M5s: "Banda ultralarga chiave di sviluppo, accelerare sulle reti" - CorCom

M5s: “Banda ultralarga chiave di sviluppo, accelerare sulle reti”

Il Movimento 5 Stelle chiede di dare una spinta alle Ngn. Cioffi: “Nel futuro le persone e le merci si muoveranno sempre meno mentre circoleranno le idee”

17 Nov 2015

Andrea Frollà

“Più sviluppo, più servizi, efficienza, cultura e connettività, meno traffico e movimenti e conseguentemente anche meno inquinamento”. A descrivere così i possibili benefici dello sviluppo della banda ultralarga in Italia è stato Andrea Cioffi, capogruppo M5S nella Commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato, che ha aperto stamattina i lavori del convegno “Banda ultra larga, l’autostrada del futuro”.

“Da sempre il M5S chiede la realizzazione di questa infrastruttura fondamentale per lo sviluppo del Paese – ha aggiunto Cioffi – perché nel futuro le persone e le merci si muoveranno sempre meno e gireranno invece le idee”.

All’evento, organizzato proprio dal M5s presso la sala Isma del Senato, il direttore generale dell’Autorità garante della concorrenza Andrea Pezzoli è stato tra i primi a intervenire. “Banda larga ed ultralarga sono centrali per la crescita e lo sviluppo dell’intero sistema e in un’ottica concorrenziale – ha spiegato il dg dell’authority – La partecipazione di un soggetto come Enel, che potrebbe mettere a disposizione la sua rete ad operatori diversi da Telecom e quindi vedere l’interesse di nuovi soggetti, potrebbe garantire quegli investimenti che oggi fisiologicamente l’operatore privato da solo non riesce a garantire”.

Anche l’economista Maurizio Decina ha spiegato alla sala i vantaggi che un’accelerazione del piano del Governo potrebbe comportare: non solo un “incremento del Pil tra l’1% ed il 2%” ma un cambio di “società ed economia con più telelavoro, telemedicina, più scambio di conoscenze e servizi con al tempo stesso una riduzione di inquinamento e incidenti”. Tutti effetti che però, ha ricordato Decina, necessiterebbero non solo di “un investimento da 15 miliardi di euro che muoverebbe 100mila posti di lavoro nel primo anno” ma soprattutto di “una vera e proprio educazione tecnologica”.