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DEMOCRAZIA

Midterm Usa: Facebook, Snapchat e Uber spingono i giovani al voto

La digital economy statunitense a fianco delle associazioni no-profit che promuovono la partecipazione alla vita democratica. Il 6 novembre si rinnovano l’intera Casa dei rappresentanti e un terzo del Senato

02 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

I social network vogliono giocare un ruolo positivo nelle imminenti elezioni midterm americane: attaccati per non aver saputo arginare l’ingerenza di attori stranieri nella vita democratica degli Stati Uniti durante la campagna presidenziale del 2016, Facebook & co. cercano il riscatto con azioni di sensibilizzazione al voto che si rivolgono principalmente ai giovanissimi, poco propensi a recarsi alle urne.

Snap, la società cui fa capo il servizio di messaggistica Snapchat, manderà un messaggio a tutti i suoi utenti negli Stati Uniti il 6 novembre, giorno delle elezioni di metà mandato, includendo il link alle informazioni su dove si trovano i seggi. Per la prima volta Snapchat collegherà la sua funzionalità Snap Maps (che conta 100 milioni di utenti mensili) a un servizio esterno, Gettothepolls.com, che aggrega le informazioni estratte dai database dei vari Stati americani.

Anche Facebook e Spotify inseriranno il link a Gettothepolls.com. Facebook e altri social media inviteranno i loro iscritti a segnalare ai loro amici che hanno votato.

Secondo Mike Ward, program director di TurboVote, progetto no-profit che collabora con le grandi aziende hitech e i governi locali Usa, queste iniziative sono efficaci perché le piattaforme Internet hanno una platea di utenti molto ampia, hanno presa sui giovani e il tam tam funziona.

Anche Uber e Lyft sono impegnate a portare gli elettori ai seggi – in questo caso letteralmente: Lyft offrirà corse scontate o gratuite tramite alcune associazioni no-profit, tra cui la League of Women Voters. Farà altrettanto la rivale Uber, che ha messo a disposizione bonus da 10 dollari e sta collaborando con la no-profit Vote Together.

Molte associazioni americane che si battono per promuovere una maggiore partecipazione alla vita democratica, si preoccupano per lo scarso interesse mostrato dai giovani: solo il 17% degli elettori statunitensi nella fascia d’età 18-24 anni ha votato alle elezioni al Congresso tenutesi nel 2014.

Il 6 novembre si rinnova negli Stati Uniti l’intera Casa dei rappresentanti, la Camera bassa del Congresso, i cui 435 membri restano in carica due anni. Il mandato dei senatori dura invece sei anni; dei 100 membri totali della Camera alta (due per Stato) sono in scadenza 35 seggi. Si votano anche diverse cariche locali, tra cui i governatori di 39 Stati.

Quest’anno i sondaggi suggeriscono che la partecipazione dei giovani potrebbe essere più alta che in passato e molti dei candidati Democratici hanno fatto campagna proprio per attrarre al voto le fasce della popolazione più portate a votare contro il partito di Donald Trump: giovani, donne, minoranze. Non è un caso che molte delle iniziative pro-voto vedano coinvolte aziende tecnologiche con sede in California: lo Stato sul Pacifico e la sua industria della Silicon Valley sono tradizionalmente schierate dalla parte opposta dei Repubblicani.

Spostare l’ago della bilancia il 6 novembre non sarà impossibile. Alla Casa dei rappresentanti molti osservatori danno come probabile il ribaltamento di fronte con la vittoria dei Democratici: bastano 23 seggi per permettere all’attuale partito di opposizione di passare in vantaggio. Al Senato il testa a testa è più serrato e per gli analisti è più probabile la conferma della maggioranza Repubblicana.

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