Malpezzi: "L'innovazione parte dalla scuola, investire nei docenti" - CorCom

DIGITALI E RESPONSABILI

Malpezzi: “L’innovazione parte dalla scuola, investire nei docenti”

La deputata della Commissione Cultura: “I nativi digitali sanno già come si usano le tecnologie ma è necessaria una una guida per fare un uso critico delle opportunità offerte dalla Rete”

04 Dic 2017

Domenico Aliperto

Partecipando al panel che si è tenuto oggi in occasione dell’ultima tappa, quella milanese, del roadshow di Google ‘Digitali e responsabili’, Simona Malpezzi, Commissione Cultura della Camera dei deputati, ha ribadito che il tema delle competenze che le nuove generazioni devono sviluppare è legato imprescindibilmente alla formazione del corpo docenti. “Gli strumenti ci sono, per lo meno nelle scuole, e i nativi digitali sanno già come ‘smanettare’. Ai ragazzi serve piuttosto una guida per acquisire e sviluppare la capacità di scegliere e di fare un uso critico delle opportunità offerte dalla Rete, per questo è indispensabile che gli insegnanti maturino a propria volta una conoscenza adeguata del mondo digitale e dei social media, fondamentale anche per prevenire distorsioni nelle modalità di interazione e fenomeni di bullismo. Fortunatamente, i primi dati relativi all’utilizzo della piattaforma S.O.F.I.A. (il sistema operativo per la formazione del Miur, ndr) sono incoraggianti”.

Malpezzi ha poi ricordato che il 62% dei bambini di oggi farà domani un mestiere che ancora non esiste. “La scuola deve fornire un metodo, un cassetto degli attrezzi da utilizzare quando, in futuro, potrebbe servire. Se non mettiamo i ragazzi in condizione di discriminare, se non diamo loro un accesso consapevole alla Rete, rischiamo di creare una società di esclusi”. O di escluse, visto che le donne sono ancora una parte minoritaria della popolazione studentesca che sceglie percorsi formativi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). “Oggi solo il 24% degli iscritti al Politecnico di Milano è di sesso femminile. Se le cose non cambiano il gap potrebbe aumentare, togliendo al 50% dei cittadini italiani una possibilità di costruire il futuro. Parlare fin da subito, e in classe, lo stesso linguaggio è un elemento per raggiungere la parità nella cittadinanza digitale, ed è per questo che abbiamo decido di inserire il coding tra le attività didattiche della scuola primaria”.

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