Nei tribunali cinesi anche un post sui social può diventare "prova" - CorCom

GIUSTIZIA

Nei tribunali cinesi anche un post sui social può diventare “prova”

Approvato un nuovo regolamento che ammette l’utilizzo di messaggi elettronici nel corso di un processo. Nel mirino WeChat e il “Twitter cinese” Weibo

06 Ott 2016

Anche i messaggi privati o pubblici postati online sui social media possono essere utilizzati nei tribunali cinesi durante i processi. La nuova “Regolamentazione sulla raccolta e l’uso di dati elettronici come prove” pubblicata dalla Corte Suprema del Popolo, il massimo organo giudiziario cinese, prevede che dal primo ottobre tutti i messaggi online possano venire utilizzati come prove nei confronti degli imputati.

Nel mirino ci sono sia le piattaforme di messaggistica istantanea, come WeChat, sia i social network come Weibo, il twitter cinese. La nuova regolamentazione è l’ultima di una serie di restrizioni all’utilizzo di internet varate dalle autorità cinesi e che prende di mira le piattaforme più popolari in Cina. Le restrizioni sono aumentate a partire dal 2013, con il divieto di diffondere rumors online, oggi reato per cui si rischiano pene fino a tre anni di carcere.

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A questa ne sono seguite altre, anche dirette alle imprese straniere che vogliono pubblicare contenuti originali sul web cinese, che oggi conta 710 milioni di utenti, un numero che mette la Cina al primo posto al mondo per quantità di persone che navigano sulla rete. Nella normativa si specifica che potranno essere prese in considerazione varie forme di messaggi online, compresi quelli di messaggistica istantanea sia personali che relativi a chat di gruppo, come espressamente segnalato nel testo della legge, quelli presenti su siti web o forum online, quelli inviati via sms o e-mail e “relativi messaggi di comunicazioni”. Nella nuova normativa rientrano anche le transazioni finanziarie compiute attraverso piattaforme di pagamento via internet.

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