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Luisa Franchina a capo delle infrastrutture critiche

Ex direttore generale del ministero delle Comunicazioni, l’ingegnere dovrà guidare il processo di ratifica della direttiva Ue sulla protezione delle infrastrutture critiche che sono sempre più oggetto di attacchi informatici

28 Gen 2010

Sarà Luisa Franchina la responsabile della segreteria tecnica per
il coordinamento interministeriale delle attività riguardanti le
infrastrutture critiche istituita dalla Protezione civile. Tra gli
impegni nell'agenda dell'ingegnere, il processo di ratifica
della direttiva Ue sulla protezione delle infrastrutture critiche,
ma anche l’avvio di una serie di iniziative per favorire la
sicurezza e la protezione delle infrastrutture critiche.

Il Governo spinge in questo modo la protezione delle infrastrutture
critiche nazionali, ossia di tutti quei sistemi a rete essenziali
per lo svolgimento della vita normale del Paese. Con una propria
ordinanza la Protezione Civile ha infatti istituito una segreteria
tecnica per il coordinamento interministeriale delle attività
riguardanti le infrastrutture critiche alle dipendenze funzionali
del Consigliere Militare e, quindi, del “Tavolo Pic”
(Protezione Infrastrutture Critiche) del Nucleo Politico Militare
della Presidenza del Consiglio.

Reduce dall’intervento post-sismico in Abruzzo, Franchina è
stata direttore generale del ministero delle Comunicazioni e
successivamente direttore generale dell’Istituto Superiore delle
Comunicazioni; è inoltre componente del Consiglio Direttivo
dell'Aiic, l’Associazione Italiana Esperti in Infrastrutture
Critiche. Attualmente coordina il nucleo di Difesa Civile e Nrbc
della Protezione Civile.

Lo sviluppo, la sicurezza e la qualità della vita nei paesi
industrializzati dipendono dal funzionamento continuo e coordinato
di un insieme di infrastrutture che, per la loro importanza, sono
definite “infrastrutture critiche”. Tra queste il sistema
elettrico e le reti energetiche, quelle di comunicazione, le linee
e i terminali di trasporto (aereo, navale, ferroviario e stradale),
il sistema sanitario, i circuiti finanziari (bancomat, ecc.), le
reti a supporto del Governo, quelle per la gestione delle
emergenze. Per ragioni di natura economica, sociale, politica e
tecnologica queste infrastrutture sono diventate sempre più
complesse ed interdipendenti. Se ciò ha consentito di migliorare
la qualità dei servizi erogati e contenerne i costi, ha tuttavia
indotto nuove ed impreviste vulnerabilità, che rischiano di
indurre reali pericoli per lo sviluppo ed il benessere sociale del
nostro Paese anche a causa delle accresciute minacce legate sia
all’estremizzazione dei fenomeni climatici, che alla situazione
socio-politica mondiale.

McAfee ha presentato un report che evidenzia i costi esorbitanti e
l’elevato impatto che gli attacchi informatici hanno sulle
infrastrutture critiche come le reti elettriche, la produzione
gaspetrolifera, le reti di telecomunicazioni e dei trasporti.
L’indagine, condotta su 600 dirigenti responsabili dell’IT e
della sicurezza che lavorano in aziende che forniscono
infrastrutture critiche a livello mondiale, ha evidenziato che più
della metà di loro (54%) ha già subito attacchi su larga scala o
“infiltrazioni occulte” da parte di gang criminali organizzate,
terroristi o da stati-nazione. La media dei costi stimati per i
tempi di fermo, a seguito di un attacco informatico grave, è di
6,3 milioni di dollari al giorno.

Il Report dal titolo “Nel mirino: l’infrastruttura critica nel
periodo della guerra informatica”, commissionato da McAfee e
redatto dal CSIS (Center for Strategic and International Studies),
ha rilevato che il rischio di attacchi cibernetici è in aumento.
Nonostante il crescente numero di leggi e normative, più di un
terzo dei responsabili IT (37%) ha dichiarato che la vulnerabilità
del loro settore è aumentata negli ultimi 12 mesi, e due quinti di
loro si aspetta un incremento di incidenti di sicurezza entro il
prossimo anno. Solo il 20% ritiene che il settore sia al sicuro da
attacchi cibernetici gravi per i prossimi cinque anni.

Molte delle infrastrutture critiche dislocate in tutto il mondo
sono state realizzate per fornire affidabilità e disponibilità,
non sicurezza. Tradizionalmente, queste aziende, hanno fatto
affidamento su guardie, cancelli e armi. Oggi, tuttavia, le reti
dei computer sono collegate alle reti IT aziendali e alle reti
dell’infrastruttura, accessibili da qualsiasi parte del
mondo.

“Data l’attuale situazione economica, è necessario che le
aziende si preparino all’instabilità che gli attacchi
informatici sulle infrastrutture critiche potrebbero causare”, ha
dichiarato Dave DeWalt, Presidente e CEO di McAfee. “Dal
trasporto pubblico, all’energia fino alle telecomunicazioni, ci
sono sistemi dai quali dipendiamo ogni giorno. Un attacco in uno di
questi settori potrebbe provocare sconvolgimenti economici molto
estesi, disastri ambientali, perdita di proprietà e persino della
vita. Il recente attacco denominato “Operazione Aurora” è
stato uno dei più estesi e sofisticati volto a colpire aziende
specifiche, ma avrebbe potuto facilmente essere rivolto contro il
mondo della infrastrutture critiche”, ha continuato DeWalt.
“L’attacco annunciato da Google e individuato da McAfee è
stata la minaccia più complessa degli ultimi anni, un momento di
svolta nella sicurezza informatica online a causa della natura
coordinata e mirata dell’attacco”.

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