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Pc e stampa, sfida tailor-made per HP

Il vp & managing director Italia Canegrati: “La personalizzazione scriverà il futuro hi-tech”

22 Dic 2016

Andrea Frollà

«Il lavoro non è più un luogo fisico ma uno stato. C’è una fusione tra personale e professionale e sempre più strumenti e modalità che semplificano la quotidianità: la chiave di volta è la giusta interpretazione delle esigenze di consumatori e clienti business». Secondo il vicepresident e managing director di HP Italy, Tino Canegrati, abbandonarsi alle profezie di scomparsa della stampa o di declino dei personal computer è un esercizio che lascia il tempo che trova. I due comparti core della compagnia nata dalla scissione di Hewlett-Packard, spiega a CorCom, stanno cambiando forma e sostanza, ma non per questo stanno perdendo la loro valenza strategica nel mondo hi-tech. Anzi, tra smart manifacturig, grafica, gaming e altre verticalità si preparano a scrivere un nuovo futuro.

Partiamo dal recente passato: cosa è rimasto della vecchia Hewlett-Packard nella nuova HP?

Continuiamo ad essere una società di ingegneri affamati di tecnologia innovativa. Abbiamo mantenuto un approccio tale per cui qualsiasi invenzione deve portare beneficio alla vita personale e professionale. Così come siamo ancora un’azienda che ha nella propria cultura un orientamento all’innovazione dei territori, che significa agevolare l’incontro di culture digitali, competenze, esperienze e opinioni.

A proposito di esperienze, ad aprile avete inaugurato un polo di open innovation vicino Milano: che risposta avete avuto?

A fine settembre abbiamo contato 2mila visitatori registrati. Non 2mila consumatori, ma persone che rappresentano imprese di diverse dimensioni o istituzioni. Abbiamo ogni giorno eventi dedicati alle aziende, alle scuole o a determinati segmenti verticali. È un successo favorito dal momento che stiamo vivendo, in cui sta cambiando l’utilizzo dei prodotti. Soprattutto sul lavoro, che ormai non è più un luogo fisico ma uno stato. C’è una fusione tra personale e professionale e sempre più strumenti e modalità che semplificano la quotidianità. E l’Innovation Center si inserisce in questo contesto, perché favorisce lo scambio di spunti, il trasferimento di esperienze o la risoluzione di problemi specifici.

Il comparto Pc è un po’ in sofferenza. È una nuvola passeggera?

Si tratta di uno dei mercati più maturi d’Occidente e oggi bisogna cogliere le esigenze dei clienti e svilupparci sopra nuove soluzioni. Il nostro prezzo medio per macchina sta salendo in maniera decisa. Non perché aumentano, che invece a parità di prestazione nel tempo scendono o al più restano stabili. Ma perché evidentemente offriamo un valore tale per cui un cliente spende qualcosa in più, sostituendo il proprio dispositivo.

In uno store oggi trovo Pc per ambiti molto diversi, dalla grafica al gaming. Personalizzazione unica via?

Un gamer prima cercava scheda grafica ad alte prestazioni, memoria elevatissima e altro, ma li metteva insieme da solo. Nel momento in cui noi costruiamo una macchina solo per il gaming diamo una risposta concreta e ritagliata sulle sue esigenze. L’interpretazione delle necessità professionali, e non, è la chiave di volta.

Avete da tempo messo nel mirino la stampa 3D: quali sono i vostri piani?

L’interesse verso la stampa tridimensionale business è in crescita, per due ragioni. Da un lato, come per i personal computer è necessario rispondere alla forte domanda di personalizzazione che arriva dai consumatori. Senza digitalizzare la manifattura non è possibile. Dall’altro lato, c’è la riduzione dell’impatto ambientale. Con la stampa 3D aggiungo nella produzione solo il materiale che mi serve, senza creare scarto. Posso produrre a chilometro zero e a costi non troppo distanti da quei paesi dove spesso vengono portate le produzioni per risparmiare. La stampa 3D è però limitata quasi esclusivamente alla prototipazione, mentre servono tecnologie per creare una serie produttiva da 5mila o 500mila pezzi. Noi stiamo puntando su prodotti che favoriscano questo cambio di paradigma.

La lacuna italiana sulle competenze digitali non vi spaventa?

I giovani devono imparare a usare della tecnologia a scopi professionali già a scuola. I nostri piani educational puntano non a caso sull’ingresso delle macchine da grafica nelle scuole, cui accompagniamo esercitazioni pratiche per gli studenti. Perché la tecnologia va toccata con mano, altrimenti non c’è valore aggiunto. Volendo usare una metafora ittica, direi che è meglio insegnare a qualcuno come si pesca piuttosto che dargli un pesce.

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