LA PROPOSTA

Intelligenza artificiale, reddito di base universale per chi perde il lavoro

Questa la via d’uscita secondo il Centres for European Policy Network che stima 20 milioni di posti a rischio in Europa da qui a 10 anni se non si interverrà con misure ad hoc. Una “tassa sui robot”, ipotesi alternativa, sarebbe meno efficace e potrebbe avere impatti distorsivi sul mercato

Pubblicato il 14 Feb 2024

intelligenza artificiale

Circa 20 milioni di lavoratori in Ue perderebbero il posto di lavoro a breve termine se non si prendono rapidamente delle precauzioni, vista la velocità di sviluppo dell’intelligenza artificiale. È quanto emerge da uno studio del Centres for European Policy Network (Cep), in cui si sottolinea come siano i lavoratori più qualificati quelli più esposti all’impatto della nuova tecnologia.

“Circa un posto di lavoro su dieci nell’Ue sarà direttamente interessato entro la fine di questo decennio – spiega il ricercatore del Cep di Berlino, Anselm Küsters, autore dello studio insieme ad Eleonora Poli – Lo spettro va dai manager e dai consulenti agli avvocati e agli specialisti di marketing”.

Per prevenire le distorsioni del mercato del lavoro e costruire la resilienza sociale, i ricercatori suggeriscono di adattare i sistemi di sicurezza sociale e propongono una nuova concettualizzazione dell’idea di reddito di base paneuropeo ossia una misura collettiva di condivisione dei rischi che, a differenza di una “tassa sui robot”, risulti meno distorsiva dal punto di vista economico.

Il reddito di base universale (Ubi)

“L’implementazione di schemi di test per il Reddito di Base Universale (Universal basic income – Ubi) ha mostrato risultati promettenti sul fronte dell’occupazione e del benessere delle persone, sfidando lo scetticismo di lunga data sulla sua  fattibilità e praticità – si evidenzia nello studio – Un Ubi paneuropeo potrebbe essere finanziariamente sostenibile riorganizzando alcuni investimenti sociali esistenti e introducendo strategie fiscali digitali innovative”.

Mancano però prove empiriche complete sugli effetti a lungo termine dell’Ubi sugli incentivi al lavoro e su come l’AI possa colmare la carenza di lavoro qualificato. Per questo, sottolinea il Cep, servono ulteriori dati prima di implementare qualsiasi progetto di Ubi in tutta Europa.

La tassa sui robot poco efficace

La definizione, invece, di una tassa sui robot non sarebbe altrettanto efficace per governare la trasformazione e arginare lo tsunami che l’AI rischia di alimentare. Secondo il Cep questo di tipo di imposta potrebbe avere effetti distorsivi sul mercato.

Al contrario “una forma di reddito di base potrebbe servire come un tampone più efficace durante i periodi di sconvolgimento tecnologico e aiutare a compensare la mancanza di domanda aggregata in economie sempre più digitalizzate”, puntualizza lo studio. Inoltre l’Ubi alimenterebbe un meccanismo efficiente per ricollocare lavoratori e imprese in maniera più flessibile, così come richiesto dall’economia globalizzata. Infine funzionerebbe anche da strumento di remunerazione per i dati che gli utenti mettono a disposizione delle Big tech, utilizzando i loro servizi.

Ubi, uno strumento di condivisione del rischio “digitale”

Per essere un mezzo efficace, però l’Ubi  deve essere reinventato ed essere non solo un mezzo di supporto, ma piuttosto una misura di condivisione del rischio collettiva per aiutare i cittadini a migliorare o riqualificare le loro competenze.

“Se inquadriamo l’Ubi da questa prospettiva, potrebbe anche essere finanziato dagli utili generati dall’AI, dato che ogni cittadino è un ‘lavoratore AI’, fornendo all’industria digitale i dati necessari per funzionare – si sottolinea nella ricerca – Nell’era dell’AI generativa, l’Ubi non dovrebbe essere considerato come uno strumento socio-politico generico, ma come una possibile risposta concettuale a caratteristiche specifiche della tecnologia digitale e ai suoi effetti sistemici sull’educazione e sul mercato del lavoro”. Rendendo la società più inclusiva e resiliente di fronte ai rapidi progressi tecnologici e allo stress geopolitico.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati

Articolo 1 di 5