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SCENARI

Mediobanca: Tim guida la ripresa delle Tlc europee. Al top investimenti e redditività

L’operatore italiano registra la migliore performance in Europa nei primi nove mesi 2017. Ma Vodafone ha la maggiore solidità finanziaria. Aumenta del 3,1% il fatturato aggregato dei nove principali player europei. Riflettori sulla Cina dove si registrano maxi-investimenti

14 Mar 2018

Tim prima telco europea per performance nel 2017. Emerge dallo studio condotto da R&S Mediobanca che analizza le dinamiche dei maggiori gruppi europei e italiani negli anni 2012-2016 e di parte del 2017. Nei primi nove mesi del 2017 il fatturato aggregato dei 9 principali operatori telefonici europei è aumentato del 3,1%, rispetto al 2016. A registrare le migliori performance l’operatore italiano con il +5,3% e Deutsche Telekom (+4,2%). Tra il 2012 e il 2016 l’Italia ha subito il maggiore ridimensionamento dei ricavi (-17,5%). Già nel 2016 primi segnali di ripresa in Spagna, Uk e Italia. In particolare il nostro paese, con un fatturato di 31,9 miliardi rappresenta il quarto mercato nelle telecomunicazioni dopo Germania (56,7 mld), Uk (41,5 mld) e Francia (35,7 mld), mentre la Spagna ( 28,9 mld) si colloca al quinto posto.

In crescita i ricavi dei player italiani (primi 9 mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo 2016): Fastweb +7,3%, Tiscali +6,9% (primi 6 mesi), Telecom Italia +5,3% e Vodafone Italia +3,4% (primi 6 mesi). Uniche eccezioni Wind Tre Italia e PosteMobile che registrano una contrazione, rispettivamente, del -2,1% e del -8,5% (su base omogenea).

Tim, nel confronto europeo 2016, è sul podio per redditività industriale, produttività procapite e investimenti in rapporto al fatturato. Il margine operativo netto è pari al 20,1% del fatturato, lo stesso di Telenor, seguite da Orange (17,5%) mentre Vodafone riporta l’incidenza minore (5,1%). Per investimenti Tim (26,1%) batte Deutsche Telekom (22,3%) e Telenor (21,5%), superata però da Vodafone se si guarda il tasso medio del biennio 2015-16 (26,3% per la telco italiana, contro il 26,9% di Vodafone). Per produttività pro capite (valore aggiunto per addetto) la telco italiana è invece sul gradino basso del podio con 118 mila euro, preceduta da Telenor (121 mila) e Swisscom (222 mila). In termini di Clup (costo del lavoro su valore aggiunto netto, entrambi pro-capite), un’indice che rappresenta la competitività, a Tim spetta il secondo migliore valore nel 2016, con un’incidenza pari al 43,2%, dopo il 33,1% di Telenor e davanti al 44,2% di Altice. Sotto il profilo patrimoniale, Vodafone ha di gran lunga la maggiore solidità finanziaria, con debiti finanziari sul patrimonio netto pari al 63,2%. Per Tim (al quarto posto dietro a Orange con il 101,5% e Swisscom con il 129,3%) la stessa incidenza è ben più elevata, attestandosi al 138,2% (in diminuzione dal 161,6% del 2015) ma comunque migliore a quella di Telefónica (212,7%), Deutsche Telekom (166,4%) e Telenor (155,9%).

Lo scenario Tlc 2017. Nel giugno 2017 in Italia erano 99 milioni i clienti della rete mobile, in crescita dello 0,7% rispetto a fine 2016, mentre gli accessi alla rete fissa (voce più dati) sono stati pari a 20,5 mln (+1,3%) ma in diminuzione del 6,4% rispetto al 2012. Risultano in controtendenza solo gli accessi in banda larga su rete fissa, aumentati del +3,9% nei primi 6 mesi del 2017 e del +13,2% nel quinquennio 2012-16, passando da 13,8 a 16,2 milioni di linee a fine giugno 2017.

L’Italia si colloca tra i Paesi con il più ampio tasso di penetrazione di telefonia mobile (144%), ma ha una modesta penetrazione del 4G per la trasmissione dati su rete mobile (26% delle sottoscrizioni complessive) e una bassa diffusione di linee fisse con 34 connessioni ogni 100 abitanti rispetto alle 61 per il Regno Unito. Non particolarmente elevata (72% contro il 92% in UK e l’81% in Germania) anche la copertura broadband in modalità superveloce (≥30 Mbit/s).

Per quanto riguarda le quote di mercato, nel giugno 2017 nel mobile Wind Tre Italia è il primo operatore con il 32,1%, seguita da Telecom Italia con il 30,3% e Vodafone Italia con il 30,2%.

Nel fisso (voce + dati), invece, pur perdendo 10,1 punti percentuali rispetto al 2012, Telecom Italia mantiene nettamente la leadership con una quota di mercato pari al 54,5%, con la seconda Wind Tre Italia che si attesta al 13,1%. Analoga situazione per la banda larga, con Telecom Italia al 45,5% (-5,9 p.p. sul 2012) e Wind Tre Italia al 15%.

Quanto al periodo 2012-2016 il nostro Paese risulta al quarto posto per ricavi – 32 miliardi – nel mercato delle Tlc europee. Sul podio la Germania seguita da Uk e da Francia. Spagna al quinto posto. Nel periodo l’Italia ha subito il maggiore ridimensionamento dei ricavi (-17,5%), seguita da Francia (-12,2%), Spagna (-8,3%), UK (-7,6%) e Germania (-2,3%). Ma il 2016 è stato un anno di ripresa per Spagna (+8,6% sul 2015), UK (+0,3%) e Italia (+0,2).

Per le Tlc italiane il 2016 ha rappresentato l’anno di svolta dopo il ridimensionamento registrato nel 2012-2016: per la prima volta i ricavi sono stati in crescita sull’anno precedente (+0,2%), attestandosi a 31,9 mld, anche se lontani dai valori del 2012 (-17,5%). Nel 2016 il fatturato della rete mobile torna a prevalere (16,1 mld) mentre continua il calo di quello da rete fissa, pari a 15,8 miliardi (-2%).

Telecom Italia è il player principale con 18,7 miliardi di ricavi seguita da Wind Tre Italia (6,3 mld su base omogenea) e Vodafone Italia (6,2 mld). Ma è anche il Gruppo che nel periodo 2012-2016 ha registrato la maggiore contrazione (-26,9%). Unica società in crescita, nel periodo, Fastweb con il 5,6% sul 2012.

La fotografia scattata da Mediobanca si allarga al mercato internazionale. Focus in particolare sulle telco cinesi di cui viene evidenziata la rincorsa: “Nel biennio 2015-2016 sono loro ad aver realizzato gli investimenti maggiori in rapporto al fatturato anche se devono recuperare un gap strutturale”. Sui maggiori 16 gruppi internazionali, dal report emerge come le società asiatiche ed europee siano le più numerose con 6 e 7 rappresentanti ciascuno. I primi tre operatori internazionali sono le americane AT&T e Verizon Communications, rispettivamente con un fatturato nel 2016 di circa 155,4 miliardi e 119,5 miliardi, e la giapponese Nippon Telegraph and Telephone con 92,3 miliardi. Telecom Italia è sedicesima. I margini industriali più elevati sono quelli di Verizon Communications (margine operativo netto al 21,4% del fatturato), seguita da China Mobile (20,8%) e Telecom Italia (20,1%). I maggiori tassi d’investimento nel 2016 spettano alle società cinesi: China Mobile con una media del 31,6% nel biennio, China Telecom del 30,9% e China Unicom del 33,6%. Buona la posizione di Telecom Italia, con investimenti industriali pari al 26,3% del fatturato (il valore migliore tra le telco europee).

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