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CAMERE E INNOVAZIONE - 11

Piccoli (Fi): “Dare ai territori le tecnologie per crescere”

Il senatore: “Dal 1999 sono stati fatti molti passi avanti, ma ora siamo al punto di svolta, con l’agenda digitale che secondo l’Ue vale solo in Italia 110mila posti di lavoro. Fondamentale la formazione per funzionari, dirigenti e per gli stessi parlamentari”

16 Apr 2014

Antonello Salerno

Pubblichiamo le opinioni dei deputati e dei senatori che hanno aderito all’intergruppo sull’Innovazione. Un insieme di eletti bipartisan che “fa gruppo” con l’obiettivo di sensibilizzare i Palazzi e indirizzare i provvedimenti esaminati da aule e commissioni per “rimettere il digitale al centro delle decisioni parlamentari”.

Risponde Giovanni Piccoli, classe 1958, ex sindaco di Sedico, in provincia di Belluno, è in Senato dal 24 febbraio2013, iscritto al gruppo di Forza Italia. Fa parte della 13° e della 14° commissione permanente (Territorio, Ambiente, Beni ambientali e Politiche dell’Unione euroepa).

Senatore Piccoli, perché ha aderito a questo intergruppo?

Provengo dall’area bellunese delle Dolomiti, ed essendomi cimentato in questi anni ad affrontare le difficoltà orografiche anche attraverso le nuove tecnologie, ho pensato che questo intergruppo possa anche essere uno strumento per permettere ai territori di poter fruire delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Fin dal 1999 le pubbliche amministrazioni e le realtà correlate hanno provato a mettere a disposizione dei cittadini una serie di servizi, dal Catasto online. Nel 99 si parlava di digitalizzazione numerica delle carte catastali, che oggi è operativa, e da allora la strategia si è allargata a macchia d’olio sui nuovi dispositivi messi via via di disposizione dalla tecnologia.

Oggi quali potrebbero essere le ricadute pratiche più importanti?

Sul mio territorio d’origine abbiamo lavorato molto sul risparmio energetico e sulla produzione di energia pulita da fonti rinnovabili, e abbiamo capito che ogni dispositivo per il risparmio energetico ha mille possibilità applicative: così abbiamo aperto collaborazioni con il Cnr e con le Università per sviluppar prodotti e sistemi. La connettività è il veicolo indispensabile perché dà la possibilità di inviare e di ricevere dati. Detto questo, mettere a disposizione delle comunità montante anche piccole cose è un modo di approfittare della tecnologia per superare le difficoltà. Siamo nel pieno dell’espansione dell’agenda digitale italiana ed europea, ci sono anche prospettive occupazionali importanti, e anche in un ambito così vasto si può partire dalle sollecitazioni del territorio.

Qual è il valore aggiunto di essere presenti in molte commissioni?

Credo che sia un valore immenso, che ha bisogno di tradursi in qualcosa di sistematico. Un esempio: se oggi diciamo a un progettista di territorio di costruire una nuova via di comunicazione tra un centro e un altro, ma non c’è un obbligo di legge che preveda l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, l’adozione di questi standard dipenderà soltanto dalla sua sensibilità. Noi dovremmo riuscire a rendere sistematica la valutazione dei costi e dei benefici legati all’adozione di nuove tecnologie in ogni modifica territoriale.

Anche in questo caso la scuola è un terreno di prova privilegiato?

Oggi c’è in ballo oggi la questione dei finanziamenti per la sicurezza scolastica: sarebbe un errore mortale se non ne approfittassimo sia sul fronte del risparmio energetico, sia sul fronte delle nuove tecnologie. Se alla fine ottenessimo edifici ristrutturati a fini antisismici o della sicurezza antincendio, ma senza aver raggiunto anche l’obiettivo del risparmio energetico e dell’ammodernamento tecnologico dell’edificio, avremmo di certo sprecato una buona occasione. La stessa logica cosa può riguardare anche le ristrutturazioni cittadine. Ma se non si crea un obbligo non si ottengono questi obiettivi: i membri dell’intergruppo possono essere i portavoce di queste necessità all’interno delle commissioni di cui fanno parte.

Che sensibilità ha riscontrato su questi temi tra i suoi colleghi?

Elevatissima sensibilità e competenza notevole all’interno dell’intergruppo. Per il resto c’è la competenza media che c’è nella società italiana. Nelle relazioni tra noi, via internet, c’è una certa vivacità, e questo è un buon segno. Serve la competenza economica ma serve anche la competenza di tanti colleghi esperti che sono perfettamente in grado di tradurre le esigenze in atti parlamentari. Se è vero come è vero che l’Europa attribuisce all’agenda digitale la possibilità di generare 1 milione e 100mila posti di lavoro, di cui 110mila in Italia, mi pare che il gioco valga la candela. Infine, questo intergruppo è importante anche per una questione di formazione. Se c’è una cosa di cui c’è bisogno è una sorta di formazione permanente: per il funzionar iato, per la dirigenza, per gli stessi parlamentari.

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