McKinsey: il gender gap della Silicon Valley vale 25 miliardi di Pil

La società di analisi stima il valore dell’azzeramento del divario di genere nell’area più all’avanguardia del pianeta. E ritiene probabile il raggiungimento del risultato, anche grazie alle iniziative, sempre più “al femminile” portate avanti dai colossi della tecnologia

16 Mag 2016

Mila Fiordalisi

La “diversità” fa bene al business e all’economia. Lo sostengono fior fior di economisti. E non è un caso se la questione del gender gap sta diventando dirimente. Anche perché il progressivo inserimento delle donne non solo nel mondo del lavoro, ma soprattutto in posizioni al vertice e in settori finora “riservati” agli uomini, può rappresentare un’occasione di crescita economica senza precedenti. McKinsey stima che l’area della Silicon Valley potrebbe accrescere il proprio prodotto interno lordo di ben 9 punti percentuali, che in soldoni valgono 25 miliardi di dollari, se fosse azzerato il gender gap entro il 2025. Un risultato ambizioso ma non impossibili se si considera che il cosiddetto indice di parità di genere della Silicon Valley è pari a 57 punti: per farsi un’idea, San Francisco è a quota 69 e New York a 61.

Una partita che vale oro se estesa alle città: sempre secondo McKinsey San Francisco, quella più avanti in termini di “corsa” verso lo zero, – anche in considerazione del fatto che nella città ci sono 80 donne ogni 100 uomini – potrebbe incrementare il proprio Pil a 45 miliardi nel 2025. E la California tutta potrebbe superare la soglia dei 270 miliardi di dollari. Cifre che sembrano azzardate solo a scriverle, eppure non c’è niente di futuristico a riguardo.

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La Silicon Valley è considerata però l’area per eccellenza in cui “testare” i risultati: da sempre all’avanguardia, potrebbe divenire una best practice mondiale anche in quanto a pari opportunità. E McKinsey ha identificato alcuni parametri chiave per salire al top della classifica mondiale: tasso di partecipazione alla vita lavorativa, professioni tecnico-scientifiche, rappresentatività a livello di top management, tempo trascorso senza un salario, rappresentanza a livello politico, tipologia di lavoro (full time e part time). E ci sono anche alcuni fattori sociali da non sottovalutare quali il tasso di violenza, quello di maternità minorile e livello di istruzione.

“Se si raggiungesse la totale parità di genere, ossia se le donne partecipassero all’economia al pari degli uomini, la California potrebbe arrivare ad un Pil di 648 miliardi nel 2025, gli Usa potrebbero aggiungere 2,1 trilioni portando il Pil a 4,3 trilioni. Si tratta ovviamente di “best scenarios””, puntualizza la società di consulenza. Se molto dipenderà dalle politiche governative non è da sottovalutare il ruolo delle aziende e delle iniziative pensate per favorire l’azzeramento del gender gap: Netflix, ad esempio, offre una anno di maternità/paternità retribuita ai dipendenti che diventano genitori. La compagnia permette anche ai neogenitori di scegliere se tornare al lavoro a tempo pieno o part-time.