Obiettivo ecosistema digitale: Ibm fa “rete” (anche) con le micro-imprese italiane - CorCom

SPONSORED STORY

Obiettivo ecosistema digitale: Ibm fa “rete” (anche) con le micro-imprese italiane

Norme al passo coi tempi possono spianare la strada della digitalizzazione ma il ruolo dei colossi dell’Ict è ancor più importante nel sostegno alle aziende che si trovano a dover affrontare la complicata sfida della riorganizzazione di modelli e processi. Ecco come nasce il connubio vincente

23 Nov 2020

Cosa hanno in comune Ibm, multinazionale leader del mercato IT che opera in tutto il mondo con centinaia di migliaia di dipendenti e le piccole, piccolissime startup? Cosa può legare la società americana a srl italiane che operano in nicchie di mercato? Sicuramente la ricerca dell’innovazione a tutti i livelli, la volontà di proporre soluzioni sempre più innovative e sempre più funzionali per i propri clienti pubblici e privati. Ma questa identità di scopo non può bastare a far incontrare due entità così diverse tra loro, non può bastare a creare un modus operandi comune in grado di fare sinergia tra organizzazioni così differenti per dimensioni, storia, procedure e policies aziendali.

Ci ha pensato prima l’Unione Europea, con lo Small Business Act del 2008, una serie di azioni legislative comunitarie finalizzate – attraverso il mondo delle Pmi – a rafforzare la dimensione sociale, a coniugare in maniera efficace e coerente la ripresa economica, la crescita e l’occupazione, lo sviluppo sostenibile e l’attenzione al green. In sostanza dare spazio e voce a quelle Pmi che in molti paesi, Italia compresa, sono l’ossatura economica della società.

Da allora i vari governi che si sono succeduti in Italia hanno compiuto passi importanti per sostenere questo indirizzo, introducendo non solo misure di semplificazione normativa per rendere più semplice la vita al “piccolo”, ma anche incentivi finalizzati a una partecipazione sempre maggiore agli appalti pubblici, rimuovendo o smussando quei vincoli che per anni hanno escluso Pmi e Start-up dalle gare più importanti a livello nazionale.

Una notevole spinta in questa direzione è stata data sicuramente dalla committenza pubblica in generale e dalla Consip in particolare, che, da una parte ha normato – semplificandola – la partecipazione di Pmi, Consorzi e Reti di Impresa nelle gare d’appalto e dall’altra ne ha incentivato la partecipazione rendendo questi soggetti “appetibili” da parte delle grande aziende e delle Corporation internazionali legando maggiori punteggi tecnici all’inserimento funzionale e mirato, nei Raggruppamenti Temporanei di Imprese, di startup e Pmi innovative.

Non basta però una legge o un disciplinare di gara a rendere possibile e agevole la collaborazione tra una Rete di piccole imprese e un soggetto di grandi dimensioni qual è una multinazionale IT come Ibm. Serve prima di ogni cosa la volontà di tradurre in un modello organizzativo concreto ed efficiente un principio collaborativo “consigliato”, se non sancito, dalla legge.

Se ne è dibattuto con startup e Pmi durante l’Ibm Ecosystem Summit del 13 ottobre scorso, e due dirigenti apicali di Ibm Italia svelano come sono riusciti a realizzare questo connubio operativo tra la loro organizzazione complessa e il micro-mondo parcellizzato delle Pmi innovative.

Francesco Stronati, Ibm Vice-President, Responsabile del Settore Pubblico Ibm Italia

Quali sono i rapporti collaborativi tra Ibm Italia e le Pmi innovative del settore IT?

Ibm è convinta che le startup e le Pmi innovative rappresentino un fattore determinante per il successo del processo di digitalizzazione del Paese. Per questo ha aderito con entusiasmo ad un indirizzo sicuramente suggerito dal legislatore e ribadito da Consip, ma che nei fatti Ibm ha sempre ricercato e attuato e che ha concretizzato anche nella partecipazione congiunta con queste realtà alle grandi gare strategiche bandite da Consip in attuazione del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione.

Quali vantaggi possono derivare per la PA italiana da questa collaborazione?

Sono vantaggi che abbiamo avuto modo di verificare concretamente sul campo, proprio nella partecipazione agli appalti pubblici IT. In particolare, grazie a questo tipo di collaborazione,  possiamo offrire alle amministrazioni italiane sia centrali che locali un nuovo modo “fuori dagli schemi” di concepire il processo di digitalizzazione; una modalità che solo la flessibilità delle startup innovative può garantire, ma, nello stesso tempo, è possibile garantire alla stessa amministrazione quella garanzia di stabilità e solidità che possono dare solo i processi strutturati e collaudati di un grande player IT. Un altro grande vantaggio è indubbiamente la capacità di considerare ogni tematica in un’ottica “Glocal”, cioè sia globale che locale. Partecipando insieme a piccole realtà di eccellenza dislocate sul territorio, Ibm può capitalizzare e replicare best practice internazionali contestualizzandole a realtà nazionali o addirittura strettamente locali arrivando così a fornire un vantaggio esperenziale enorme alle amministrazioni pubbliche.

Operativamente come si realizza questa collaborazione? Quali difficoltà avete incontrato?

E’ ovvio che non è facile far dialogare una Corporation, con processi collaudati e ben strutturati, con le piccole realtà delle startup innovative che per natura sono invece fluide, destrutturate e in costante evoluzione. Occorre promuovere nuove interfacce, nuovi modelli organizzativi che sappiano coniugare la complessità di una Corporation con la flessibilità di una Start-up locale. In Ibm Italia ci siamo riusciti mettendo in campo anche il Tender Consulting Team, una struttura di specialisti dedicata alla partecipazione di Ibm agli appalti pubblici, specialisti che hanno saputo progettare e realizzare le nostre migliori risposte ai bandi di Consip e delle altre centrali di committenza italiane sia in termini di contenuti tecnici-economici che di alleanze. Questa struttura ha saputo realizzare, tramite l’istituto del subappalto o del Raggruppamento temporaneo di imprese, alleanze strategiche e funzionali per la singola gara anche con piccole aziende, con Consorzi o Rete di imprese, sfruttando così la flessibilità operativa di queste, all’interno della risposta alla gara. In particolare l’utilizzo di Consorzi, o, meglio ancora, di Reti di Imprese, rende possibile questa collaborazione tra “grande” e “piccolo”, perchè se è vero che la Rete è una struttura flessibile è vero anche che ha una interfaccia giuridica chiara, ben definita e riconosciuta dalle stazioni appaltanti, in grado quindi di permettere sia la partecipazione ad appalti complessi che il dialogo tra i responsabili Ibm e la Rete di imprese.

Daniela Scaramuccia, Responsabile Servizi per il Settore Pubblico, Ibm Italia

Può citare un caso concreto di questa collaborazione tra Ibm e Pmi?

Ce ne sono tanti, e tanti sono quelli di successo. Ma tra i casi più significativi e recenti vorrei sottolineare la collaborazione con P@agile, una Rete di Imprese italiane altamente innovative che conta oltre 400 specialisti su tutto il territorio nazionale. Fanno parte di P@agile aziende come Soft Strategy Bit, startup del gruppo Soft Strategy specializzata nella progettazione e implementazione di soluzioni software multi-piattaforma o Ecubit, startup specializzata nello sviluppo di soluzioni innovative in ambito sanitario; Boxoclock, specializzata nello sviluppo e produzione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico basati sull’utilizzo di dispositivi IoT; Camelot Biomedical Systems, impegnata sul fronte della trasformazione digitale in settori come la digital Healthcare o l’Industria 4.0. Ibm e la Rete di Imprese P@agile stanno collaborando per fornire una risposta altamente innovativa e flessibile alle esigenze della Pubblica Amministrazione italiana.

Avete già presentato delle proposte congiunte con la Rete di Imprese P@agile?

Sì. Abbiamo partecipato a una delle gare pubbliche più importanti e strategiche del Piano nazionale IT per le Pubbliche Amministrazioni. In questa gara Ibm ha guidato come capofila un raggruppamento composto da grandi aziende e da P@gile. L’obiettivo è stato proprio quello di garantire alle amministrazioni pubbliche italiane la solidità e la visione globale di una Corporation come Ibm, integrata dalla esperienza e dalla consulenza di grandi aziende e dalla agilità innovativa della Rete.

E’ una formula sulla quale Ibm è sicura di scommettere anche per il futuro, nella convinzione di poter offrire davvero un valore aggiunto nel complesso processo di trasformazione digitale del Settore Pubblico italiano e, più in generale, dell’intero Paese.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 2