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SCENARI

10mila cittadini hanno già i chip sottopelle. Si apre un nuovo caso privacy?

Disponibili anche in kit per l’auto-impianto, i micro-sensori sono in grado di attivare pagamenti e fungere da password di accesso a computer e varchi. Secondo gli esperti sarebbero molto più sicuri degli smartphone. Il mass market è ancora lontano, ma qualcuno ha già ribattezzato il fenomeno come “transumanesimo”. E qualcun’altro ci vede “la firma della bestia”

07 Ago 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Avrebbero già raggiunto quota 10mila i cyborg in tutto il mondo. Esseri umani con chip impiantati sottopelle. E la stima potrebbe essere prudente, visto che al momento non esiste un sistema di rilevazione in grado di identificarli. È quanto rivela un articolo pubblicato sull’Economist secondo cui è la Svezia il Paese più “avanzato” su questo fronte, al punto che le Ferrovie nazionali sono già in grado di “riconoscerli” e di avviare in automatico il pagamento dei ticket.

Al momento rivela il settimanale economico, sarebbero 3mila gli svedesi che si sarebbero fatti impiantare chip o addirittura se li sarebbero autoimpiantati (alcuni produttori forniscono kit sterili per l’auto-innesto). I chip vengono solitamente iniettati fra il pollice e l’indice, hanno un costo di circa 150 dollari e possono essere utilizzati per registrare informazioni personali relative all’identità, ma anche numero di carta di credito, tessera sanitaria e quant’altro faccia capo al proprio “bagaglio” informativo, password incluse. Il cuore del sistema è rappresentato dalla tecnologia Rfid, la stessa usata per le carte di credito, i passaporti e anche le card per il trasporto. E in effetti le ferrovie svedesi, come accennato, sono in grado di rilevare i chip attraverso gli scanner in uso al personale, anche se nella fase iniziale del progetto si sono creati alcuni “disguidi”: i dispositivi infatti si collegavano ai profili Linkedin degli utenti al posto che ai dati di acquisto del biglietto.

Ma al netto di sporadici episodi attribuibili alla necessità di testare sul campo il sistema e di aggiustare il tiro per la fase a regime, i chip sarebbero molto più sicuri degli smartphone assicura il fondatore della compagnia svedese BioHax, Jowan Osterlund. Secondo il manager i microchip sono molto più complicati da hackerare e non essendo dotati di Gps anche più difficili da “seguire” per quanto lascino “tracce” al passaggio attraverso porte, stanze e varchi o davanti a stampanti e computer.

I chip sottopelle sono una realtà anche al di fuori della Svezia: Three Square Market, azienda del Winsconsin, offre una serie di servizi e tanto di maglietta con scritta “I got chipped” ai dipendenti che volontariamente decidono di farsi impiantare i chip (50 le persone già passate all’azione). Ad esempio, è possibile attivare il pagamento automatico ai distributori automatici di caffè e snack ma anche loggarsi al computer senza usare la tastiera. Per il mass market però ci vorrà ancora tempo. Al momento la funzionalità chiave riguarda il pagamento automatico.

Ma c’è chi inizia anche a teorizzare la nascita di un “movimento” ultra-narcisista, lo chiamano già “transumanesimo” votato a spingere all’estremo l’uso della tecnologia per “ottimizzare” il corpo umano. A proposito Elon Musk ha investito ingenti risorse in tecnologie in grado di indagare il cervello umano e di interagire con esso. In embrione anche la nascita di un contro-movimento, di stampo religioso, che vedrebbe nei chip sottopelle la “firma della bestia” predetta nella Bibbia.

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