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E-DIRITTI

Magna Charta di Internet, è tempo di Corti del Web

Non basta la “Costituzione” della Rete: servono tribunali in grado di applicare i principi fondamentali ai casi concreti

15 Mar 2015

Deborah Bianchi, avvocato specializzato in Diritto della Rete

La Magna Charta dell’Internet è un tema di grande attualità catalizzato dallo straordinario sviluppo della Rete a livello tecnologico, economico e sociale al centro degli obiettivi delle multinazionali dell’e-business.

Gli stakeholders dell’e-business vogliono regole certe per programmare gli investimenti; gli Stati vogliono regole certe per riappropriarsi della sovranità sui propri e-cittadini. E le persone del Web? Forse vorrebbero che il proprio diritto ottenesse la soluzione del caso ad hoc.

Ma la Magna Charta da sola non basta, occorrono le Corti dell’Internet. La Costituzione della Rete dev’essere affiancata da organi giudiziali capaci di applicarla in modo adeguato e specifico per ogni caso. Organi capaci di garantirne l’evoluzione nel tempo al passo col progresso e di renderla diritto vivente.

La conclusione: non esiste Magna Charta senza Corti Internet.

L’infrastruttura digitale di per sé non è neutra. Finché si è trattato di mero servizio di connessione si poteva parlare di neutralità della Rete, ma dopo con l’arrivo delle piattaforme intelligenti ciascun imprenditore ha costruito luoghi elettronici a proprio uso e consumo. Luoghi in cui molto similmente agli spazi dei centri commerciali le persone girano, si intrattengono, guardano le vetrine, interagiscono. Luoghi che appaiono pubblici per la presenza di disparate tipologie di gente ma che in realtà sono privati. Si tratta di terreni di studio e di sperimentazione per le net Companies.

La realtà dell’Internet di terza generazione abitata da nuovi fenomeni quali i servizi di cloud computing e i Big Data richiede una particolare attenzione alla tutela dei nostri patrimoni informativi. La prima preoccupazione del legislatore Ue è quella di evitare una colonizzazione elettronica da parte dei colossi privati che costruiscono le cloud. Il ragionamento che si cela dietro questa preoccupazione è intuibile: nel momento in cui la maggior parte dei miei cittadini o delle mie aziende, soprattutto quelle pubbliche, ha migrato o meglio “consegnato” i propri corpi informativi a un cloud service provider è quest’ultimo che assume il controllo tanto sulle informazioni di un continente quanto sui relativi Big Data che ne possono predire il prossimo futuro. Sembrano scenari di fantascienza ma la realtà non è molto lontana da questo. Da qui la necessità di assegnare a tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea una medesima Magna Charta in grado di combattere queste pericolose derive colonialistiche digitali. Consideriamo la Guida Ue sui diritti Internet. Diritto fondante della Guida è il diritto di accesso con tutta la relativa costellazione di servizi afferenti al concetto di Servizio Universale della Direttiva 2002/22/CE e di E-governance. Si staglia l’esigenza di riformare la sostanza del Servizio Universale adeguandola alle prestazioni della banda ultra larga e dei servizi di ultima generazione. Si tratta di fondare un concetto fluido, dinamico, in grado di accogliere tutte le prossime fasi dell’evoluzione tecnologica. Un’operazione è possibile sulla scorta di iniziative politiche inclusive e emancipanti.

Tuttavia è indispensabile che le regole fondamentali della Rete restino diritto vivente e questo risulta compito specifico delle Corti dell’Internet. L’istituzione delle Corti potrà evadere le istanze di esercizio del diritto online nel rispetto delle garanzie costituzionali dei diritti fondamentali implicati. Ben vengano le policy delle multinazionali, ma non si può prescindere dalla Magna Charta. Ecco dunque che torna il concetto espresso nell’introduzione, in cui si dice che la declamazione dei diritti fondamentali nell’Internet non serve a nulla se non esiste un sistema di tutele effettivo idoneo ad assicurarne la concretizzazione. Si parla in proposito anche di responsabilità sociale delle imprese chiamate a coordinarsi con le istituzioni e con gli altri stakeholder. Un’altra componente dell’effettività della tutela viene indicata nella giurisprudenza della Corte Ue quale applicazione dinamica ed adeguatrice dei diritti umani in un contesto sociale fluido come quello digitale.

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