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IL DIBATTITO

Net neutrality, l’America teme la povertà digitale

Il presidente Obama chiede alla Fcc regole “severissime” per blindare la neutralità della Rete. L’aumento dei costi per servizi “premium” e di corsie preferenziali rischia di produrre un forte gap sociale fra chi può permettersi di spendere e chi già oggi fa fatica a reggere i costi della connettività

17 Nov 2014

Ma gli americani non avevano cambiato idea? Sembra proprio di no. Il presidente Obama adesso fa sapere, con una nota pubblicata sul sito della Casa Bianca, di aver chiesto alla Federal Communication Commission (FCC) di adottare “regole severissime”a protezione della net neutrality. Posizione invocata da molti negli Usa per fermare la decisione annunciata di abolire la neutralità della rete e creare un Internet a due velocità.

La storia come è noto viene da lontano e contrappone i fornitori di rete e alcuni grandi operatori di settore disposti a pagare di più per una rete veloce all’immenso mondo degli utilizzatori di Internet. Obama, tornando alle origini del suo pensiero in materia, chiede ora alla FCC di considerare l’accesso al web come un servizio fondamentale per la vita, al pari dell’acqua o dell’energia. Idea anche questa non proprio nuova anche in Europa e in Italia, dove nella versione più evoluta si è collegata al tema delle cosiddette commodity. Intanto la borsa non l’ha presa bene, Comcast e Time Warner ad esempio hanno segnato perdite significative. Verizon ha addirittura affermato che la classificazione di Internet come utility rischierebbe di creare danni anche all’internet aperto oltre che alla concorrenza e all’innovazione. Certo nella patria dell’innovazione e delle reti c’è molta agitazione.

Dopo anni di illusioni sulle sorti benefiche dell’innovazione, gli Stati Uniti si stanno trovando di fronte a problemi inaspettati. Non c’è infatti troppo da enfatizzare l’alta velocità e l’alta capacità di accesso a Internet come un “must have”. Con l’eccezione di 6 milioni di famiglie che avranno accesso al costoso Verizon FiOS service, il resto del paese ha infinitamente poche scelte per il trasporto dati ad alta capacità. E l’America non ha un piano per fare una implementazione della fibra ottica per case e aziende. AT&T, Verizon e Comcast, che insieme rappresentano circa i due terzi del valore delle imprese di settore, hanno un’enorme vantaggio di scala e di scopo. Non sono affatto in procinto di impegnarsi in guerre di prezzo o aggiornamenti non remunerativi. Sono aziende private i cui interessi non necessariamente si allineano con l’interesse pubblico. Un americano normalmente paga le connessioni ad alta velocità più di quello che si spende ad esempio in Messico, Cile o Turchia. Ormai si tratta di una questione cruciale che ha forti influenze sull’intera società. Anche per questo Obama si sta riposizionando, spaventato dal pericolo di ulteriori “povertà digitali”.

Altre iniziative stanno poi partendo dai sindaci delle città americane. La costruzione di reti in fibra da parte di enti pubblici o privati che utilizzano le condotte cittadine. Ci sono già più di 400 comunità in tutto il paese, con le proprie reti al servizio delle imprese o dei residenti locali. I casi più famosi sono quelli di Washington, San Francisco, Seattle, mentre altre importanti città sono invece ancora in fase di pianificazione. Insomma, più che internet a due corsie, forse il futuro ci riserva tante reti e sempre e solo una carreggiata.

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