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E-HEALTH

MarLab, quando i robot aiutano i bambini a camminare

Maurizio Petrarca, responsabile del laboratorio di robotica e analisi del movimento dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù: “Queste soluzioni aumentano le motivazioni nei piccoli pazienti e attivano la plasticità cerebrale”

27 Ott 2014

Massimo Canorro

Cambiare radicalmente le abilità dei bambini con problemi motori, rendendoli nuovamente autonomi sia nella deambulazione sia nell’uso delle scale. È questo l’obiettivo della ricerca sui dispositivi robotici ad alta tecnologia sviluppati dal MarLab, il laboratorio di robotica e analisi del movimento dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella, in provincia di Roma. Attivo dal 2000 nella sede di Palidoro e dal 2011 a Santa Marinella, il MarLab rappresenta il più grande centro di riabilitazione pediatrica del centro-sud Italia. “I robot costituiscono un’opportunità riabilitativa, aumentano la motivazione nei piccoli pazienti e attivano la plasticità cerebrale alla base del recupero funzionale degli arti. Tutto questo grazie all’interattività e all’intensità del trattamento”, spiega a Cor.Com il dottor Maurizio Petrarca, responsabile del MarLab, che si occupa di riabilitazione dal 1979. “Seppur in molti lo considerano banale, addirittura scontato, il cammino è una funzione complessa. Lo studio del movimento e la sua applicazione in ambito clinico necessitano di competenze e interazioni multidisciplinari; inoltre stiamo parlando di dispositivi molto diversi tra loro, che vengono adattati alle varie funzioni patologiche”, spiega Petrarca. Robot come Re-walk, Anklebot, Wake-up e Lokomat, che aiutano appunto i piccoli pazienti a camminare. Il primo, adattato per l’uso pediatrico dal Bambino Gesù in collaborazione con Argo medical technologies di Haifa (Israele) è un apparecchio di supporto completo, caratterizzato da motori, giunture e batterie ricaricabili, da un insieme di sensori e da un sistema di controllo computerizzato. L’Anklebot è un robot al quale si ricorre per riabilitare il movimento delle caviglie di bambini tra i 5 e gli 8 anni affetti da paralisi cerebrale infantile, ed è stato realizzato in collaborazione con l’università “La Sapienza” di Roma e il Massachusetts institute of technology di Boston. E ancora, sviluppato in collaborazione con il dipartimento di ingegneria meccanica e aeronautica della “Sapienza”, il Wake-up consente il recupero del cammino in bambini con danni neurologici causati da ictus oppure da paralisi cerebrale infantile. Infine c’è il Lokomat, un robot costituito da quattro componenti principali: l’esoscheletro (che viene indossato dal bambino e ne controlla il cammino), il tapis-roulant (che si muove in sincronia con i passi del paziente), un’imbracatura per alleggerire il peso e ridurre la fatica e un’interfaccia con la realtà virtuale. Ma qual è la risposta dei giovani pazienti e dei loro genitori a questi strumenti? “Il livello di gradimento è alto – spiega il dottor Petrarca – anche se spieghiamo fin da subito che cosa ci si può aspettare dalla singola sperimentazione. La fiducia si costruisce con la chiarezza”. Ma le novità non si esauriscono qui. L’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha infatti lanciato sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo una campagna di raccolta fondi per sostenere la realizzazione di un nuovo modulo esoscheletrico di anca e bacino nell’ambito della rieducazione del cammino. “Si tratta di un esoscheletro che consente di recuperare l’equilibrio critico tra la parte superiore del corpo e le gambe. Un bilanciamento importante da raggiungere, così da poter stare eretti e camminare”, conclude Petrarca.

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