Oi rilancia sul consolidamento, Tim Brasil: "Nessuna trattativa in corso" - CorCom

BRASILE

Oi rilancia sul consolidamento, Tim Brasil: “Nessuna trattativa in corso”

Btg pactual, socio di riferimento dell’operatore brasiliano, al lavoro su possibili M&A nel Paese. Alle porte un intervento di LetterOne per migliorare la situazione finanziaria. Ma la controllata carioca di TI chiarisce: “Aperti a opportunità di mercato”

07 Ott 2015

A.S.

Il consolidamento del mercato della telefonia mobile in Brasile torna in primo piano, e riprende quota una possibile alleanza tra Oi e Tim Brasil. A rilanciare la notizia sono stati oggi due quotidiano brasiliani, O Estado de S.Paulo e Valor economico, secondo cui Btg Pactual, grande socio di Oi, avrebbe avvitato una serie di colloqui per sondare il terreno su un possibile consolidamento con Tim Brasil, per un’operazione che farebbe nascere il maggior gruppo di telefonia mobile del Paese.

A supporto di questa prospettiva si cita il fatto che LetterOne, società che fa capo al miliardario russo Mikhail Fridman, potrebbe avere in programma un investimento in Oi che consentirebbe di migliorare la situazione finanziaria della società, mettendola nelle condizioni di affrontare l’operazione. Oi aveva già dato incarico a Btg l’anno scorso di valutare un eventuale alleanza con Tim, mentre a sua volta anche la controllata di Telecom Italia si era mossa per una possibile offerta su Oi.

Dal canto suo Tim Brasil è attenta a qualsiasi opportunità si possa presentare sul mercato ma non è in trattative con i concorrenti per eventuali fusioni o integrazioni, nemmeno con Oi. Lo dice un comunicato della controllata di Telecom Italia.

Alla fine di settembre, intanto, con la riunione del Cda Telecom che si è tenuta proprio in Brasile e con la decisione di confermare il piano di investimenti da 14 miliardi di Rejas, l’Ad di Tim Brasil Rodrigo Abreu aveva detto che il gruppo non sta perseguendo opzioni M&A in modo aggressivo, ma è comunque ben posizionato per beneficiare del consolidamento, aggiungendo che nel Paese ci sono “concorrenti con strategie insostenibili”, quindi più disponibili ad accordi.

Abreu ha citato NII Holdings, l’operatore Nextel, che, uscito dall’amministrazione controllata, ha ceduto le attività in Messico e ha riorganizzato i vertici in Brasile; AT&T che attraverso la controllata DirecTV ha meno di 6 milioni di sottoscrittori della pay-Tv e dovrà quindi crescere o uscire. E anche Oi che, nonostante l’alto indebitamento, sta studiando una possibile acquisizione della controllata brasiliana di Telecom. Ma rimane sempre in piedi la possibilità che Tim Brasil da possibile preda torni a essere cacciatore.

Il giorno dopo Giuseppe Recchi, presidente di Telecom, aveva confermato la strategicità del mercato brasiliano per Telecom Italia: “Il Brasile è sempre il Brasile – aveva detto Recchi – un paese con 240 milioni di persone che oggi vive una crisi perché i compratori hanno rallentato la domanda, ma questo fa parte di un cliclo. Per noi è un Paese strategico, noi siamo il secondo operatore mobile abbiamo una relazione con le istituzioni intensa e collaborativa”. Alla domanda sulla eventualità di una offerta per la cessione di Tim Brasil, Recchi aveva risposto: “Di fronte a qualunque offerta la risposta è mai dire mai”.