Net neutrality, gli Ott non cantano vittoria - CorCom

LE NUOVE REGOLE

Net neutrality, gli Ott non cantano vittoria

Negli Usa si apre l’era della “nuova” internet. Le telco promettono battaglia. E Google & co. frenano gli entusiasmi perché per fare business serve la collaborazione di tutti gli attori del mercato

02 Mar 2015

Stefano Gulmanelli

Inizia la prima settimana della nuova era del broadband “made in Usa”, quella in cui la banda larga non è più servizio informativo bensì servizio di pubblica utilità. Si apre ora la fase dei commenti e delle reazioni all’avvento della net-neutrality in versione forte implementata giovedì scorso dalla Federal Communication Act (Fcc) con la riclassificazione della banda larga sotto il Title II del Communication Act del 1934.

Il campo da sempre avverso a questo modo di concepire la Rete ha reagito nel modo in cui ci si aspettava. Si va dai commenti rabbiosi (AT&T, per bocca di Jim Cicconi, direttore public policy, che minaccia apocalittiche battaglie legali) alle annotazioni sarcastiche (Verizon, con un post scritto in alfabeto Morse – un riferimento per nulla velato al fatto che una legge degli anni ’30 ora disciplina le comunicazioni del 21º secolo). Nulla di inaspettato quindi su questo versante. Qualche novità viene invece da una parte del campo che dovrebbe considerarsi il chiaro vincitore dello scontro sul futuro della Rete che si è consumato in questi mesi. Uno scontro il cui esito, all’avvicinarsi del voto di giovedì scorso, era stato definito dai sostenitori della net-neutrality forte cruciale per la libertà di espressione.

In particolare è degno di nota l’aplomb con cui la Internet Association ha preso atto della decisione della Fcc. L’associazione ­– che raggruppa il fior fiore degli Over-The-Top (Ott), fra cui Netflix, Amazon, Etsy, Aol, eBay, Facebook, Google, Expedia, Reddit, Twitter, Yahoo e Yelp – aveva fatto in questi mesi una campagna martellante e appassionata a favore di un Internet uguale per tutti e contro il “tiered system” (sistema a strati) che i grandi Isp presentavano come evoluzione necessaria all’ulteriore sviluppo della Rete. Eppure nella sua presa di posizione post-voto, l’associazione ha fatto ricorso ad un linguaggio formale, involuto e, per certi aspetti, persino ambiguo. Si parla di “passo nella giusta direzione” ma subito si precisa che la Internet Association resta “orientata ai risultati” (cioè, spariscono i reconditi significati ideologici di cui era stata caricata la net-neutrality), che il voto della Fcc “non chiude la discussione” e, soprattutto, che c’è la volontà di “lavorare con tutti gli attori del mercato” per una positiva e duratura applicazione delle regole di net-neutrality.

Come mai una simile cautela, al limite della freddezza? È probabilmente possibile individuare due motivi in particolare.

Il primo è che una cosa è sposare la battaglia di principio, proponendosi come gli alfieri dell’Internet libero ai milioni di utenti dichiaratisi in grande maggioranza favorevoli alla net-neutrality. Un’altra è fare poi business giorno per giorno in un mercato iper-competitivo quale quello delineato da una Rete davvero aperta e libera all’entrata di nuovi concorrenti. Un indizio rivelatore al riguardo è stato il raffreddamento nei confronti della net-neutrality forte emerso già prima del voto Fcc nella posizione di Google; in effetti, come ha sottolineato Tim Wu, il professore della Columbia Law School che ha coniato il termine “net-neutrality”, “più Google diventa grande, meno ha da guadagnare dalla net-neutrality”. Scorrendo i nominativi delle aziende che fanno parte della Internet Association è evidente come, da questo punto di vista, almeno la metà di esse sia in condizioni simili al gigante di Mountain View.

Un secondo motivo di tanta morigeratezza da parte delle aziende Internet nel salutare l’avvento della net-neutrality può intravvedersi nel riferimento ad una discussione che non è finita con il voto e nella dichiarata volontà di lavorare con tutti i protagonisti del settore. Sono sottolineature che lasciano intendere che tali aziende hanno ben presente due cose. La prima è che l’opposizione politica al provvedimento della Fcc sarà dura e protratta (venti membri repubblicani del Congresso hanno già annunciato una risoluzione che impegni il Congresso a invalidare la decisione di giovedì); la seconda che gli sconfitti di oggi sono in ogni caso attori decisivi del mercato e potrebbero essere i vincitori di domani se la prevista ondata di cause giudiziarie contro la nuova disciplina del broadband dovesse dare risultati. Per quanto la vittoria colta giovedì dai sostenitori della net-neutrality sia importante, la situazione rimane fluida – e per chi fa business, è buona regola non chiudersi mai nessuna opzione.