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IL REPORT

Mercato musicale, lo streaming stravince. Ma resta il nodo copyright

Music Consumer Insight Report 2018 di IFPI: cresce il peso dei canali digitali ma l’industria denuncia la remunerazione “non equa” da parte di “alcuni servizi di user upload”. Il 32% dei consumi è rappresentato dallo stream ripping

09 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

La consacrazione dello streaming musicale è definitiva: secondo il Music Consumer Insight Report 2018 rilasciato oggi da Ifpi l’86% dei consumatori ascolta musica tramite servizi di streaming on-demand. I giovani sono i consumatori più coinvolti e il 57% degli utenti di età compresa tra 16 e 24 anni utilizza servizi di streaming audio a pagamento.

I servizi di user upload continuano a dominare i consumi: quasi la metà (47%) del tempo passato ad ascoltare musica on-demand viene trascorso su YouTube.

La violazione del copyright resta un nodo significativo: più di un terzo dei consumatori (38%) ottiene musica attraverso metodi illegali, di cui lo stream ripping (che permette di scaricare con app dedicate o siti specifici l’audio di brani protetti da copyright) è il più utilizzato (coinvolge il 32% degli utenti). Tuttavia i mercati musicali ad alto tasso di crescita registrano un elevato utilizzo di licenze: sia in Cina che in India, ad esempio, il 96% dei consumatori ascolta musica tramite servizi legalmente licenziati dagli aventi diritto.

Il report dell’associazione dell’industria discografica mondiale, condotto da AudienceNet, analizza il consumo di musica registrata degli ascoltatori di età compresa tra i 16 e 64 anni nei principali 20 mercati musicali del mondo. In media, ogni utente consuma musica per 17,8 ore a settimana, e l’automobile è il luogo dove viene fruita maggiormente.

Per quanto riguarda specificamente il mercato italiano, il 59% degli utenti attivi online usa servizi di video streaming musicali (il 49% su YouTube, il restante 10% su altri siti di video streaming), il 17% utilizza un servizio di audio streaming a pagamento e il 24% utilizza un servizio audio streaming gratuito. Il 94% dei giovani consumatori (16-24 anni) ascolta musica attraverso uno smartphone e il 52% di loro utilizza un servizio streaming a pagamento.

Anche in Italia, come nella maggior parte dei mercati studiati, il repertorio locale gode di una forte presenza (57,5%), insieme a pop (60,3%), rock (59,3%) e musica cantautoriale (49,8%). In forte espansione nei giovanissimi (16/24 anni) l’hip-hop e il rap/trap, che hanno una penetrazione del 51,4%, il più alto picco tra le fasce d’età.

“Quest’anno il Music Consumer Insight Report svela come la musica registrata sia parte integrante della vita dei fan in tutto il mondo: continua a essere fruita attraverso formati, generi e tecnologie differenti, diventando sempre più accessibile”, ha commentato Frances Moore, Ceo di Ifpi. “Tuttavia, il report analizza anche le sfide che il comparto musicale continua ad affrontare – sia nell’evoluzione della violazione del copyright, sia nel mancato raggiungimento di un’equa remunerazione da parte di alcuni servizi di user upload. I politici di tutto il mondo hanno esaminato attentamente queste problematiche e stanno agendo per affrontarle”.

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