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La nuova era di Intel: “Sprint su Iot e Industry 4.0”

Shannon Poulin, vp del Sales and Marketing Group e general manager dell’Influencer Sales Group dell’azienda: “Noi protagonisti della nuova rivoluzione tecnologica, ma senza abbandonare i chip”

26 Set 2016

Patrizia Licata

Dai Pc ai droni, dallo smart manufacturing ai grandi data center, le piattaforme Intel si evolvono insieme alle tecnologie per servire un mondo iper-connesso. Poulin: “La sfida per i paesi non è tecnologica, ma regolatoria e culturale”. Se la Internet of Things, e l’Industria 4.0, sono i trend che daranno nuova forma all’innovazione tecnologica e impulso alla crescita economica, Intel è intenzionata a prendervi parte da protagonista. Il colosso di Santa Clara, noto tradizionalmente come il produttore dei chip per computer, da diversi anni ormai ha trasformato le sue strategie per un mondo iper-connesso, con qualunque device. Ne abbiamo parlato con Shannon Poulin, vice president del Sales and Marketing Group e general manager dell’Influencer Sales Group di Intel Corporation.

Intel è cambiata: in una scala di priorità ora i chip per computer sono finiti in fondo? Vi interessano di più i droni?

No, i chip per computer non sono finiti in fondo. Ma sono diventati parte di un mix più complesso. Intel fornisce semiconduttori che alimentano una molteplicità di dispositivi. Per i Pc abbiamo la linea di prodotti dei processori Intel Core i7 Extreme Edition e serie X che offrono prestazioni potenziate; per i data center, la famiglia di processori Intel Xeon E7 v4 permettono analisi dei dati in tempo reale, elaborazione aziendale business critical, capacità di estrarre informazioni dai big data. Per i droni, abbiamo la piattaforma Intel Aero: un kit di sviluppo potenziato dal più recente processore Intel Atom quad-core, con moduli Plug and Play, e abbiamo il drone Yuneec Typhoon H con tecnologia Intel RealSense.

E poi c’è tutto il settore della IoT in cui vedete opportunità eccezionali.

Edifici, termostati, decoder, router wifi, smart Tv, elettrodomestici, automobili, wearables, sensori: tutto avrà un indirizzo Ip. I dati fluiranno in quantità che misureremo almeno in Gigabyte.

Tutti questi oggetti connessi avranno bisogno di un chip. Il vostro motto Intel Inside acquista nuove estensioni.

Non si tratta solo di chip. La piattaforma end-to-end Intel IoT connette i dispositivi non ancora connessi, consentendo raccolta, scambio, archiviazione e analisi di dati provenienti da miliardi di dispositivi, sensori e database, in sicurezza e attraverso più settori.

In Italia sicuramente starete seguendo da vicino i progetti per i contatori intelligenti e la banda ultra-larga. Anche l’Industria 4.0 vi interessa?

Nell’industria vediamo grandi opportunità per la manutenzione, per l’automazione e per l’affermazione dei nuovi modelli pay per use, ovvero di affitto del macchinario e pagamento solo in base all’effettivo utilizzo. Si guadagna in efficienza e si abbattono i costi. Ma non trascuriamo le evoluzioni del digital farming, droni e sensori saranno molto utili.

Quali altri settori beneficiano al massimo della rivoluzione IoT?

Da un punto di vista delle opportunità di business direi i trasporti, anche nel settore commerciale, quindi includendo navi e logistica, con la possibilità di tracciare le merci con i sensori. Aggiungerei le connected cars, la gestione dell’energia e l’automazione domestica. Da un punto di vista dell’utilità pubblica, citerei la sanità: i device wearable, sia negli ospedali che nell’assistenza remota, aiuterebbero molto a seguire e monitorare i pazienti e a raccogliere una serie di dati che permettono al medico di prendere decisioni e effettuare diagnosi basate su elementi certi.

Però si pongono questioni di ordine regolatorio. Come andrebbe affrontato questo aspetto?

Il quadro regolatorio attuale è sufficiente, ma la futura esplosione di dati generati dalle comunicazioni M2M e l’emergere di nuovi modelli di business richiederà un ambiente normativo nuovo e capace di dare sostegno, e non ostacolare, il cambiamento, favorendo i sistemi aperti rispetto a quelli chiusi. Bisognerà trovare il compromesso tra sicurezza e privacy: per avere un servizio occorrerà cedere almeno parte dei propri dati. Spetterà all’utente decidere che cosa è conveniente.

Dal punto di vista tecnologico e culturale, a che punto siamo nella IoT?

Siamo solo all’inizio! Ma non dal punto di vista tecnologico. Ovviamente, lo sviluppo della IoT andrà sostenuto con una serie di elementi chiave, che sono la connettività, a partire dal 5G, il cloud e l’analytics. Ma queste tecnologie già ci sono. Ora dobbiamo prepararci anche dal punto di vista regolatorio e culturale. Nessun paese ha la ricetta magica per aprire le porte a queste evoluzioni: siamo nella fase del cosiddetto trial and error, facciamo tutti dei tentativi, studiamo e sperimentiamo. L’importante è che i portatori di interesse si parlino e decidano insieme, perché i cambiamenti impatteranno i processi produttivi e l’intera società.

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