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IL CASO

Netflix nel guado: fuga di utenti in caso di ricorso alla pubblicità

Secondo i risutati di un sondaggio di Hub Entertainment Research solo il 12% degli abbonati accetterebbe la presenza di spot e solo a fronte di uno sconto di almeno 3 dollari al mese. L’azienda brucia miliardi, come farà a sostenere il business?

08 Lug 2019

Antonio Dini

Netflix resiste alla tentazione della pubblicità. Un comportamento “virtuoso”, che fa bruciare miliardi alla società di streaming e la costringe ad alzare i costi degli abbonamenti, ma che sarebbe dovuto ad evitare un effetto boomerang. Secondo uno studio di Hub Entertainment Research infatti se Netflix decidesse di inserire la pubblicità nel suo flusso video perderebbe quasi un quarto degli spettatori.

L’indagine ha cercato di analizzare i cambiamenti all’interno delle audience, i pubblici segmentati dal servizio streaming nel caso volesse cercare di fermare l’emorragia di contante che lo sta costringendo a offrire miliardi di mini-obbligazioni sui mercati secondari per finanziare le produzioni e le operazioni di streaming. Ma arriva dopo le voci insistenti che vedrebbero grandi inserzionisti pubblicitari ed executive di Netflix a lavoro per studiare possibili modi per portare la pubblicità su Netflix.

Il 23% degli intervistati ha dichiarato che sicuramente o almeno probabilmente annullerebbe la propria sottoscrizione a Netflix in caso di presenza di annunci pubblicitari. Tale percentuale, riporta Cnbc, rappresenterebbe solo negli Usa una perdita di quasi 14 milioni di abbonati dei 60 milioni di abbonati paganti di Netflix in quel Paese.

Gli intervistati però sono stati più indulgenti nei confronti degli spot se Netflix abbassasse i prezzi. Ma solo il 14% degli intervistati ha infatti dichiarato che rinuncerebbe all’abbonamento a fronte di uno sconto di almeno 2 dollari.  La percentuale è scesa al 12% con uno sconto di tre dollari.

I risultati dello studio sono stati basati su un sondaggio condotto su 1.765 consumatori di Tv statunitensi di età compresa tra 16 e 74 anni che guardano almeno un’ora di televisione alla settimana e hanno la banda larga in casa.

Lo studio di Hub arriva come detto quando gli esperti del settore pubblicitario speculano sull’ipotesi che Netflix un giorno possa aprire le porte dello streaming su abbonamento alla pubblicità. Ad un panel durante il Digital Content NewFronts di IAB in aprile, Joshua Lowcock dell’agenzia pubblicitaria UM ha detto che “non è possibile immaginare un mondo in cui Netflix sarà senza pubblicità per sempre”.

Netflix non trasmette spot, ma non per questo non ci sono altre forme di pubblicità, come ad esempio il product placement nei prodotti originali di Netflix stessa. L’azienda infatti a volte mostra prodotto di inserzionisti all’interno di programmi popolari. La relazione commerciale per questi posizionamenti è complicata: la società ha recentemente dichiarato alla Cnbc che accetta raramente collocamenti a pagamento, ma alcuni marchi pagano una terza parte per facilitare i posizionamenti di prodotti, spesso su richiesta dei creatori di spettacoli.

Negli Usa Netflix ha annunciato il suo ultimo aumento dei prezzi a gennaio, aumentando il suo piano “standard HD”, il più popolare, da 11 a 13 dollari (e operando lo stesso aumento simmetricamente in altri Paesi tra cui l’Italia). La società ha finora optato per cercare di governare i flussi dei nuovi abbonamenti e offrire miliardi di dollari in debito sul mercato per alimentare la sua consistente fame di liquidità. Netflix ha sempre resistito all’uso della pubblicità per coprire i suoi costi. In un’intervista del 2015, Reed Hastings aveva detto a Reuters: “Il nostro focus è di essere senza pubblicità”.

I rivali di Netflix però stanno scegliendo una strada diversa: Hulu e Comcast NBCUniversal stanno costruendo modelli supportati da pubblicità, guidati dall’idea che alla fine anche Netflix supporterà gli annunci.

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