IL CASO

Net neutrality, Deutsche Telekom contro le startup: “Pronti a vendere servizi differenziati”

Il Ceo Timotheus Höttges: “Le telco potranno cedere connessioni con standard più alti alle imprese innovative, anche le più piccole, facendosi remunerare col revenue-sharing”. Protestano le startup: “Ridicolo, c’è una falla nel pacchetto Telecom della Ue”

30 Ott 2015

Patrizia Licata

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Il Ceo di Deutsche Telekom Timotheus Höttges solleva un vespaio in materia di net neutrality: mentre le altre telco plaudono ai suoi commenti sui “servizi differenziati” (con prezzi diversi, ovviamente) che le aziende di telecomunicazione sono ansiose di proporre al mercato, le startup e i sostenitori della net neutrality gridano contro il rinnovato tentativo di creare un Internet a due velocità.

Come noto Parlamento europeo, Commissione Ue e Consiglio d’Europa hanno raggiunto un primo accordo sulla proposta di legge per il Telecoms single market il 30 giugno 2015, un pacchetto che include anche norme per la net neutrality e le tariffe del roaming mobile. Il 27 ottobre si è tenuta la votazione finale al Parlamento europeo sul progetto legislativo del pacchetto telecomunicazioni e Höttges si è affrettato a dichiarare che le aziende telecom trarranno grandi benefici dalla nuova legge, perché consente di offrire una connessione Internet di qualità migliore alle imprese che forniscono servizi specializzati, comprese le startup.

“Ci deve essere la possibilità di dare priorità ai dati associati con servizi sensibili se la rete è congestionata”, ha detto Höttges. “Sarà sempre possibile sviluppare servizi Internet innovativi con alti standard qualitativi”. Questi servizi specializzati, ha continuato il Ceo tedesco, potrebbero permettere alle startup di differenziarsi e avere successo sul mercato: ne hanno bisogno anche più delle altre aziende “per fare concorrenza agli Internet provider più grandi. Se vogliono portare al mercato servizi che richiedono buona qualità di trasmissione, hanno necessità proprio di questi servizi specializzati. Noi pensiamo che potrebbero pagare per averli, magari col sistema del revenue-sharing”.

Simon Schaefer, investitore di una start-up e fondatore di un hub hitech a Berlino, ha subito protestato contro affermazioni che ha definito “ridicole”: le aziende come Deutsche Telekom “vogliono imporre un dazio alle imprese più piccole”, ha detto interpellato da EurActiv. Secondo Schaefer il problema è che la legislazione europea, votata dopo aspri dibattiti e giudicata da alcuni una versione “edulcorata” rispetto alle richieste iniziali di protezione della net neutrality, fornisce una definizione poco chiara di questi “servizi specializzati” che le telco possono offrire a prezzi più alti, garantendo standard qualitativi migliori. Il fatto che il pacchetto legislativo europeo sulle telecomunicazioni sia vago in merito ai servizi specializzati viene ora “sfruttato da Höttges“, sostiene Schaefer. “Ha preso una carenza nella definizione e l’ha trasformata in un business model”.

Allied for Startups, gruppo che difende gli interessi delle start-up, ha inviato una lettera agli europarlamentari prima del voto del 27 ottobre per chiedere l’approvazione di alcuni emendamenti che avrebbero impedito l’offerta di servizi specializzati. Gli emendamenti sono stati però respinti. La lettera è stata firmata anche da Factory, dall’associazione romana Roma Startup, e da diverse aziende hi-tech. Dal lato opposto, ci sono i commenti delle altre telco, in linea con la posizione di Höttges: Vodafone Germany ha dichiarato allo Spiegel Online che l’Internet neutrale non esiste nemmeno adesso. E l’Etno ha scritto in un comunicato a seguito del voto del Parlamento Ue che i servizi come le connected cars e l’e-health hanno bisogno di “network management e di differenziazione”.