Ntt Data pronta a digitalizzare 3mila opere del Vaticano - CorCom

IL PROGETTO

Ntt Data pronta a digitalizzare 3mila opere del Vaticano

Il progetto vale 18 milioni di euro e dovrebbe essere coperto per intero da donazioni e sponsorizzazioni

08 Giu 2014

Luciana Maci

«Tutte le tecnologie e conoscenze accumulate da Ntt Data permetteranno di conoscere e studiare l’immenso patrimonio culturale della Biblioteca Vaticana». Lo dice Patrizio Mapelli, presidente e ceo di Ntt Data Emea, che spiega nei dettagli quale sarà il ruolo dell’azienda giapponese di soluzioni IT, presente in 40 Paesi, impegnata nella massiccia opera di digitalizzazione dei manoscritti in possesso della Santa Sede.

La Biblioteca Vaticana ha già digitalizzato circa 6.800 testi attraverso collaborazioni con enti e fondazioni. Perché ora entra in campo Ntt Data?

Finora tutte le attività di archiviazione si sono svolte in maniera frammentata da parte di enti o gruppi senza scopo di lucro, ciascuno dei quali, individualmente o in forma collettiva, ha dato un contributo in diverse aree del progetto. Ci sono però limiti nel lavoro, pur stimabile, di queste organizzazioni: la lentezza di svolgimento e le quantità ridotte di documenti che possono essere archiviati. Per questo motivo la Biblioteca Apostolica Vaticana ha optato per un progetto complessivo a lungo termine.

Ci descrive le procedure?

Il progetto si svilupperà in tre fasi: scanning, salvataggio e fruizione. Lo scanning del materiale verrà effettuato da personale esperto di Ntt Data direttamente presso la Biblioteca Vaticana: personale che è stato formato sulle modalità con cui trattare fisicamente questi delicatissimi documenti. Verranno utilizzati speciali scanner. All’inizio opereremo con tre ma prevediamo di averne a disposizione cinque entro la fine del progetto.

E il salvataggio dei file?

Il sistema di archiviazione digitale dei manoscritti si basa sulla tecnologia di Ntt Data Amlad, un sistema di archiviazione sul cloud particolarmente efficace per la sicurezza e semplicità di utilizzo. Le caratteristiche di Amlad consentiranno la gestione e registrazione dei metadati con un alto livello di flessibilità. Per assicurare l’archiviazione di lungo termine le immagini saranno salvate in formato Fits, largamente utilizzato in astronomia. Lo abbiamo scelto perché molto diffuso e in grado di garantire alti livelli di compatibilità e durata nel tempo.

Avete preso in considerazione misure di disaster recovery?

Certamente. Stiamo lavorando a un sistema di disaster recovery che prevede sistemi di back-up in differenti sedi. Del resto il Giappone, Paese a forte rischio sismico, è da tempo all’avanguardia nelle modalità di prevenzione e gestione dei disastri.

Parliamo della fruizione.

Le immagini digitalizzate saranno fruibili online. Entro il 2018 contiamo di digitalizzare 3.000 manoscritti. Aggiungendosi agli altri già digitalizzati o in corso di digitalizzazione attraverso iniziative parallele, saranno in tutto 15mila i testi cartacei che tra quattro anni saranno passati al digitale. Grazie alla funzione Image Viewer di Amlad l’utente avrà la possibilità di effettuare ricerche da diverse angolature e accedere facilmente ai documenti ricercati utilizzando un browser che consente di visualizzare i documenti.

Qual è il costo del progetto?

È stimato intorno ai 18 milioni di euro, in parte investiti da Ntt Data, in parte dalla Biblioteca, e dovrebbe essere interamente coperto da donazioni e sponsorizzazioni. Sarà possibile sostenere la digitalizzazione delle opere attraverso donazioni online. Ntt Data sta infatti sviluppando un servizio che permetterà di identificare il nome del sostenitore.

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