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L'INTERVISTA

5G, Pileri: “Le telco potranno competere alla pari con gli Ott”

Il COO di Exprivia- Italtel: “Ma servono regole pro-competitive, a cominciare dall’adeguamento dei limiti elettromagnetici”

18 Lug 2019

Federica Meta

Giornalista

Il 5G non è una trasformazione evolutiva delle reti, è una rivoluzione. E L’Italia ha le carte in regola per diventare leader. Ne è convinto Stefano Pileri, COO di Exprivia – Italtel, il nuovo gruppo italiano dell’Ict frutto dell’integrazione in atto tra le due aziende.

Pileri perché parla di rivoluzione?

Perché il 5G non è una semplice evoluzione tecnologica che migliora le performance di rete, così come il 3G o il 4G, ma una “piattaforma” pensata per abilitare servizi ad alto valore aggiunto che possiamo raggruppare in tre grandi categorie: i video in HD, le applicazioni che necessitano di bassa latenza e i servizi di raccolta dati in ambito IoT. L’edge computing, basato sul cloud distribuito consente di elaborare i dati in modo più rapido ed efficiente, un aspetto – questo – fondamentale per le applicazioni che richiedono tempi di risposta in real time.Lo slicing, invece, consente alle reti di riconfigurarsi dinamicamente in base alle esigenze dello specifico servizio o applicazione che trasportano, grazie all’utilizzo dei paradigmi della Network Function Virtualization (Nvf) e del Software Defined Networking (Sdn). Si tratta di una tecnologia che consente di superare il concetto di net neutrality, laddove questo potrebbe ostacolare servizi necessari.

Ci può fare un esempio?

Pensiamo alla telemedicina. Nell’eseguire una operazione chirurgica a distanza sarà fondamentale assicurare che lungo tutta la rete su cui viaggiano le informazioni venga data la priorità alle immagini in movimento ad altissima definizione e che si garantisca una bassissima latenza, necessaria a muovere millimetricamente gli oggetti. In una slice di rete dedicata tutte le componenti coinvolte si coordinano per dare lo stesso supporto a situazioni mission critical. Questo cambiamento, nel modo di intendere sia le infrastrutture che i servizi, può rappresentare una grande opportunità per le telco per riguadagnare terreno rispetto agli Ott.

Le telco sono in affanno, con Arpu e redditività in flessione. A questo va aggiunto il fatto che hanno sborsato oltre 6 miliardi per le frequenze 5G in Italia ma anche, più di recente, in Germania. Ci sono possibilità di recupero per il settore?

Proprio il fatto che il 5G è una piattaforma abilitante i servizi, consentirà alle compagnie di abbandonare finalmente il modello di offerta basato su voce-sms-giga, che ha determinato una competizione al ribasso, per tornare a competere sulle prestazioni ad alto valore aggiunto per il cliente finale. In questo senso potranno contare su un payback ragionevole anche per quanto riguarda l’investimento economico messo in campo per lo spettro.

Oltre il recupero di competitività delle telco, il 5G sarà in grado di creare valore economico per l’intero sistema Paese. Come giudica le “mosse” dell’Italia?

L’Italia ha agito per tempo e, ben interpretando la necessità di dare priorità allo sviluppo di servizi e non solo all’innovazione di rete, ha avviato dei test dai quali stanno nascendo degli use case importanti in grado di indirizzare anche le strategie dell’industria.

Ci sono degli ostacoli allo sviluppo del 5G?

Più che l’esborso per le frequenze, che come detto si può recuperare sul fronte servizi, l’ostacolo più grande allo sviluppo delle nuove reti mobili e al recupero di competitività delle telco sono le norme relative alle emissioni elettromagnetiche. In Europa la densità di potenza massima è di 10 watt per metro quadro, in Italia è di 0,1 watt per metro quadro. Questo vuol dire che abbiamo un limite cento volte più stringente che penalizza le imprese. I limiti vanno adeguati a quelli europei per far crescere l’industria.

Prima ha fatto cenno alla necessità per le compagnie di Tlc di tornare a competere ad armi pari con gli Ott.  Lei che idea si è fatto circa le misure da adottare per riallineare la concorrenza?

È chiaro che questa asimmetria con i big player, che sono soprattutto statunitensi, non è sostenibile. Le questioni da affrontare sono due: la prima è di carattere squisitamente normativo e riguarda il modo di trattare i dati. Come mai alcuni soggetti utilizzano i dati degli utenti senza che questi ne siano informati per fare business? In questo caso l’Europa ha messo in campo un regolamento – il Gdpr – che vincola anche le aziende Usa che qui operano. Un passo avanti verso la ricostruzione di una concorrenza sana.

La seconda questione?

Riguarda le competenze. In Italia – lo ha rilevato anche l’ultimo Desi – non si investe abbastanza nelle e-skill. Il governo sembra essere sensibile a questo tema, ma è arrivata l’ora di fare sistema tra scuola, imprese e università, per salire su un treno che, certamente, non ci aspetta.

Nello scenario evolutivo disegnato dal 5G come si posiziona Exprivia-Italtel?

Supportiamo le telco mettendo a disposizione una piattaforma Mec (Multiaccess edge computing) che segue le logiche del cloud distribuito e dell’edge computing per l’automazione nella configurazione e gestione dello slicing di rete, cioè del disegno di reti dedicate a servizi particolari. Progettando reti 5G, sosteniamo Open Fiber nel dispiegamento della fibra (Ftth – Fiber to the Home e Fwa – Fixed Wireless Access) nei cluster C e D, ovvero le aree a fallimento di mercato. Infine ci sono le suite applicative dedicate ad Industria 4.0, telemedicina, Smart City e monitoraggio delle infrastrutture critiche quali viadotti, porti, pipeline. In altre parole, un percorso a 360 gradi.

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