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FINANZA

Morgan Stanley taglia le stime su Apple: “Situazione troppo variabile”

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha già fatto perdere il 15% al titolo dal primo maggio. L’analista Katy Huberty: “C’è il rischio di ulteriori misure commerciali restrittive”

31 Mag 2019

Antonio Dini

Un danno collaterale che vale quanto il Pil di un piccolo Paese. La guerra commerciale che Donald Trump ha scatenato ai danni della Cina, e che sta adesso entrando in una fase di blocchi reciproci tra Washington e Pechino, colpisce anche Apple. E la colpirà sempre di più. A metterlo nero su bianco è Morgan Stanley che, in un rapporto scritto dall’analista Katy Huberty, rivede le stime di crescita per il produttore degli iPhone e abbassa gli obiettivi di prezzo per le azioni.

Morgan Stanley infatti taglia l’obiettivo di prezzo da 240 a 231 dollari per azione, anche se per adesso non ha rivisto ancora le stime delle vendite o i profitti. Il ribasso degli obiettivi di prezzo delle azioni, sostiene la società di analisi, è basata sulla comparazione con la performance delle altre aziende in competizione con Apple. E ovviamente il rischio che il conflitto tra Pechino e Washington possa scalare ulteriormente.

“Visto il rischio di ulteriori misure commerciali restrittive – scrive Huberty nella sua nota per gli investitori – ci aspettiamo che il valore delle azioni rimanga incerto, con una base a breve termine di circa 160 dollari”. Il titolo è attualmente scambiato intorno a 177, ed è in calo di oltre il 15% dal primo maggio.

Gli obiettivi dei prezzi delle azioni di Apple sono stati rivisti (e tagliati) da sei analisti diversi a questo punto nel solo mese di maggio. La Apple è vulnerabile alla guerra commerciale Usa-Cina perché il mercato cinese (che negli scenari degli analisti comprende anche Taiwan e Hong Kong) è per lei il terzo mercato, e poi perché anche molta parte della produzione degli iPhone e degli altri apparecchi di Apple viene fatta in Cina. Tutto questo rende l’azienda vulnerabile all’attuale guerra tariffaria e soprattutto a quelle che sono state proposte e che potrebbero entrare in vigore a breve.

Secondo la nota, «Nel caso in cui Apple non riesca a persuadere il rappresentante commerciale degli Stati Uniti a rimuovere le categorie per lei chiave dall’elenco finale delle merci sottoposte ai nuovi dazi, Apple potrà solo presentare una richiesta per ogni particolare prodotto che vorrebbe venisse escluso e fornire una motivazione per cui dovrebbe essere escluso dall’elenco dai dazi doganali appesantiti».

Questo aspetto rende molto difficile fare una previsione ma in generale spinge gli analisti a essere pessimisti. In particolare, Huberty scrive: “La situazione rimane estremamente fluida e ammettiamo che la quantificazione dell’impatto complessivo delle tensioni geopolitiche su Apple è difficile, date le incognite relative a tempistica, impatto sulla domanda, misure di ritorsione, esclusioni e tutto il resto”. L’unica cosa che rimane certa però è che un impatto ci sarà.

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