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PUNTI DI VISTA

Open data e sanità, binomio vincente

Nell’era dei Big Data Analytcs la sfida è trasformare l’informazione in conoscenza: l’apertura dei dati crea efficienza e aumenta l’occupazione. E la fruizione diventa più semplice anche per i cittadini

18 Gen 2015

Massimo Casciello* e Gregorio Cosentino**

Sin dai suoi albori, l’informatica veniva vista come strumento in grado di migliorare le attività umane. Oggi le tecnologie digitali permettono di memorizzare su supporti sempre più miniaturizzati una mole enorme di dati, si sono diffuse unità di misura come Peta, milioni di miliardi di byte. Nello stesso tempo si sono sempre più diffuse tecnologie software che permettono di analizzare in dettaglio questi dati e di estrarne conoscenza, siamo entrati nell’epoca dei Big Data Analytics. Queste tecnologie avranno un impatto enorme anche in ambito sanitario. E innumerevoli sono i loro usi.

Per il miglioramento della diagnosi e della cura, permettendo per esempio ai Servizi di Anatomia Patologica – grazie alla introduzione del vetrino digitale e allo sviluppo di progetti per la messa in rete delle Anatomie Patologiche – di meglio supportare il medico nella diagnosi e di estrarre informazioni che costituiscono la fonte principale per l’attività dei Registri Tumori e conseguente creazione di una completa casistica regionale. Il Vetrino Digitale, infatti, per definizione, può essere consultato da ogni postazione di lavoro, evitando spostamenti dei vetrini o degli operatori stessi; in più, poiché viene messo in rete, permette ai medici specialisti di Anatomia Patologica, prima di emettere la diagnosi finale, di avere un confronto con altre diagnosi citologiche ed istologiche sullo stesso campione, o su campioni analoghi, e valutare la concordanza tra due o più osservatori, costruendo anche una preziosa fonte informativa a fini didattici e futuri confronti.

Per l’analisi epidemiologica, correlando tra loro dati spesso resi disponibili in archivi separati, e andando a rilevare la distribuzione e il tipo di patologia sul territorio, quali farmaci e dispositivi medici vengono prescritti, e quali sono i costi sostenuti, facendo benchmark tra le Regioni, per una migliore condivisione delle pratiche sia in termini di appropriatezza delle cure che di controllo della spesa sanitaria, risparmiando negli sprechi per poter reinvestire in innovazione per un maggior efficientamento della Sanità.

Per l’analisi delle prescrizioni farmaceutiche nei reparti ospedalieri, informatizzando il processo gestionale, riducendo al minimo le scorte di magazzino previo accordo, se possibile, con le case farmaceutiche in merito ai tempi di consegna, e incrociando i dati tra quanto prescritto e quanto riportato nella scheda di dimissione ospedaliera Sdo, ancora una volta migliorando l’appropriatezza e evitando gli sprechi (in un recente convegno il Presidente della Regione Lazio ha stimato un risparmio di 10 milioni annui se si arriverà a realizzare un magazzino unico sanitario).

La sfida, insomma, è trasformare l’informazione in conoscenza. Purtroppo – come segnalato in un recente convegno da Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat ed ex-ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del governo Letta – in Italia manca una diffusa cultura matematica e statistica, e non è facile per i non esperti riuscire a capire che cosa i dati stanno dicendo, ma “senza un minimo di conoscenza su come si fa a nuotare in quello che è chiamato il diluvio dei dati, visto che i dati sommergono la nostra vita e ci circondano continuamente, noi rischiamo di essere cittadini di serie B”. Infine, ma non meno importante, una analitica conoscenza dei dati sanitari può tradursi in uno strumento di supporto all’amministrazione e di trasparenza verso i cittadini.

Massima trasparenza vuol dire che tutto dovrà essere messo in Open Data, sempre aggregati nel massimo rispetto della privacy del paziente: patologie, farmaci e loro principio attivo, dispositivi medici, appalti, spese, valutazione management. I dati potranno essere lavorati da aziende informatiche o singoli sviluppatori che potranno realizzare applicazioni utilizzabili su smartphone e tablet, oltre a quelle previste dal ministero. In questo modo si offrono possibilità di lavoro per le imprese e un servizio di fruizione più semplice per gli stessi cittadini che potranno consultare una grande quantità di informazioni.

*Ministero della Salute

** Cdti

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