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PUNTO DI VISTA

Mele (Uil): “Il Connected Continent mette a rischio 250mila posti di lavoro”

Il sindacalista evidenzia la posizione di Uni Europa Icts, il sindacato europeo dei lavoratori del digitale: “Le nuove norme non affrontano i temi dell’occupazione e degli investimenti”. E sottolinea: “Servono regole pro investimenti. Coinvolgere le parti sociali”

25 Nov 2014

Giuseppe Mele, Uil Tlc & Innovazione digitale

Uni Europa Icts è l’associazione sindacale che rappresenta i 2 milioni di lavoratori dell’innovazione digitale nell’Unione, nell’area associata ed in Medio Oriente. Ad essa aderiscono anche le categorie sindacali italiane del commercio e della comunicazione. Uni ha espresso tutta la sua contrarietà alla proposta di regolamento sul mercato unico delle comunicazioni elettroniche (COM 2013 627) e non perché si opponga all’idea di Continente Connesso. I timori del sindacato sono rivolti al rischio di perdere 250mila posti di lavoro invece di aumentarli per la fine del decennio. Infatti il regolamento non affronta, se non in modo superficiale, i temi dell’occupazione e degli investimenti nell’Ict, sia dal punto di vista della tempistica che degli importi. Le modifiche positive dell’europarlamento di aprile su spettro e digital divide non hanno toccato il rapporto di lavoro e la trasposizione nei contratti dei percorsi di crescita delle competenze. Per il sindacato dell’inglese Tate e della francese Madinier, tutto ciò è conseguenza della sostanziale esclusione delle parti sociali dal percorso normativo della Commissione e dell’europarlamento che non ha coinvolto appieno nemmeno il Cese, comitato europeo dei sindacati e degli imprenditori.

La posizione Uni, tesa ad “ una normativa europea che guidi l’innovazione e favorisca gli investimenti nelle reti; che rafforzi le imprese europee e crei posti di lavoro di qualità per i lavoratori Ict in Europa” coincide con quella degli imprenditori europei del settore Etno. E’ infatti indubbio che la debole offerta produttiva europea rischia di essere ancora più travolta di quanto non sia da quella extraeuropea, capace ormai di proporsi al consumatore europeo per tutte le vie logistiche virtuali e non. Situazione cui si è giunti a forza di assegnare scarsi investimenti infrastrutturali sulla rete e di vedere solo una minaccia antitrust in ogni coordinamento degli operatori europei. Uni si è rivolta direttamente a molti europarlamentari tra cui gli italiani Toia e Zanonato per far loro conoscere le sue preoccupazioni. L’idea di fondo del sindacato europeo è che il Continente Connesso deve essere il risultato dello sforzo cooperativo delle imprese europee per catturare al meglio la domanda europea e far crescere il know how del continente. Solo la crescita produttiva può agevolare l’aumento della capacità innovativa. Altre strade rischiano di condurre solo alla strutturale riduzione dei costi e dei posti di lavoro.

Da tempo da parte sindacale in Europa si dubita dei piani digitali che finora non hanno realizzato quanto promesso. Anche i Ver.di. tedeschi, categoria del settore, nella campagna Web, We expect better, da tempo dimostrano insofferenza per il modello Amazon o T-System che negli Usa come in Germania si oppongono strenuamente al dialogo sindacale ed alla contrattazione. Così nei confronti del modello Ott, dopo le preoccupazioni sulla privacy e sul regime fiscale, si aggiungono anche quelle sociali. L’auspicio è che la nuova Commissione riveda l’ampia materia del Continente Connesso che riguarda varie direttive e che coinvolge DG e agenzie diverse, spesso sorde l’una verso l’altra.

Il processo di connessione di imprese e cittadini è necessariamente lungo e non si può attendere la sua conclusione per vederne i risultati in termini di più servizi, più lavoro, maggiori competenze, maggiori redditi. Se i miglioramenti non avvengono strada facendo, avvisa Uni, si può e si deve cambiare rotta. Perché il web non diventi una promessa non mantenuta se non una minaccia.

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