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FORUM PA 2016

Padoan: “PA digitale vero motore di crescita”

Il ministro dell’Economia al tavolo “Lo Stato innovatore” di Forum PA 2016: “Il Sistema-paese trae beneficio dai modelli di successo della PA che l’intero tessuto industriale può replicare”. Andrea Rangone Ceo Digital360: “Serve un elettroshock culturale e una chiara scaletta delle priorità nell’agenda dei Governi”

26 Mag 2016

Patrizia Licata

Lo Stato innovatore come motore della crescita economica del paese, stimolo al rinnovamento anche nel privato: questo il messaggio chiave dato dai player del mondo politico ed economico intervenuti al convegno “Lo Stato Innovatore: verso una PA 4.0 in un’economia 4.0” tenutosi oggi a Roma nell’ambito del Forum PA. All’intervento dell’On. Enza Bruno Bossio, che ha ricordato tra l’altro il primato della Calabria nella copertura ultra-broadband, sono seguite le considerazioni del Prof. Andrea Rangone, Fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e Ceo di Digital360, sul rapporto tra digitale e crescita e il ruolo di stimolo della PA, e le conclusioni del ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che è un player essenziale sia perché il MEF è il più grande grande acquirente di tecnologie – direttamente e tramite Consip – in grado quindi di fungere da driver per il mercato, sia perché il MEF, attraverso le politiche fiscali, può promuovere e indirizzare gli investimenti in innovazione tecnologica.

Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia e delle Finanze. Non solo crisi, assenza di inflazione e stretta sulla spesa: oggi i ministri dell’economia europei tornano a parlare di crescita. L’Europa può ritrovare la via della crescita grazie all’innovazione. Non è un processo semplice perché l’innovazione integra una molteplicità di aspetti: dalle idee alle risorse agli incentivi, ma è una sfida che si può vincere se si gioca a livello europeo – non ogni Stato da solo, ma tutti insieme in quel sistema economico integrato che deve mirare ad abbattere e non ricostruire barriere. Per questo l’Italia ha proposto una innovation union, per mettere insieme competenze, capitali, regole. In questa epoca digitale la PA ha un ruolo nuovo: è chiamata a migliorare la vita del cittadino ma anche a fungere da motore di crescita, facendo da stimolo a tutta l’economia. Dalla fatturazione elettronica all’informatizzazione delle Dogane, il sistema-paese trae beneficio dai modelli di successo della PA che l’intero tessuto industriale può replicare, non come imposizione ma come esempio di modo efficiente di fare. Una PA così modernizzata ha bisogno però non solo di tecnologie ma di nuovi processi, perché questi cambiano il modo di fare, i comportamenti, e producono risultati, e i risultati sono sia la misura del successo delle riforme strutturali, sia lo strumento per aumentare l’attrattività del sistema Italia e il suo peso sullo scacchiere internazionale. La PA italiana è piena di best practice ma dobbiamo diffonderle più capillarmente e sfruttare meglio le risorse della nostra pubblica amministrazione: questo è l’obiettivo della riforma della PA che è uno dei pilastri dell’agenda del governo. L’Italia sta facendo bene: dobbiamo continuare su questa strada diffondendo le buone pratiche in modo che diventino la norma e non più l’eccezione.

Andrea Rangone, Fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Ceo di Digital360. Digitale uguale crescita: dati alla mano, le economie che tirano sono quelle che puntano sull’innovazione. Ma l’Italia a che punto è? Se guardiamo al rapporto tra investimenti in digitale e Pil e ci confrontiamo all’Europa dei 28, abbiamo un ritardo di 23 miliardi di euro annui rispetto alla media; se consideriamo gli investimenti in start-up, il nostro gap imprenditoriale equivale a 300 milioni di euro annui. La quarta rivoluzione industriale sta cambiando il mondo e l’Italia rischia di diventare un’economia marginale se accumula ancora ritardo. Per recuperare posizioni, il primo fattore abilitante è la mentalità: occorre un vero elettroshock culturale perché, anche se si parla tanto di digitale, i nuovi concetti e paradigmi non sono arrivati a permeare fino in fondo il modo di pensare e di fare (nell’impresa, nella PA, nella politica, nell’accademia). La politica in particolare ha un ruolo fondamentale di innesco della trasformazione culturale del paese; negli ultimi anni è emersa un’importante attenzione al digitale e il secondo elemento chiave è che il governo dia sempre più spazio nella sua agenda al digitale e alla nuova imprenditorialità. Infine, la PA assuma il ruolo di esempio e di traino perché una PA che investe in digitale realizza tre benefici contemporaneamente: si modernizza, fa da sprone a tutta la filiera dei fornitori di innovazione (essendo un importante acquirente) e funge da modello di buone pratiche che l’intero sistema paese può seguire con succcesso, come accaduto con la fatturazione elettronica.

Enza Bruno Bossio, Componente – Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica. Se gli ecosistemi digitali sono la chiave per creare innovazione e crescita in Italia, c’è solo una ricetta per realizzarli: la collaborazione tra Stato e impresa. Non chiediamoci se serve che la PA faccia di più o di meno: quel che conta oggi è che la PA faccia meglio, supporti e investa nel digitale. Gli obiettivi fissati dall’Europa, per esempio con la Digital Agenda o con la strategia per il Mercato unico digitale, ci aiutano, ma anche l’Italia sta facendo la sua parte: il governo ha dato le coordinate su come procedere per realizzare la nuova rete in banda ultra-larga e ha un preciso piano per la crescita digitale. La PA 4.0 è una PA che adotta un’ottica digital first, che si trasforma col digitale esattamente come fa l’impresa nel nuovo paradigma dell’Industria 4.0. Per la pubblica amministrazione i pilastri di questo rinnovamento sono Spid e l’Anagrafe unica: progetti già partiti e in cui occorre solo andare avanti e migliorare il coordinamento tra i vari enti della PA. Sull’Industria 4.0 la Commissione Attività Produttive del Parlamento ha avviato un’indagine conoscitiva; ora il compito del pubblico e del privato è spingere di più sulle competenze e sull’alfabetizzazione digitale, non solo come utilizzo delle tecnologia ma anche come programmazione (coding).

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