VIDEO ON DEMAND

Netflix, accordi con le telco per conquistare l’Europa

Il colosso del video on demand si prepara allo sbarco in Germania, Francia e altri mercati del Vecchio continente dove punta ad allearsi con operatori Tlc per aggirare player locali consolidati. Enormi le opportunità nel lungo termine

Pubblicato il 26 Giu 2014

Patrizia Licata

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Riuscirà Netflix a conquistare l’Europa? Molti analisti hanno accolto con scetticismo la notizia, confermata lo scorso mese dal Ceo Reed Hastings, del lancio di Netflix in autunno in sei nuovi mercati europei, tra cui i due maggiori, Germania e Francia (insieme ad Austria, Svizzera, Belgio e Lussemburgo). Il colosso del video on demand è già presente in Europa in Gran Bretagna, Scandinavia e Paesi Bassi, ma il roll-out nel resto d’Europa non è esente da ostacoli.

A parte la forte concorrenza – in molti mercati europei sono ben consolidati player globali come Amazon Prime e colossi locali come CanalPlus e Orange in Francia e Maxdome e Sky Deutschland in Germania — Netflix in molte regioni non avrà accesso alle serie Tv più popolari che negli Usa tengono alto il numero di abbonati. Sky Deutschland, per esempio, ha diritti locali esclusivi sulla serie Tv House of Cards, che negli Usa Netflix propone, e su un’altra serie che spinge in alto gli ascolti, Game of Thrones. Allo stesso modo, in Francia CanalPlus ha i diritti esclusivi sulle prime due stagioni di House of Cards mentre Orange ha il diritto di trasmettere in esclusiva per prima tutte le serie di HBO; Netflix le può passare solo come repliche.

Bernd Riefler, chief marketing officer della società di ricerche di Berlino Veed Analytics, pensa che quando Netflix verrà lanciato in Germania si troverà in quarta posizione tra gli operatori del video on demand, parecchio indietro rispetto ai leader di mercato Maxdome e Amazon Prime. “Questo ci porta a domandarci se Netflix non stia entrando sul mercato tedesco troppo tardi”, ha dichiarato Reifler.

Ma la strategia di Netflix non è quella di combattere i player locali, bensì di unirsi a loro. In Germania, l’azienda americana è in trattative avanzate con Deutsche Telekom, il maggiore Internet service provider del Paese, per un’alleanza commerciale sul lancio tedesco di Netflix. Simili trattative sarebbero in corso con l’operatore mobile Vodafone per una serie di mercati europei (Netflix già collabora con Vodafone in Uk). Inoltre, per ovviare alla mancanza di contenuti esclusivi europei, Netflix ha cominciato a investire in produzioni europee, tra cui The Crown, una serie sulla regina Elisabetta II (il cui budget pare sia di 170 milioni di dollari) e una serie in lingua francese, che secondo indiscrezioni sarà girata a Marsiglia nella seconda metà dell’anno e andrà in streaming nel 2015, in esclusiva per gli utenti europei di Netflix.

Intervistata dal sito THR, la vice-president che supervisiona i contenuti originali di Netflix, Cindy Holland, ha detto che molte delle nuove produzioni della sua azienda sono sviluppate pensando al mercato internazionale, non americano: tra queste vi sono una serie di sci-fi, Sense8, e un sceneggiato storico su Marco Polo.

Difficoltà a parte, Netflix vede n Europa un potenziale enorme: l’Europa occidentale ha 134 milioni di case raggiunte dalla banda larga a fine 2013, contro le 88 milloni degli Stati Uniti, secondo la società di ricerche SNL Kagan. E benché qui il mercato del video on demand sia molto meno maturo che negli Usa, sta crescendo rapidamente, con revenues previste di 1,1 miliardi di dollari nel 2017.

“La scala globale di Netflix le permette di portare avanti progetti di ampio respiro, cosa che un player nazionale o regionale non potrebbero fare”, nota Benjamin Swinburne, analista di Morgan Stanley Research. In una recente nota agli investitori, Swinburne ha previsto che la base di iscritti internazionale di Netflix — che è di 12,7 milioni nel primo trimestre del 2014 – potrebbe arrivare a 56 milioni nel 2020. In Canada, Scandinavia e Uk, Netflix è rapidamente diventato il numero uno dei fornitori di video on demand. La conquista del resto d’Europa potrebbe costare grandi investimenti nel breve termine, ma ripagare nel lungo periodo.

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