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L'ULTIMATUM

Opa ostile di Xerox su Hp: sul piatto 33,5 miliardi di dollari

L’azienda fissa al 25 novembre la deadline per la riapertura delle trattative. Sotto accusa il ripensamento senza motivazioni concrete: l’azione già valutata più del mercato. E qualcuno sospetta che ci sia lo zampino di Icahn che ha i piedi in entrambe le scarpe

22 Nov 2019

Antonio Dini

Xerox rilancia con un’offerta da 33,5 miliardi di dollari per l’acquisizione di Hp. Una vera e propria ostile che scatterà se le trattative precendentemente avviate e poi interrotte non riprenderanno entro il 25 novembre. Un ultimatum. Non c’è altro modo per leggere la contromossa di Xerox che segue il rifiuto di domenica scorsa da parte dei vertici operativi di HP di far acquistare l’azienda della West Coast con un valore di 22 dollari per azione, sostenendo che questa sottovalutava il reale valore dell’impresa.

Xerox passa però al contrattacco, citando un passaggio tecnico significativo: “Siamo confusi dal vostro approccio perché intanto il vostro stesso advisor finanziario, Goldman Sachs, dopo che avete annunciato il vostro piano di ristrutturazione ha messo il rating di “vendere” sul titolo HP con un obiettivo di 14 dollari”. Secondo quindici analisti interpellati dalla stampa americana il prezzo medio dei HP sarebbe di 20 dollari circa, quindi ancora sotto il premio che Xerox sarebbe disposta a pagare per una acquisizione.

Tra le ragioni del rifiuto da parte di HP di spostare il piano di acquisizione proposto da Xerox (dietro al quale ci sarebbe in realtà la regia del fondo-attivista di Carl Icahn, che partecipa a entrambe le società) c’è anche un motivo di opportunità: la fusione dei due capitali creerebbe un debito gigantesco, secondo i dirigenti di HP, e questo porterebbe a un forte disservizio nei confronti degli azionisti. Tuttavia HP non ha completamente chiuso la porta per una trattativa con Xerox, e attende di poter fare una diligence al contrario per vedere quali sono i termini dell’offerta dell’azienda della East Cost.

Successivamente Xerox ha dichiarato di aver accettato la richiesta di diligence da parte di HP ma ha anche sottolineato che la cosa non è stata reciproca perché HP non ha fatto altrettanto e si è anzi rifiutata.

“La richiesta di una diligence in una direzione sola è solo una tattica per prendere tempo”, hanno dichiarato i vertici di Xerox. Molti analisti sostengono che il matrimonio tra le due aziende, entrambi molto forti nel settore delle stampanti, avrebbe senso per smuovere un comporto altrimenti stagnante, ma ci sono anche molte incertezze soprattutto per via delle due differenti strategie di offerta e di prezzo. Icahn ha spiegato di non aver pensato a nessuna particolare struttura per l’accordo con HP, ma solo di agire per fare in modo che questo si realizzi. I titoli delle due aziende sono finora rimasti sostanzialmente statici.

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