliare il proprio parco clienti. In due sensi: giovani che ora non hanno un conto corrente; piccoli esercenti che lavorano ancora solo con i contanti”.

Sono le due facce dei pagamenti peer to peer. Soprattutto in Italia, dove attori vecchi e nuovi si rivolgono sia a normali utenti sia a esercenti. Come? Grazie alle particolarità di questa nuova generazione di servizi: sono semplici, immediati, low cost. Il pagamento funziona come la chat di Whatsapp, a differenza dei primi esempi di p2p (come Paypal). I servizi sono collegati alla rubrica del nostro cellulare. Una volta installata l’app, possiamo vedere gli altri utenti della rubrica che hanno fatto lo stesso e scambiare con loro soldi. Il messenger di Facebook lo fa tramite carta di credito o di debito (come Paypal). I nuovi servizi italiani invece sono bonifici in tempo reale (l’utente indica il proprio Iban). Jiffy è la scelta delle banche: a breve ne arriveranno una dozzina, tra cui (in prima linea) Mediolanum, Carige, Cariparma, CheBanca, Unicredit, Bnl, fanno sapere da Sia.

L’utente potrà installare l’app della propria banca, ma dietro le quinte c’è la tecnologia Jiffy a fare da collante: possiamo scambiare quindi pagamenti p2p con utenti di banche diverse, alle stesse condizioni. Possibilità che si concretizza, per la prima volta, con l’ingresso di Intesa San Paolo (seconda banca che aderisce).
“Un grosso vantaggio è che il bonifico avviene così in tempo reale, invece che nelle solite 24 ore lavorative”, spiega Portale. Per la precisione, l’utente vede subito la disponibilità del denaro sul proprio conto, anche se, a sistema, il trasferimento di denaro avviene nei tempi consueti. “Significa che l’intermediario di pagamento si assume il rischio di dare la disponibilità in tempo reale”. E con Jiffy tutto questo è aperto a tutte le banche operanti nell’Area Unica di Pagamenti in euro, quindi presto potrebbe abilitare bonifici internazionali, immediati e low cost. Le banche si stanno orientando per farli pagare meno rispetto a quelli classici di e-banking (che vanno da 50 cent a un euro; in pochi casi sono gratis).

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“In particolare sui prezzi è molto aggressiva la startup Satispay“, dice Portale. Ha appena raccolto 5,5 milioni di euro di finanziamenti venture. Con la sua app, non fa pagare niente sotto i 10 euro di transazione; oltre, addebita 20 centesimi. Mentre per Jiffy lo scambio di denaro è un semplice bonifico diretto sul conto, Satispay utilizza un sistema di budget interno: l’utente decide quanti soldi vanno prelevati dal conto per alimentare il credito Satispay. Il servizio si preoccuperà, una volta a settimana, di ripristinare la cifra pre-stabilita. Se alla fine della settimana, l’utente è in attivo sui pagamenti, avrà il bonifico dell’eccedenza sul conto. Altrimenti, il servizio preleverà quanto manca per tornare alla cifra prefissata.

Un po’ diverso è il servizio appena lanciato dalla trevigiana 2Pay. Ci si registra tramite codice fiscale e si ottiene un portafoglio elettronico associato al numero di cellulare. L’utente fa bonifici per ricaricare il conto 2Pay e per spostare soldi da questo al proprio conto corrente bancario. Il costo è di 2 cent per 2Pay, che però addebita anche un euro per ogni bonifico che l’utente deve fare per trasferire soldi sul conto corrente (la procedura inversa è gratuita).
In generale, questi due attori hanno costi più bassi, mentre Jiffy ha una maggiore usabilità. I nuovi inoltre stanno puntando molto sulla conquista degli esercenti, a cui propongono i pagamenti p2p come alternativa ai Pos: l’esercente può verificare in tempo reale se il pagamento del cliente è andato a buon fine. Satispay offre agli esercenti il servizio alle normali condizioni. 2Pay invece chiede loro un canone di 5 euro l’anno (il costo di transazione è il solito: 2 cent) e addebita l’1 per cento sul valore del cashback. Questa è una particolarità di 2Pay: i commercianti convenzionati (fisici o online) danno un rimborso in denaro all’utente, sull’importo speso, con una percentuale a loro scelta. Il rimborso è accreditato sul portafoglio elettronico e utilizzabile per qualunque transazione. Il servizio diventa quindi anche uno strumento di fidelizzazione.

“Per le banche è un’opportunità per rivedere i modelli di business ed economici, in particolare quelli potenzialmente più impattati dal nuovo Regolamento (Ue) 2015/751, che pone un limite alle interchange fee dei pagamenti con carta”, dice Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor e autore di CloseToPay.com. “Resta da capire se per chi incassa ci sia un effettivo vantaggio, rispetto al Pos. Penso che questi servizi possano abilitare quei sistemi d’incentivazione che si basano sulla remunerazione, come il cash-back”. Di contro, il principale limite di questi servizi è “la totale mancanza di interoperabilità, che impedisce, almeno per ora, una diffusione su larga scala”.