OSSERVATORI POLIMI

Mobile payment, in Italia vale 1 miliardo

Secondo l’Osservatorio Nfc & Mobile Payment del Politecnico di Milano il settore cresce del 30% anno su anno. Boom dei pagamenti di beni e servizi (+60%) che valgono da soli un terzo della torta. Polissi (Sia): “Per lo sviluppo del mercato serve collaborazione banche-telco”

Pubblicato il 21 Feb 2013

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Nel 2012 quasi un miliardo di euro è stato pagato dagli italiani utilizzando il cellulare. Il dato emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Nfc & Mobile Payment del Politecnico di Milano che mostra un mercato in forte crescita che prosegue il trend positivo delinato nel 2011.
Alla base della diffusione del Mobile Payment in Italia ci sono tre fattori chiave: la crescita del 20% dei servizi che consentono di completare gli acquisti online attraverso il telefono cellulare, come il pagamento dei bollettini postali e del canone Rai ma anche dei parcheggi e delle corse degli autobus; la disponibilità della tecnologia che permette di usufruire di questi servizi trasformando il proprio cellulare in un bancomat, grazie all’intesa operativa raggiunta a Ottobre dalle principali Telco italiane (Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Poste Mobile) sull’impiego della sim Nfc (Near Field Communication); una legislazione che incentiva l’uso dei pagamenti elettronici, posta alla ribalta con i decreti “SalvaItalia” e “Sviluppo-bis”. Il Mobile Remote Payment & Commerce passa infatti da 700 milioni di euro nel 2011 a oltre 900 milioni di nel 2012, registrando una crescita del +30%.

Di questi, ben 470 milioni derivano dall’utilizzo del Mobile Payment per l’acquisto dei contenuti digitali per gli smartphone, in crescita del 15% rispetto al 2011: gli italiani abbandonano infatti l’acquisto di contenuti tramite sms (in calo del 12%) ma si rivolgono agli appstore per effettuare acquisti di app, in crescita del 20%. L’utilizzo del Mobile Remote Payment & Commerce per beni e servizi registra invece una straordinaria crescita del 60% raggiungendo un valore di circa 310 milioni. Contribuisce a questo successo la crescita del Mobile Remote Commerce, ovvero gli acquisti online che implicano anche l’uso del cellulare in una o più fasi.

Turismo e trasporti, coupon, aste e gruppi di acquisto sono i settori più attivi (86% del valore delle transazioni). E diversi negozianti stanno cogliendo a loro volta questa opportunità: su un campione di oltre 200 tra i principali esercenti attivi nell’eCommerce, 1 esercente su 3 ha puntato anche sul canale Mobile (nel 2011 era 1 esercente su 5). Il 55% dei player attivi ha sviluppato sia l’App sia il Mobile site.

Il pagamento diretto con cellulare a fronte di un servizio raggiunge un valore pari a 130 dei 310 milioni del Mobile Remote Payment & Commerce per beni e servizi. L’80% circa di questo importo è stato speso per acquistare ricariche telefoniche e pagare i bollettini, ad esempio il canone Rai o i bollettini postali. Il restante 20% è stato utilizzato per pagare servizi soprattutto nell’ambito della mobilità, come il pagamento della sosta, dei biglietti del trasporto pubblico locale, e di taxi, car&bike sharing e ztl. E proprio questo utilizzo – secondo gli esperti dell’Osservatorio Polimi – può diventare la “killer application” in grado di diffondere il mobile payment. Si stima, infatti, che siano oltre 700.000 le ore di parcheggio pagate dagli italiani attraverso il cellulare, oltre 600.000 i biglietti di corsa semplice e qualche migliaio le ricariche degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale attivate da Mobile, mentre le corse di taxi pagate con cellulare sono quasi 10.000. Per un totale di oltre 1 milione di transazioni di piccolo importo.

Gli ultimi 150 milioni del valore del mercato Mobile Remote Payment & Commerce, derivano dalle attività di Mobile Money Transfer, cresciute del 50% nel 2012: l’84% è rappresentato dall’acquisto di ricariche di carte prepagate, il 13% dal trasferimento di credito telefonico e solo il 3% da “vero e proprio” Mobile Money Transfer p2p.

L’affermazione del pagamento tramite cellulare in Italia è però legata soprattutto allo sviluppo del Mobile Proximity Payment, l’opportunità di utilizzare lo smartphone come una carta di credito mediante l’impiego della sim Nfc. In questo senso l’accordo firmato a ottobre 2012, in concomitanza con il Gsma Nfc Mobile Money Summit, dagli operatori telefonici nazionali ha permesso la realizzazione di una piattaforma comune dedicata al pagamento. E se il 2013 si preannuncia come l’anno dell’affermazione definitiva, il 2012 è stato l’anno del lancio di numerose sperimentazioni nel Mobile Proximity Payment.

“Focalizzando la nostra attenzione sulla variante Nfc Card Present, abbiamo misurato gli asset essenziali su cui, già adesso, si può contare in Italia – spiegano Valeria Portale e Giovanni Miragliotta, responsabili dell’Osservatorio Nfc & Mobile Payment – A fine 2012, vi erano circa 30.000 terminali Pos Nfc attivi, partendo dai circa 5.000 del 2011, e gli impegni già assunti dagli attori dell’ecosistema portano a stime conservative, per fine 2013, di oltre 170.000 Pos operativi (più del 10% del totale). Sempre a fine 2012 si contavano circa 2,5 milioni di telefoni Nfc già venduti che, secondo le nostre stime più conservative (in termini di spesa pro-capite per la sostituzione del parco telefoni e di scelta di Apple per il prossimo iPhone) diverranno circa 6,0 milioni a fine 2013. Infine, dal 2011 al 2012 le carte contactless circolanti sono passate da 750.000 ad oltre 2 milioni, con piani molto aggressivi sulle nuove emissioni e sulle sostituzioni. Sono passi da gigante, se si considera la scala temporale su cui sono misurati, che ci portano a dire che in Italia, ma anche in Europa, il “punto angoloso” della curva di diffusione dell’Nfc è alle nostre spalle”.

L’evoluzione attuale del mercato permette di tratteggiare due scenari di sviluppo del Mobile Payment nei prossimi tre anni, legati alla modalità tiepida o convinta con cui gli attori dell’ecosistema gestiranno la creazione di servizi e la diffusione di tecnologia per fruirli. Secondo la simulazione del Politecnico di Milano, a fine 2016 e con riferimento ai due scenari già menzionati, il numero di utenti che pagheranno mediante una soluzione di Mobile Proximity Payment, oscillerà tra 6,0 e 10,3 milioni di utenti, a fronte di un parco cellulari Nfc medio che supera i 25 milioni di unità: il parco esercenti dotati di Pos Nfc oscillerà tra 405.000 e 610.000, caso quest’ultimo che mantiene nel tempo dinamiche di crescita simili al 2013, già notevoli. Da queste stime emerge come nello scenario “tiepido”, il valore dei pagamenti mediante Mobile Proximity Payment al 2016 sarà di 4,7 miliardi di euro, dei quali 1,5 miliardi verranno effettuati nei micro-pagamenti. Nello scenario in cui gli attori sono convinti dell’investimento in questa nuova modalità di pagamento, il transato intercettato salirebbe a 10,8 miliardi di euro (+130%), di cui 4,3 miliardi di micro-pagamenti (+187%).

Se singolarmente telco, issuer o acquirer lavorassero al massimo delle proprie possibilità, avendo dagli altri attori una risposta attendista, non si otterrebbero neppure lontanamente i risultati prospettati nello scenario in cui gli attori sono convinti” – commenta Alessandro Perego,responsabile Scientifico dell’Osservatorio Nfc & Mobile Payment – Ed un euro investito da un ecosistema coordinato rende, in termini di capacità di intercettare il transato, il 140 % in più di un euro speso da un attore isolato. Considerando che il totale delle transazioni oggi regolate in Italia per mezzo di contanti è stimabile in circa 400 miliardi di euro l’anno, gli spazi, anche nello scenario più “convinto” sono davvero enormi, e saranno colti – pensiamo rapidamente – negli anni a venire. L’importante, adesso, è seminare nella direzione che assicuri la massima velocità di crescita”.

Secondo Marco Polissi, Product Development Manager di Sia “il lancio e l’affermazione su larga scala dei pagamenti con il cellulare, che a fine 2013 interesseranno circa 6 milioni di italiani dotati di telefoni Nfc, è legato strettamente alla creazione di un modello collaborativo che aggreghi operatori telefonici e istituzioni finanziarie”. “Siamo pienamente convinti che questo modello possa far decollare il mercato dei mobile payments – evidenzia Polissi – il nostro ruolo è quello di facilitare il processo di sviluppo dei servizi Nfc e di estenderlo al maggior numero di dispositivi mobili. Per questo Sia ha realizzato per prima in Italia un hub che garantisce la piena interoperabilità tra banche e operatori telefonici: si tratta di un’infrastruttura aperta che attualmente già ospita tre importanti progetti pilota a cui nei prossimi mesi aderiranno anche altre istituzioni finanziarie e telco. Siamo partiti dai pagamenti via cellulare, ma il prossimo passo riguarda ulteriori servizi innovativi nel settore trasporti con il ticketing e nell’ambito della Gdo con il couponing e le carte loyalty”.

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