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L'INTERVISTA

Pagamenti digitali, Lorenzo Greco: “Switch off PA per trainare il Paese”

Il numero uno di Dxc Technology in Italia: “Basta con gli alibi. Serve una misura shock per innescare il cambiamento reale. Fattura elettronica esempio virtuoso, replicare modello”

19 Nov 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Spingere l’utilizzo delle transazioni elettroniche: è questa una delle misure più importanti della Manovra finanziaria. Il dibattito è ancora aperto ma le stime sull’impatto della misura in termini di Pil e di digitalizzazione del Paese parlano chiaro. Secondo Bankitalia gli incentivi previsti dal governo determinerebbero un aumento di circa il 10% dei pagamenti digitali. Nonostante gli innegabili benefici sulla misura non c’è però totale condivisione di intenti: molte le polemiche e le criticità sul cammino, a partire da quelle innescate sul fronte del costo delle commissioni degli esercenti e, ancor di più, sul rischio di mettere in difficoltà le fasce più “deboli” della popolazione, in particolare quelle meno avvezze all’uso del digitale.

Ed è su quest’ultimo punto, in particolare, che Lorenzo Greco, numero uno di Dxc Technology in Italia – colosso mondiale da 20 miliardi di fatturato annuo, oltre 400 milioni in Italia –lancia il j’accuse esortando l’esecutivo a tradurre in fatti concreti i buoni propositi, senza se e senza ma. “Basta con gli alibi. L’Italia ha bisogno di uno shock se davvero si vuole accelerare sulla trasformazione digitale – dice in un’intervista a Corcom -. E per innescare la svolta vera bisogna partire dalla pubblica amministrazione con obblighi e misure radicali”.

Greco, perché proprio dalla PA?

Basta guardare a cosa è successo con la e-fattura. È questo il modello di riferimento. Gli obblighi, ampiamente criticati prima che entrasse in vigore la misura, hanno rappresentato la chiave di volta. E a dispetto degli allarmi e dal caos paventati da molti il tempo e i fatti hanno dimostrato ben altro, al punto da trasformare la misura italiana in una best practice internazionale. Con i pagamenti digitali bisogna procedere proprio replicando questo modello: imporre le transazioni digitali partendo dalla Pubblica amministrazione consentirebbe di aggiungere un importante tassello nell’ambito delle politiche di digitalizzazione della macchina pubblica e al contempo di trainare la digitalizzazione dell’intero Paese, contribuendo a ridurre quel gap che ci lascia indietro nelle classifiche internazionali e che frena la competitività. Le tecnologie ci sono e bisogna sfruttarle al meglio in ottica di efficienza, abbattimento dei costi e quindi, a catena, di punti di Pil.

Da dove iniziare, quindi?

Partirei dal rendere obbligatori i pagamenti digitali verso le scuole. Il sistema “Pago in rete” è già pronto, funzionante e disponibile per tutti ma non è ancora sufficientemente diffuso. Questa iniziativa avrebbe una doppia valenza perché da un lato coinvolgerebbe una platea fatta da 8 milioni di famiglie, e dall’altro rappresenterebbe un esempio virtuoso di cittadinanza digitale per le nuove generazioni che vivono e si formano all’interno delle nostre scuole. Data la rilevanza e l’impatto dell’iniziativa servirebbe un piccolo investimento da parte degli istituti di pagamento attraverso l’abbattimento delle commissioni.

Ma le PA dovranno investire. E le risorse sono scarse.

Questo è un altro alibi. Nel caso dei pagamenti verso le scuole gli investimenti sono già stati fatti e non servono nuove risorse. I benefici che si ottengono con gli investimenti nel digitale sono notevoli. E si possono ottenere già nel breve periodo. Il mercato offre tutte le soluzioni e le competenze necessarie. La verità è che bisogna intraprendere – senza più nessun indugio – un percorso di digital transformation e che questa è l’unica strada percorribile da parte della PA e delle aziende tutte. Dxc Technology, ad esempio, rappresenta l’esempio concreto di come un’azienda “tradizionale” debba trasformarsi ed evolversi per stare al passo con le rinnovate esigenze del mercato. È un processo inevitabile, l’alternativa è sparire. Nei giorni scorsi il nuovo President e ceo Mike Salvino ha annunciato i nuovi piani di Dxc Technology e la svolta digitale rappresenta il pilastro numero uno della crescita futura.

In cosa consiste la nuova strategia digitale di Dxc?

Ci concentreremo sull’aiutare i nostri clienti lungo tutto lo stack tecnologico che compone i sistemi informativi con soluzioni differenziate per settore di attività dei nostri clienti.

Questa nuova strategia è stata definita con l’obiettivo della crescita aziendale e si poggia su tre pilastri fondamentali: le nostre persone, i nostri clienti e l’eccellenza operativa.

Come sosterrete questa crescita?

Quello che abbiamo definito come enterprise technology stack include i servizi Ito, il Cloud e la Cyber Security, i servizi applicativi dove possiamo vantare anche nostre soluzioni verticali, Big Data ed Analytics ed infine i servizi di Advisory e Consulting. Come si vede stiamo puntando sulle tecnologie innovative, cloud e big data in primis, facendo leva su intelligenza artificiale e machine learning per innovare l’offerta. Sul fronte cloud vantiamo partnership importanti: nei giorni scorsi abbiamo siglato un importante accordo con Google Cloud che si aggiunge a quelli già attivi con Aws e Microsoft. E stiamo lavorando con VMware per il lancio di tutta una serie di servizi innovativi per il cloud multipiattaforma.

E sul fronte big data?

Stiamo investendo molto sul fronte analytics, ossia sulla valorizzazione strategica delle informazioni per fornire insights fondamentali nei processi decisionali. Qui senza dubbio intelligenza artificiale e machine learning rappresentano le tecnologie di frontiera.

Questo vuol dire che dovrete dotarvi di nuove competenze?

Il tema delle competenze è fondamentale. In Italia, dove Dxc Technology conta circa 2000 professionisti distribuiti nelle sedi di Milano, Roma, Torino, Bari e Sestri Levante; Abbiamo già assunto 300 persone negli ultimi 18 mesi e abbiamo riconvertito e riqualificato 200 risorse portandole da competenze “tradizional” a quelli digital. Nel corso degli anni abbiamo investito diversi milioni di euro nella formazione e continuiamo a spingere molto in tal senso.

Molte aziende lamentano la scarsità di figure professionali sul mercato. Voi dove le trovate?

Le figure più ambite sul mercato italiano sono al momento gli ingegneri. E naturalmente i data scientist e quelle figure senior in grado di coniugare skill tecnologiche con competenze di tipo manageriale. Ma anche su questo fronte abbiamo deciso di passare all’azione con investimenti ad hoc. Attraverso il Dxc Campus Tour collaboriamo con 18 tra le maggiori università italiane con programmi mirati alla selezione ed alla formazione di giovani da inserire in azienda. E stiamo lanciando con il Centro Elis un’Accademia per formare una ventina di professionisti sui temi del Machine Learning, dell’artificial intelligence e dei big data. Bisogna anticipare le richieste di mercato e attrezzarsi di conseguenza. I clienti oggi non possono permettersi di aspettare: ci vorranno anni per la disponibilità di laureati in discipline innovative. Per questo è necessario agire contribuendo attivamente alla formazione di risorse adeguate.

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