Il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’Opas su Tim mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 30 centesimi di euro per ciascuna azione della telco messa sul mercato. Si tratta di un ritocco verso l’alto pari a circa il 18% del valore della parte cash dell’offerta.
La decisione del cda è arrivata ieri come risposta a un andamento non brillante: proprio nella giornata di ieri, del resto, il management di Tim aveva comunicato di aver consegnato all’offerta le proprie azioni. E tuttavia le adesioni erano arrivate al 6,15% del target, pari al 4,92% del capitale Tim, in aggiunta al 20% già posseduto da Poste, che ha anche rinunciato alla condizione di una soglia minima di adesioni per la validità dell’Opas pari al 66,67% del capitale.
Come conseguenza della pubblicazione della notizia, al momento la telco svetta con il maggiore rialzo tra i principali titoli di Piazza Affari. A metà mattina il titolo segnava un più 2,66% a 7,673 euro.
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L’evoluzione della strategia di Poste
L’eventualità di ritoccare l’offerta era stata inizialmente esclusa in quanto il valore iniziale era ritenuto coerente con gli obiettivi di creazione di valore legati alle sinergie tra i due gruppi, stimati superiori ai 700 milioni di euro al momento del lancio dell’operazione. Ora evidentemente il management punta sul ritocco per convincere il maggior numero di azionisti ad aderire, così da poter incorporare Tim e realizzare per l’appunto le sinergie previste.
La decisione del consiglio di amministrazione di Poste – che precisa che non ci saranno nuovi rilanci – si traduce come detto in un aumento di 0,3 euro della componente cash. Si sale quindi a 1,97 euro per azione, mentre resta immutato, a 0,218, il concambio in azioni Poste di nuova emissione per ogni titolo Tim consegnato.
L’impegno economico per la società dei recapiti – nota il Sole24Ore – nel caso di adesioni al 100%, salirebbe di circa 512 milioni rispetto ai 2,8 miliardi già messi a disposizione dal consorzio di banche guidato da Jp Morgan, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Unicredit e Intesa-SanPaolo. Poste ha sottoscritto ieri un contratto con le banche per aumentare l’importo del finanziamento.
“Con l’incremento del corrispettivo, il cda intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta”, spiega Poste in un comunicato. “I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste rimarranno sostanzialmente immutati”, con un “impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028”. La leva finanziaria pro-forma del nuovo gruppo, incluso l’incremento dei 512 milioni, “è prevista attestarsi su 1,5x a fine 2026”, si spiega nella nota diffusa. Poste conferma anche la politica dei dividendi della società sul 2026 e “l’impegno a una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027”.
Il commento degli analisti: “Una mossa pragmatica e razionale”
Una “mossa pragmatica” che evidenzia la “determinazione” di “concludere positivamente” l’offerta di Poste per Tim a costo di trasferire un po’ più di valore agli azionisti del gruppo telefonico in cambio di “una struttura azionaria più pulita“, che consente di “massimizzare la possibilità di estrarre sinergie, semplificare la governance e accelerare l’integrazione della piattaforma”. Così gli analisti di Intermonte e Kepler Cheuvreux valutano la decisione del cda di Poste.
Il gruppo, sottolinea Kepler, “ha migliorato la propria offerta su Tim di circa il 5%”, con un “costo cash incrementale di circa 0,51 miliardi di euro, trasferendo di fatto parte del valore dell’operazione dagli azionisti Poste alle minorities Tim. Ancora più rilevante” è la rinuncia alla soglia minima di adesione del 66,7% che riduce “in modo sostanziale” il rischio di completamento dell’operazione e con la riapertura dei termini e le dichiarazioni che il nuovo corrispettivo “è definitivo”, “segnala chiaramente la determinazione di portare a termine l’operazione“.
Kepler evidenzia poi che “per gli azionisti Poste, il trade-off è tra un valore trattenuto inferiore e una maggiore certezza esecutiva”, in quanto il rilancio “riduce meccanicamente il valore presente netto delle sinergie” compensandolo con “l’aumento della probabilità di un’adesione più alta” e dunque di “una struttura proprietaria più pulita”.
Sulla stessa linea Intermonte che parla di “mossa pragmatica volta a concludere positivamente” l’offerta. Gli esperti della banca d’investimento calcolano “un impatto finanziario limitato per Poste, con un aumento sensibile della probabilità di successo dell’operazione, eliminando il rischio legato alla soglia minima e rendendo più attrattiva l’adesione per gli azionisti di Tim”.
Secondo il broker, l’esborso massimo di 512 milioni “ha un impatto molto contenuto” sull’aumento dell’utile per azione e sulla leva finanziaria, “con levarage atteso gestibile” e utile per azione “accrescitivo già dal 2027”.
In questo contesto “riteniamo razionale il rilancio cash: Poste paga un prezzo modesto per aumentare il controllo su Tim e massimizzare la possibilità di estrarre sinergie, semplificare la governance e accelerare l’integrazione della piattaforma“, conclude Intermonte, ribadendo l’invito ai soci di Tim di “aderire all’offerta”.







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