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STRATEGIE

Pechino sfida gli Usa e progetta la sua Silicon Valley

Con 69 milioni di abitanti e un Pil di 1.100 miliardi di euro, la Greater Bay Area supererà anche i grandi hub economico-finanziari come New York e Tokyo. Ecco i dettagli del progetto

21 Gen 2019

Antonio Dini

Un’altra Silicon Valley, molto più grande, in Cina. È l’ambizione di Pechino che adesso diventa un po’ più reale: il governo cinese ha infatti dato il via libera al progetto di un’area ad alto contenuto tecnologico nella Cina meridionale, con l’obiettivo esplicito di costruire una alternativa a San Francisco e alla Silicon Valley che si estende a sud della città sulla baia.

La “Greater Bay Area” collegherà nel 2035 Hong Kong, Macao e nove città della provincia del Guangdong, incluse le mage-città di Shenzen e Guangzhou, creando un gigantesco hub tecnologico comparabile all’area attorno a San Francisco o a Tokyo, ma anche all’hub finanziario mondiale di New York.

La Cina spera di raggiungere questo risultato integrando le infrastrutture delle città ma anche l’expertise finanziario, il tessuto produttivo e quello tecnologico. Per fare questo rimuoverà tutte le barriere commerciali (Hong Kong ha un regime particolare, come Macao, mentre Shenzen è tutt’ora una zona commerciale speciale ma i passaggi da un’area all’altra richiedono il visto sul passaporto, ad esempio). L’obiettivo è incoraggiare le attività commerciali attraverso le frontiere interne e arrivare a creare un mercato unico.

La popolazione della Greater Bay Area è di circa 69 milioni di persone, con un Pil di mille e cento miliardi di euro, circa. Sostanzialmente, se fosse un Paese sarebbe più grande dell’Italia.
Pechino intende annunciare nel dettaglio come intende procedere a febbraio. Per adesso queste decisioni intermedie riflettono il desiderio della Cina di accelerare passando da una economia hi-tech funzionale all’innovazione sviluppata in altri paesi (segnatamente, gli Stati Uniti) a una economia innovativa e ad alto valore aggiunto. L’iniziativa fa parte del masterplan “Made in China 2025”, che riflette questa ambizione di Pechino.

Il punto di partenza per la costruzione della Silicon Valley (con New York City annessa, dicono gli esperti, con riferimento al ruolo finanziario e culturale di Hong Kong) è passato dalla inaugurazione lo scorso ottobre del più lungo ponte al mondo, che collega Hong Kong a Macao e “chiude” l’area della baia, collegando i punti della regione e rendendo estremamente rapidi e facili gli spostamenti.
Secondo il dirigente amministratovi responsabile di Hong Kong, Carrie Lam, la mossa è di importanza strategica destinata a diventare un centro planetario di “potenza economica”. Il Presidente cinese Xi Jinping, lanciando nel 2015 la politica “un paese, due sistemi”, aveva creato le premesse per cominciare a integrare un sistema che presenta notevoli complessità legali ed economiche.

La scommessa cinese per creare la Silicon Valley asiatica passa dalla capacità di integrare, senza far crollare le unicità, un’area così fortemente differenziata e normativamente eterogenea. Sistemi di tariffe, tassazione, ma anche valute (Hong Kong e Macao hanno loro valute esterne al sistema monetario dello Yuan emesso dalla Banca Popolare Cinese, con proprie autorità monetarie locali: rispettivamente il Dollaro di Hong Kong e la Pataca di Macao) e soprattutto istituzioni e sistemi legali e giuridici.

I critici sostengono invece che il piano di Pechino sia, per molti versi, soltanto superficiale e simbolico ma sostanzialmente non sia capace di creare quella integrazione che promette. L’appuntamento con gli annunci sulla roadmap e piani concreti per lo sviluppo della Greater Bay Area sono per il prossimo 21 febbraio.

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