Pescatore (CCsInsight): "Tv online, lo sprint sui contenuti arriva dai big data" - CorCom

Pescatore (CCsInsight): “Tv online, lo sprint sui contenuti arriva dai big data”

Maxi-battuta d’arresto nella Tv lineare già da quest’anno, secondo l’analista. La liberazione della banda 700Mhz accelera il cambio di passo dei broadcaster tradizionali. In vista riformulazione delle offerte di contenuti in “pacchetti”

25 Gen 2017

Roberta Chiti

Lineare o non lineare: definizione che sta perdendo significato molto velocemente, nel mondo Tv. Il pubblico sta abbandonando a passo veloce i canali broadcasting con la loro programmazione oraria a favore di una Tv a qualunque ora e in qualunque luogo. Il 55% degli utenti preferisce servizi on demand, dice il Report TV e Media 2016 di Ericsson. E fanno da traino naturalmente i millennial che su 37 ore settimanali di consumo TV trascorrono il 47% guardando video on demand (32 ore gli over35). La mutazione degli abitudini di consumo si configura come un tassello determinante nel cambio di scenario del mercato audiovisivo. Con player chiamati ad assumere ruoli diversi e in certi caso un ritorno a “pacchetti” di contenuti old style, da parte degli Over the top. Lo prefigura Paolo Pescatore, analista CCSInsight.

Dalla Tv “oraria” alla Tv “everywhere everywhen”: cosa comporta?

Nei mercati avanzati la programmazione lineare sta già registrando una consistente battuta d’arresto: l’abbandono definitivo avverrà entro il 2025. Progressivamente l’orario diventerà una concetto superato, le serate televisive del pubblico non saranno più scandite da programmazioni di prima o seconda serata. La nuova tendenza a guardare programmi quando e dove si preferisce porterà inevitabilmente a sua volta a una distinzione sempre più sfumata fra programmi dal vivo, registrati, on demand.

Cambio di passo per i broadcaster classici?

Già ora si prospetta per loro l’ostacolo della perdita della banda 700Mhz, in Europa, che colpirà la loro capacità di offrire contenuti 4K. Si prevede che saranno i fornitori web insieme alle telco a guidare la fornitura di questo tipo di servizi, e questo darà loro una marcia in più rispetto alle emittenti tradizionali. Questo in contrasto con la programmazione broadcast HD finora portata avanti da fornitori di Pay tv. L’offerta HD porterà a sua volta a un aumento di sottoscrizioni alla banda ultralarga.

Quale sarà la forma-tipo dell’offerta di contenuti?

Il passaggio verso la distribuzione online di film e serie TV vedrà man mano l’affermazione delle offerte di larghi pacchetti di contenuti, nel 2017. Negli Usa lo spostamento dei consumatori verso i cosiddetti “skinny bundle”, pacchetti di contenuti molto selezionati, è stata accompagnata da una proliferazione delle app proposte dai vari provider. Ma la natura “disgregante” di questa costellazione di app porta a una crescente frustrazione dei consumatori: che dunque devono essere ri-conquistati da bundle di contenuti: un po’ come i canali tematici tradizionali, ma questa volta distribuiti grazie alla connessione Internet.

La content portability quanto pesa in questo cambiamento?

La pay-Tv lavora con i proprietari di contenuti per ottenere licenze di trasmissioni anche transoceaniche. Gli abbonati potranno pagare una tassa supplementare per vedere spettacoli online mentre sono fuori per vacanza o per lavoro. La mossa è una conseguenza della decisione della Commissione europea di rimuovere le restrizioni geografiche all’accesso a servizi online.

Utilizzo dei dati personali: in che direzione sta andando?

Si tratta di una pratica già affermata, e in modo massiccio, soprattutto da parte delle piattaforme over the top che in questo modo possono customizzare le offerte video. Il successo di Netflix si basa su questo. Anche l’investimento in contenuti originali ne è una conseguenza: viene trainato da quello che gli abbonati stanno guardando. L’adozione dei big data permette un rapporto di fiducia necessario per investire ulteriormente in generi diversi. Questo è il motivo per cui le telco devono essere ben posizionate per poter gestire questa opportunità.

Apple ha lanciato da poco una app “aggrega-contenuti”: qual è il senso di questa mossa?

Nel 2017 almeno un provider di pay tv europeo si posizionerà come aggregatore di contenuti. Non solo perché può costituire una facilitazione per l’utente nella ricerca di film e serie, ma anche perché questi tipi di software potranno contenere, oltre alla ricerca, anche sistemi di pagamento. Per quanto riguarda Apple la nuova app funziona come una guida, o un motore di ricerca, che permette la scelta di contenuti anche di terze parti senza uscire dal “garden”: può prefigurare un prossimo sbarco dell’azienda nello streaming. Inoltre si prevedono investimenti nei diritti sportivi, mossa che potrebbe contribuire ad affrancare progressivamente la propria dipendenza dalle entrate generate dalla vendita di hardware.