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TAX RULING

Paradisi fiscali addio, giro di vite dell’Europa

La Commissione Ue: tutti i 28 Stati dovranno rendere pubblici i dettagli degli accordi stretti con le multinazionali. L’operazione scattata dopo le rivelazioni sugli “sconti” strappati da Apple, Amazon, Starbucks in alcuni Paesi. “Serve più trasparenza fiscale”. Google Italia: “Bene che Europa prenda in mano la questione”

18 Mar 2015

r.c.

Addio paradisi fiscali, l’Europa dà un giro di vite agli “sconti” per le multinazionali. La svolta è contenuta nel pacchetto di misure sulla trasparenza fiscale presentato oggi dalla Commissione Ue. La direttiva (fu richiesta dal Consiglio Ue nel dicembre scorso), sarà trasmessa al Parlamento per consultazione e al Consiglio per l’adozione: gli Stati dovrebbero raggiungere un accordo entro la fine del 2015, in modo che possa entrare in vigore il 1º gennaio 2016

L’operazione è scattata all’indomani delle rivelazioni sugli “sconti fiscali” applicati da alcuni Stati a multinazionali come Amazon (in Lussemburgo), Apple (in Irlanda) ma anche Starbuck (in Olanda).

Secondo la proposta tutti i 28 Stati dell’Unione saranno obbligati ogni tre mesi a rendere pubblici i dettagli degli accordi fiscali che hanno stretto con le multinazionali: una mossa con cui Bruxelles punta a limitare i tentativi di alcuni governi di “sedurre” le aziende offrendo “sconti” fiscali: pratica del tutto “unfair” etichettata come “sweetheart tax deal“.

Questo perché attualmente, gli Stati Ue condividono pochissime informazioni sugli accordi stretti con le multinazionali, ed è a discrezione di ognuno decidere se un accordo sia rilevante per gli altri. Un sistema di “sweetheart tax deal” che porta spesso i vari Paesi a essere all’oscuro del tipo di obblighi fiscali che le multinazionali hanno con gli altri Paesi. Questo consente alle grandi aziende di spostare i loro profitti da una filiale all’altra in diversi Stati in base al trattamento fiscale più conveniente, evitando così di pagare per i profitti che realizzano in altri Stati. Come è avvenuto, ad esempio, nei casi di Starbucks in Olanda e di Amazon in Lussemburgo.

“La mancanza di trasparenza è stata sfuttatta da alcune società per ridurre artificialmente il loro contributo fiscale”, scrive la Commissione che, per rimediare alla situazione, propone di rimuovere il margine di discrezionalità ed interpretazione.

Simona Panseri, Google Italia: “Noi operiamo nel rispetto delle norme – ha detto intervenendo a Roma alla presentazione di un progetto della società -, abbiamo sostenuto che è opportuno considerare se siano ancora valide o se vadano riviste: questo è compito dei governi, ed è importante che in ambito Ue si stia parlando di questo”.

Si stima che l’elusione dell’imposta sulle società privi i bilanci pubblici degli Stati membri dell’Unione di vari miliardi di euro l’anno. Compromette inoltre l’equa ripartizione degli oneri tra i contribuenti e la concorrenza leale tra le imprese. Le società sfruttano la complessità delle norme fiscali e la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri per trasferire gli utili e ridurre al minimo le loro imposte. Potenziare la trasparenza e la cooperazione è pertanto fondamentale nella lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva e le pratiche fiscali abusive.

“Il pacchetto sulla trasparenza fiscale presentato oggi – scrive la Commissione – mira a garantire che gli Stati membri dispongano delle informazioni di cui hanno bisogno per proteggere le loro basi imponibili e individuare efficacemente le imprese che cercano di eludere la loro giusta quota di tasse”.

“Ognuno deve pagare la giusta quota di tasse. Questo principio vale per le multinazionali come per tutti gli altri. Con la proposta odierna sullo scambio automatico di informazioni le autorità fiscali sarebbero in grado di individuare più efficacemente lacune in materia fiscale o duplicazioni di imposta tra gli Stati membri. Nei prossimi mesi proporremo azioni concrete per porre rimedio a tali lacune o duplicazioni. Ci impegniamo a dare seguito alle promesse con azioni reali, credibili ed eque”, ha dichiarato il Vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale.

Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “Non possiamo più tollerare le società che evitano di pagare la loro giusta quota di tasse e i regimi che consentono loro di farlo. Bisogna ricostruire il nesso tra il luogo in cui le società realizzano effettivamente gli utili e il luogo in cui sono tassate. Per conseguire questo obiettivo gli Stati membri devono dare prova di apertura e lavorare insieme. Questo è l’obiettivo che l’odierno pacchetto sulla trasparenza fiscale si propone di conseguire.”

L’elemento centrale del pacchetto sulla trasparenza fiscale presentato in data odierna è una proposta legislativa intesa a migliorare la cooperazione tra gli Stati membri in relazione ai ruling fiscali transfrontalieri da essi emanati; il pacchetto mira a segnare l’inizio di una nuova era di trasparenza.

Attualmente lo scambio di informazioni tra gli Stati membri sui ruling fiscali è estremamente ridotto. È a discrezione dello Stato membro decidere se un ruling fiscale potrebbe essere pertinente per un altro paese dell’Unione. Di conseguenza gli Stati membri spesso non sono a conoscenza di ruling fiscali transfrontalieri emanati da altri paesi dell’UE che possono avere ripercussioni sulla loro base imponibile. La mancanza di trasparenza sui ruling fiscali viene sfruttata da alcune società per ridurre artificialmente la loro contribuzione fiscale.

Per ovviare a questa situazione, la Commissione propone di eliminare tale margine di discrezione e interpretazione. Gli Stati membri saranno ora tenuti a scambiare automaticamente le informazioni sui loro ruling fiscali. La Commissione propone di fissare un calendario rigoroso: ogni tre mesi le autorità fiscali nazionali dovranno inviare una breve relazione a tutti gli altri Stati membri in merito a tutti i ruling fiscali transfrontalieri da esse emanati. Gli Stati membri potranno poi chiedere informazioni più dettagliate su un determinato ruling.

Lo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali consentirà agli Stati membri di individuare talune pratiche fiscali abusive attuate dalle imprese e di adottare le misure necessarie in risposta. Questo nuovo sistema dovrebbe anche incoraggiare una più sana concorrenza in campo fiscale, in quanto le autorità tributarie saranno meno inclini a offrire alle imprese un trattamento fiscale selettivo una volta che questo sia soggetto al controllo delle loro omologhe negli altri Stati.

Il pacchetto di oggi contiene anche una comunicazione che delinea una serie di altre iniziative volte a far progredire il programma di trasparenza fiscale nell’Unione. Si tratta delle seguentiproposte:

Valutare possibili nuovi obblighi in materia di trasparenza per le multinazionali La Commissione esaminerà la fattibilità di nuovi obblighi di trasparenza per le società, quali la comunicazione al pubblico di determinate informazioni fiscali da parte delle multinazionali. Gli obiettivi, i benefici e i rischi di un’iniziativa di questo tipo devono essere esaminati attentamente. La Commissione valuterà pertanto l’impatto di eventuali ulteriori obblighi di trasparenza per contribuire a orientare una decisione in una fase successiva.

Rivedere il codice di condotta sulla tassazione delle imprese Il codice di condotta sulla tassazione delle imprese è uno dei principali strumenti dell’UE per garantire condizioni eque di concorrenza in materia di imposta sulle società. Esso fissa i criteri che stabiliscono se un regime tributario sia dannoso o no e obbliga gli Stati membri ad abolire le misure fiscali dannose che violano il codice. Gli Stati membri si riuniscono periodicamente per valutare la loro conformità al codice.Tuttavia negli ultimi anni l’efficacia del codice nell’eliminare i regimi di tassazione dannosi è diminuita in quanto i suoi criteri non tengono conto dei sistemi più sofisticati di elusione dell’imposta sulle società. La Commissione collaborerà pertanto con gli Stati membri per rivedere il codice di condotta e il mandato del gruppo “Codice di condotta” al fine di renderlo più efficace nel garantire una concorrenza fiscale equa e trasparente all’interno dell’UE.

Quantificare l’entità dell’evasione e dell’elusione fiscali La Commissione, insieme a Eurostat, collaborerà con gli Stati membri per esaminare come sia possibile ottenere una stima attendibile del livello di evasione ed elusione fiscali. È sempre più evidente che l’evasione e l’elusione sono estese e causano perdite significative di gettito fiscale. Finora, tuttavia, l’entità e l’incidenza di questi problemi non sono state quantificate in modo preciso. Statistiche affidabili della portata e dell’impatto di tali fenomeni aiuterebbero ad elaborare misure strategiche più mirate per contrastarli.

Abrogare la direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio La Commissione propone di abrogare la direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio, dal momento che tale atto è stato superato da una normativa europea più ambiziosa, che prevede uno scambio automatico di più ampia portata per quanto riguarda le informazioni sui conti finanziari, inclusi i redditi da risparmio (IP/13/530). L’abrogazione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio razionalizzerà il quadro per lo scambio automatico di informazioni finanziarie ed eviterà incertezza giuridica o oneri amministrativi aggiuntivi per le autorità fiscali e le imprese.

La prossima tappa sarà costituita da un piano d’azione sulla tassazione delle imprese, che sarà presentato prima dell’estate. Questo secondo piano d’azione si concentrerà sulle misure volte a rendere più equa ed efficiente l’imposta sulle società all’interno del mercato unico e comprenderà un rilancio della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB) e idee per integrare a livello dell’Unione le nuove azioni dell’OCSE/G20 finalizzate a contrastare l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS).

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