Mazzè & Pizzorno: da un superselfie alla startup italo-americana - CorCom

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Mazzè & Pizzorno: da un superselfie alla startup italo-americana

Sono due ragazzi italiani gli autori della app Be Heart of It che ha fatto il bòtto in rete con i suoi mosaici di immagini. Ora parte la raccolta fondi, “ma la società nascerà in California: Italia ancora poco interessata a iniziative del genere”

18 Mar 2015

Flavia Gamberale

L’idea ronzava nella testa di Lorenzo Mazzè e Gianluca Pizzorno già durante le Olimpiadi di Londra del 2012. “Eravamo nella capitale britannica. Ci occupavamo di organizzare concerti per il Festival di musica inglese”, spiegano, “e pensavamo che sarebbe stato bello creare un mosaico con tutte le facce dei partecipanti alla kermesse: un grande poster che rendesse i fan protagonisti di quell’evento unico e irripetibile e potesse far dire loro Io c’ero”.

Nel giro di tre anni quella fantasia ha assunto i contorni precisi di un’applicazione: Be heart of it, sviluppata proprio a Los Angeles negli uffici di We Work, i celebri spazi di coworking all’incrocio della Walk of fame, dove ogni giorno s’incontrano e lavorano gomito a gomito i creativi digitali di tutto il mondo e dove ormai Lorenzo Mazzè, da Roma, e Gianluca Pizzorno, da Foggia, sono di casa.

Il lancio dell’applicazione sul mercato è avvenuto pochi mesi fa in America e ha coinvolto la cantante statunitense Christina Perri, autrice della canzone colonna sonora della saga di Twilight, che ha dato fiducia a questi due giovani italiani e ha deciso di utilizzare “Be heart of it” per sviluppare una campagna promozionale sui social media.

Il meccanismo di funzionamento della app è semplice: dà la possibilità ai fan di caricare i loro selfie e aggregarli in un mosaico, insieme all’immagine del proprio artista preferito. Una volta realizzato, il poster, un pezzo unico e ogni volta diverso, può essere acquistato dagli utenti.

“Con Christina Perri abbiamo disegnato una cartolina d’auguri. I primi 1.100 fan che hanno inviato i loro autoscatti all’applicazione hanno potuto partecipare al progetto e vedersi ritratti nel gadget, con possibilità di comprarlo su richiesta”, raccontano Mazzè e Pizzorno, “noi abbiamo guadagnato sulla vendita del merchandising. La cartolina è stata stampata e spedita praticamente in ogni angolo del globo: in Brasile, Polonia, Russia, nel Sud est asiatico”.

L’iniziativa ha raggiunto sui social media un totale di oltre 300mila visualizzazioni e l’applicazione è stata scaricata da migliaia d’internauti, che, tramite questa, non hanno solo potuto condividere i loro selfie, ma anche partecipare a community tematiche di discussione.

Be heart of it si presenta, dunque, come uno strumento di social media marketing, applicabile non solo a campagne promozionali di cantanti e artisti ma anche di singoli eventi o squadre di calcio, come sottolineano i due “inventori”.

“La filosofia di fondo”, precisa Mazzè, “è quella di far sentire il fan parte integrante di un progetto che ha il marchio ufficiale del suo artista preferito”.

Dopo la web campaign di Christina Perri, i due sono attualmente in trattativa per coprire un grande festival che si terrà in estate in California.

“Oltre a ciò, stiamo trattando con diversi clienti, sia cantanti internazionali sia squadre di calcio, per curare le loro campagne di comunicazione sfruttando Be heart of it”, rivelano.

Mercati di riferimento? Quello inglese e americano. Italia, per il momento, non pervenuta. “Purtroppo nel nostro Paese si tende a guardare con diffidenza il nuovo ed è difficile che queste iniziative attecchiscano”, ammettono a malincuore. Uno dei motivi per i quali questi due giovani under 40, quattro anni fa, hanno deciso di fare le valigie e trasferirsi in California, dove adesso si occupano di management musicale, attraverso la società By Heart, a cui è riconducibile anche l’applicazione Be Heart of it, pur se non ancora per molto.

Prossimo obiettivo di Mazzè e Pizzorno è, infatti, quello di creare una startup ad hoc, domiciliata in America e aperta al venture capital, che gestisca soltanto l’applicazione. “Per ora abbiamo investito di nostro”, dicono, “tuttavia, abbiamo ricevuto diverse manifestazioni d’interesse da parte di alcuni fondi americani, disposti a entrare nel capitale di questa nuova società che si costituirebbe”.

Del resto, fare impresa negli Stati Uniti, se si è stranieri, non è tutto rosa e fiori. “Attualmente non abbiamo società aperte qui, perché il nostro visto di business non ce lo consente. Per costituire una nostra attività in loco dobbiamo espletare ancora alcune incombenze burocratiche. Dopo l’11 settembre le politiche d’immigrazione sono diventate molto più restrittive”.

Difficoltà ripagate, però, dal grande entusiasmo che si respira in California, dove – ripetono a mo’ di mantra Mazzè e Pizzorno – si continua a scommettere sui giovani e anche un ragazzetto di 24 anni, tipo Evan Spiegel, co fondatore di Snapchat, può inventarsi un business da 10 miliardi di dollari.