LE ACCUSE

Neuralink, via all’indagine federale: nel mirino i test sugli animali

Il Dipartimento americano dell’Agricoltura apre un’inchiesta sulla morte di 1.500 cavie utilizzate per sperimentare i chip da impiantare nel cervello umano. Nuove grane per Musk

Pubblicato il 06 Dic 2022

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Mille e cinquecento animali, di cui 280 tra pecore, scimmie e maiali, a cui almeno a partire dal 2018 sarebbero state inflitte inutili sofferenze durante alcuni test, provocandone la morte, al di là delle necessità della ricerca scientifica. Questo il bilancio alla base dell’indagine per violazione del benessere degli animali aperta dal Dipartimento dell’Agricoltura americano nei confronti di Neuralink – società del miliardario Elon Musk, specializzata nella produzione di apparecchiature mediche hi-tech – in seguito alle denunce di alcuni suoi dipendenti.

Sofferenze inutili durante i test sugli animali

Secondo questi ultimi la quantità e il ritmo delle sperimentazioni sarebbero stati aumentati su insistenza dello stesso Musk. Lo staff della società, nello specifico, avrebbe lamentato test condotti in fretta tale da dover essere ripetuti diverse volte, causando sofferenza e morte degli animali.

Neuralink continua a lavorare sui chip cerebrali

L’indagine arriva mentre Neuralink è impegnata nello sviluppo di un chip da impiantare nel cervello, per aiutare le persone paralizzate a camminare e curare altri problemi neurologici. Il dispositivo in fase di sperimentazione, grande come una moneta, contiene un impianto cerebrale informatico, che Neuralink vuole impiantare entro sei mesi in un cervello umano, allo scopo di trasmettere informazioni cerebrali con un’interfaccia computerizzata, così da indagare su alcune patologie e migliorare la ricerca medico scientifica per l’individuazione di cure.

Funzionalità del chip testate su una scimmia

Il dispositivo consiste in un piccolo chip dotato di fili ed elettrodi che, una volta impiantato nel corpo umano (attraverso un robot che rimuove un pezzo di cranio), è in grado di leggere le onde cerebrali, che verranno poi tradotte da un altro dispositivo, collocato esternamente. L’obiettivo di questa interfaccia cervello-computer, nota come Bci (Brain-computer interface), è almeno all’inizio quello di permettere a una persona con condizione di handicap, come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), di comunicare con l’esterno attraverso i propri pensieri. L’azienda aveva dimostrato le sue funzionalità testandola proprio su una scimmia, che ”digita telepaticamente” su uno schermo. Il dispositivo Neuralink, infatti, sarebbe in grado di tradurre i picchi neuronali in dati, che possono essere interpretati da un computer.
 
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