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ANTITRUST

L’Ue vicina alla chiusura dell’indagine Google AdSense: maxi-multa in vista?

L’annuncio della commissaria Margrethe Vestager a due anni dall’apertura dell’inchiesta sul servizio di advertising di Big G. La Commissione europea contesta l’abuso di posizione dominante nell’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca. La sanzione potrebbe valere fino al 10% del fatturato globale

07 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’Antitrust Ue è vicino alla conclusione della sua indagine sul servizio AdSense di Google, la terza inchiesta – dopo quelle su Shopping e Android – avviata dalla Commissione europea sulle pratiche commerciali del colosso di Mountain View. Lo ha comunicato la stessa commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ai margini del Web Summit di Lisbona. Per Google potrebbe essere in arrivo una nuova pesante multa.

Quattro mesi fa l’Ue ha inflitto a Google la sanzione-record di 4,3 miliardi di euro per aver sfruttato il suo sistema operativo mobile Android per favorire le proprie applicazioni e bloccare quelle delle aziende rivali. Un anno prima gli uffici della Vestager avevano colpito Google con una multa da 2,4 miliardi di euro per aver ostacolato la concorrenza col suo servizio di shopping comparativo.

L’inchiesta su AdSense è stata aperta dalla Commissione europea nel 2016: l’Antitrust sospetta Google di danneggiare i rivali tramite il prodotto di advertising, limitando la possibilità di alcuni siti internet terzi di visualizzare la pubblicità dei concorrenti. “Siamo vicini alla chiusura dell’indagine”, ha annunciato la Vestager. La multa per le aziende che violano le norme Ue può arrivare fino al 10% del loro fatturato globale.

“Google inserisce le pubblicità collegate alle ricerche direttamente nel sito di ricerca Google, ma lo fa anche come intermediario in siti terzi attraverso la piattaforma ‘AdSense for Search’: si pensi ai siti internet di rivenditori online, operatori telecom e quotidiani”, spiegava la Commissione in una nota pubblicata all’apertura dell’inchiesta. In questa fase, “la Commissione ritiene che Google domini il mercato dell’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca nello Spazio economico europeo (SEE), con quote che negli ultimi dieci anni hanno sfiorato l’80% del mercato. Gran parte delle entrate che Google ricava dall’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca proviene da accordi con un manipolo di terzi, i cosiddetti ‘partner diretti’. La Commissione ritiene che con questi accordi Google violi le norme antitrust dell’Unione“.

Ciò avverrebbe imponendo condizioni quali l’esclusiva (Google “obbliga i terzi a non procacciarsi pubblicità collegate alle ricerche dai sui concorrenti”, ha indicato la Commissione) o il posizionamento privilegiato di una quantità minima di pubblicità Google: l’azienda “vincola i terzi a un numero minimo di sue pubblicità collegate alle ricerche, con obbligo di riservare lo spazio più favorevole nelle pagine dei risultati. I terzi non possono collocare pubblicità dei concorrenti né sopra né accanto alle inserzioni di Google”.

Nei due anni trascorsi, tuttavia, Google si è difesa, respingendo le accuse della Commissione, e lo stesso ufficio Antitrust ha preso atto che Google ha modificato le condizioni nei contratti AdSense con partner diretti per dare loro maggiore libertà di visualizzare le pubblicità concorrenti collegate alle ricerche. La Vestager farà sapere a breve quanto tali cambiamenti nelle pratiche di Google abbiano inciso positivamente sul mercato e mitigato i timori dell’Ue di un danno alla libera concorrenza.

La sanzione da 2,42 miliardi di euro inflitta a Google nel 2017 dall’Antitrust Ue è arrivata dopo sette anni di indagine; Bruxelles ha ritenuto l’azienda colpevole di aver sfruttato la sua posizione dominante con l’obiettivo di avvantaggiare il servizio Google Shopping, dando ai partner preminenza nei risultati di ricerca e relegando i risultati dei concorrenti nelle pagine successive.

Ad aprile scorso la Commissione Ue ha condannato Google a una multa molto più salata (4,34 miliardi di euro) per abuso di posizione dominante nei sistemi operativi mobili e ha ordinato all’azienda di smettere di obbligare i produttori di telefonini a pre-installare il suo motore di ricerca e il browser Chrome se volevano pre-installare anche il negozio di app Play store. Google si è adeguata alle richieste dell’Antitrust europeo e ha avviato un nuovo sistema di licensing per smartphone e tablet Android commercializzati nell’Area economica europea.

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