Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Oracle, non si placa il “caso” Hurd: ennesima denuncia ad Hp

La nuova causa mira a invalidare il patteggiamento sull’assunzione di Mark Hurd e l’accordo di sviluppo software tra le due rivali: Hp avrebbe deliberatamente “occultato” l’intenzione di assumere come ceo Leo Apotheker

01 Set 2011

Oracle ha depositato l'ennesima denuncia contro Hp in cui
chiede l'annullamento dell'accordo stipulato dalle due
aziende nella causa riguardante Mark Hurd. Oracle ritiene di essere
stata frodata perché è stata tenuta all'oscuro dei piani di
Hp di assumere l'ex dirigente Sap Leo Apotheker. Secondo Hp,
però, si tratta solo di una mossa per distogliere l'attenzione
dalla causa per l'abbandono dello sviluppo del chip
Itanium.

Nel dettaglio, questa volta Oracle ha chiesto a un tribunale della
California di rescindere l’accordo con Hewlett-Packard in merito
all’assunzione di Mark Hurd, ex chief executive di Hp.
 La
causa, registrata martedì presso la Santa Clara County Superior
Court come risposta alla causa intentata a giugno da Hp contro
Oracle, alza i toni del conflitto tra i due ex partner tecnologici
divenuti feroci avversari.

Il pomo della discordia è rappresentato dall’annuncio da parte
di Oracle di non offrire più supporto software per il
microprocessore Intel Itanium usato nei server Hp di alta gamma. Hp
si è rivolta al tribunale accusando Oracle di violare un vecchio
accordo di sviluppo tra le due aziende. Hp sostiene che tale
accordo era stato ribadito nel recente patteggiamento riguardante
l’assunzione di Hurd.

Dieci giorni dopo la firma di quell’accordo, però, Hp ha
annunciato la nomina di Leo Apotheker come nuovo chief executive.
Apotheker era stato chief executive di Sap, che è una diretta
rivale di Oracle. Oracle allora ha replicato su due fronti. Una
azione legale risponde alla prima causa di Hp e sostiene che il
patteggiamento su Hurd non conteneva un accordo formale di sviluppo
per il chip Itanium.
 Una seconda causa sostiene che anche se il
tribunale dovesse concludere che il patteggiamento per Hurd
contiene un accordo di sviluppo, tale patteggiamento va annullato
perché Hp non aveva rivelato di essere in procinto di assumere
Apotheker. I documenti legali di Oracle definiscono tale proposito
di assunzione “occultamento deliberato e attivo” di fatti
concreti e per questo Oracle chiede al tribunale di rescindere
l’accordo su Hurd.



Il core business di Oracle è il software, inclusi i grandi
database e una molteplicità di applicazioni per aziende. Hp è
fornitore di hardware e i suoi server con chip Itanium gestiscono
le operazioni di circa 140.000 granzi aziende nel mondo. Molti di
questi clienti usano anche software Oracle e le offerte
complementari delle due compagnie per lungo tempo le hanno rese
partner. Le cose sono cambiate quando

 Oracle ha acquisito il
produttore di computer Sun Microsystems nel 2010 e Hp ha cominciato
ad acquistare software: ognuna è entrata nel business
dell’altra. Di qui un’animosità cresciuta rapidamente e
acuitasi quando Hp ha licenziato il Ceo Hurd, che Oracle ha
prontamente assunto per gestire il settore hardware. Poi
l’escalation con la nomina di Apotheker, ex di Sap ma anche di
Oracle, nel ruolo di Ceo di Hp.

Intanto Oracle deve vedersela con i tribunali su un altro fronte,
anche più caldo: come riporta il Wall Street Journal, l’azienda
sarebbe sotto indagine da parte delle autorità americane per
accertare se abbia violato o meno la legge anti corruzione,
distribuendo tangenti. Le fonti del quotidiano finanziaro rivelano
che l’indagine è condotta congiuntamente dall’FbiI dal
dipartimento di Giustizia, per quanto riguarda l’aspetto penale,
e dall’Autorità di Borsa Sec (per gli aspetti civili).

Una legge americana del 1977 vieta alle aziende con sede negli
Stati Uniti di pagare tangenti a funzionari o dipendenti di aziende
pubbliche straniere per ottenere contratti. Secondo le indagini in
corso, Oracle sarebbe sospettata di aver effettuato “pagamenti
impropri” per chiudere accordi di fornitura di computer e servizi
in alcuni enti pubblici africani.