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ENTERPRISE COMMUNICATION

Mitel punta sull’Italia: il driver di sviluppo è la mobility

Francesco Pasqualini e Fabio Pettinari, managing director e country marketing director per l’Italia della multinazionale, spiegano a CorCom le loro strategie nel campo delle comunicazioni aziendali: passaggio al Voip, centralità del mobile e mercati verticali, dalle navi da crociera all’healthcare

14 Ott 2015

Antonello Salerno

Uno dei cavali di battaglia dell’azienda è la “fixed mobile convergence”, la soluzione che consente cioè agli utenti di utilizzare un solo numero, tramite un’applicazione sullo smartphone, per le comunicazioni aziendali. Sia in fase di chiamata che in fase di risposta: si può cioè utilizzare lo smartphone per rispondere alle chiamate senza dover necessariamente dare il proprio numero di cellulare privato, ma utilizzando come unico numero quello della linea fissa aziendale. Una soluzione che è tra l’altro una dimostrazione dell’importanza dell’integrazione fisso-mobile nella comunicazione aziendale, e che può essere utilizzata anche in ambito contact center, per creare un bacino di operatori che possono rispondere alle chiamate degli utenti – magari in momenti di sovraffollamento delle linee – anche da mobile, senza cioè dover necessariamente essere fisicamente alla propria postazione. Una sorta di smart working applicato ai contact center.

Ad aver ideato la soluzione è Mitel, uno dei giganti rimasti su scala globale nel campo dell’enterprise communication, insieme a Cisco, Microsoft e Avaya. La società oggi sta rafforzando la presenza del suo brand in Italia e sta puntando a solidificare la propria posizione, con alcuni studi di settore che la indicano come leader sul mercato Emea e al terzo posto sul mercato nordamericano.

Quattro i pilastri su cui si basa l’azione dell’azienda, che in Italia è guidata dal managing director Francesco Pasqualini e dal Country marketing director Fabio Pettinari: si tratta della legacy, cioè della base già installata su cui l’azienda può contare, che vede tra i clienti alcuni “big” della Pa, del calibro del ministero dell’Economia e delle Finanze, e una serie di grandi, piccole e medie imprese e amministrazioni locali. Il secondo cardine sono i i contact center, poi il cloud e i mercati verticali, da quello dei servizi di comunicazione per le navi da crociera, di cui Mitel detiene il 70% del mercato globale, all’healthcare, dove per esempio l’azienda ha da poco acquisito tra i propri clienti l’opera San Camillo di Milano. Quattro “pilastri” attraversati trasversalmente da uno dei principali driver di sviluppo del settore, ovvero la mobility, l’utilizzo in mobilità delle soluzioni di comunicazione aziendale.

Il campo di battaglia, oggi e per il futuro, è quello dell’integrazione delle tecnologie, con il cloud e il mobile, oltre che la diffusione del Voip a scapito della telefonia fissa “tradizionale”, che giocheranno un ruolo sempre più fondamentale guardando al futuro nell’ottica della “trasformazione digitale”.

“Quella della banda larga in Italia – dice Pettinari al Corcom – è una barriera infrastrutturale importante, che rischia di rallentare l’intero settore. Il ‘ritardo digitale’ del Paese ci mette purtroppo nella situazione di avere a disposizione tecnologie d’avanguardia, ma di non poterle implementare per i nostri clienti a causa della scarsa diffusione dell’ultrabroadband al di fuori di alcuni grandi centri urbani. Una situazione di difficoltà che potrà avere riflessi anche sull’adozione del cloud, nel momento in cui il trasferimento dei dati dagli operatori ai clienti finali rischia di imbattersi in connessioni lente o accidentate. La seconda barriera, su cui stiamo lavorando – continua – è essenzialmente culturale: molti dei nostri potenziali clienti non conoscono ancora le potenzialità della comunicazione integrata, e spesso non sanno quali vantaggi, in termini di affidabilità, efficienza e risparmio, ne otterrebbero. Per questo stiamo dando vita a una serie di key study da proporre, per dimostrare la portata e gli effetti delle nostre soluzioni”.

Il Business model di Mitel per l’Italia, è basato sulla partnerhip con i grandi operatori telefonici, che trattano prevalentemente l’offerta per le grandi imprese e la PA centrale, e una serie di partner e reseller sul territorio che tengono i rapporti con le piccole e medie imprese, mentre circa il 10% del fatturato deriva da clienti acquisiti direttamente. “Uno dei temi centrali nella nostra offerta – spiega Pasqualini – è quella di dare continuità ai nostri prodotti. Offriamo soluzioni che possono essere implementate e soggette a continui upgrade nel tempo, e quindi difficilmente proponiamo la sostituzione in blocco delle apparecchiature. Questo grazie al fatto che nel tempo abbiamo voluto mantenere una continuità nelle nostre attività di ricerca e sviluppo, che oggi consentono ai nostri clienti di poter risparmiare avendo sempre a disposizione soluzioni all’avanguardia”.

Quella di Mitel, in un mercato in cui la differenza la fanno – più che competizione selvaggia tra grandi aziende per contendersi i singoli clienti, per quanto “importanti” – le operazioni di merger & acquisition, è una storia molto lunga, al di là del fatto che il brand non sia molto conosciuto in Italia. Mitel nasce infatti negli anni 70 in Canada, e mantiene per anni una solida presenza sul mercato nordamericano, dal quale è arrivata a ottenere più del 70% del proprio fatturato, con una quota superiore al 20% dovuta invece al mercato Europeo, essenzialmente nel Regno Unito. Il consolidamento di Mitel in Europa è avvenuto nel 2013, con l’acquisizione di Aastra Technologies, società anch’essa canadese che nel tempo aveva inglobato alcuni player europei di rilievo, tra i quali la svizzera Ascom, la francese Matrà, DeTeWe ed Ericsson Enterprise. Da questo merger nasce il rafforzamento della presenza dell’azienda in Europa, in un processo di integrazione tra le due società che è ormai alle battute finali. Oggi Mitel, che ha da poco dato vita a un rebranding, opera in più di 100 paesi nel mondo, conta su 2.500 partner, su oltre un milione di postazioni cloud, 60 milioni di clienti finali e più di 1.600 brevetti, per un fatturato complessivo di circa un miliardo e cento milioni di dollari.

Uno dei settori da non sottovalutare per il futuro è quello della sicurezza: “Con il progressivo spostamento delle comunicazioni aziendali sul protocollo IP con il Voip – conclude Pasqulini – quella della sicurezza delle conversazioni è un’esigenza sempre più sentita dai nostri clienti. Non tanto dalle piccole e medie imprese, dove questa esigenza non è ancora al primo posto, quanto per le grandi aziende, a difesa dei loro segreti industriali, e delle pubbliche amministrazioni centrali, che spesso trattano dati sensibili e attinenti alla sicurezza nazionale. Per questo abbiamo investito molto sui nostri sistemi di criptaggio delle comunicazioni, che hanno in molti casi superato l’affidabilità di quelli dei nostri concorrenti. Abbiamo puntato molto su questi standard, perché sempre più spesso sono discriminanti quando si tratta di scegliere una soluzione di comunicazione aziendale”.

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