L’ANALISI

Microchip: boom dell’import in Cina. Ma rallentano le assunzioni

Secondo il Financial Times il colosso asiatico ha aumentato del 70% gli acquisti di macchinari per i semiconduttori per fare fronte all’imminente stretta sulle vendite da Olanda e Giappone. Le big tech locali non hanno reclutato personale a causa della stagnazione della domanda

Pubblicato il 25 Ago 2023

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Il mercato della tecnologia in Cina sta evidenziando nelle ultime settimane due tendenze che sembrano andare in direzioni contrastanti, ma che hanno giustificazioni precise rispetto a ciò che sta succedendo a livello nazionale e internazionale. Da una parte, secondo un report del Financial Times, il Paese asiatico starebbe spingendo con forza sulle importazioni di macchinari per produrre semiconduttori, che sarebbero arrivate a un 70% in più rispetto alla media del periodo. Dall’altra, secondo quando riportato da Nikkei News, le Big Tech cinesi non avrebbero confermato nell’estate 2023 un tendenza che le aveva caratterizzate negli ultimi anni: quella di dare vita a una campagna massiccia di assunzioni per fare fronte alla domanda crescente di prodotti e servizi hi-tech proveniente dal mercato.

Il boom dell’import sulla microelettronica

Secondo di dati del Ft, tra i mesi di giugno e luglio 2023 la Cina avrebbe dato un’accelerazione importante all’importazione di attrezzature per la produzione di microchip, per fare fronte all’imminente imposizione di limiti su questo genere di forniture che potrebbe arrivare da Olanda e Giappone. Stando a quanto ricostruito dal quotidiano finanziario analizzando i dati pubblicati dalle Dogane cinesi, nel bimestre in esame gli acquisti riferibile al comparto dei semiconduttori avrebbero toccato quota 5 miliardi di dollari, con un +70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In Giappone, infatti, per acquistare questo genere di beni è necessario, dal 23 luglio, chiedere un’autorizzazione ad hoc al governo, mentre una misura simile entrerà in vigore in Olanda a partire dal primo settembre. Sottoposte alle restrizioni governative sono, ad esempio, le  macchine per litografia e incisione per la produzione di chip. Di pari passo, per non incappare in shirtage di materiali che potrebbero rallentare la produzione in Cina, sono aumentati anche gli acquisti in altri Paesi come Singapore e Taiwan.

Il rallentamento delle assunzioni

 La seconda tendenza che balza agli  occhi guardando al mercato cinese dell’hi-tech è il fatto che nell’estate 2023 non si sia verificato un fenomeno che aveva caratterizzato il mese di agosto negli anni precedenti: l’assunzione di centinaia di migliaia di persone a tempo indeterminato.

Il rallentamento, secondo il quotidiano online NIkkei Asia, sarebbe dovuto a una domanda debole di dispositivi e servizi tecnologici sia sul mercato interno sia su quello internazionale. Allo stesso modo, secondo quanto riportato da Nikkei, quest’anno sarebbe stato molto limitato anche l’aumento dei salari e dei benefit per i lavoratori.

Secondo alcuni fornitori di Apple citati nell’inchiesta la disponibilità di forza lavoro è oggi molto superiore agli scorsi anni, e risulta quindi essere meno costosa per le aziende del settore. Se così la scorsa estate Foxconn, fornitore di Apple, offriva ai nuovi assunti una paga oraria di 35 yuan, oltre ai bonus, oggi l’offerta si ferma ai 25 yuan l’ora, mentre nel caso di player più piccoli l’offerta cala fino a meno di 20.

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