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L'OPERAZIONE

Pinterest pronta a cambiare pelle in vista dell’Ipo: spinta sull’e-commerce

La società ha presentato la documentazione per la quotazione a Wall Street e punta a diventare un marketplace digitale. Guanto di sfida ad Amazon

25 Mar 2019

Antonio Dini

La trasformazione, se riuscirà, sarà rimarchevole. Ma genera anche molte perplessità. La notizia che Pinterest abbia presentato il modulo S-1, nel gergo degli agenti di Wall Street è la documentazione con la domanda per essere ammessi alla quotazione alla Borsa di New York, è un classico caso di scommessa su cui si alimentano le fortune (e le disfatte) della New Economy. Pinterest, fondata nel dicembre del 2009 e alimentata da alcune ondate di finanziamenti di capitale di ventura, oggi è valutata da Alexa come il 67mo sito più conosciuto e usato al mondo, con 265 milioni di utenti attivi e l’ambizione di andare in Borsa per monetizzare questa enorme massa di utenti, visibilità del marchio e sua reputazione. Ma come fare a trasformare questi intangibili in valore?

Pinterest ha deciso di giocare la carta dell’e-commerce e andare a competere contro Walmart (negli Usa) e contro Instagram e Amazon nel resto del mondo. La vera scommessa che verrà valutata dagli investitori e analisti è proprio questa: la trasformazione della più utilizzata piattaforma per la condivisione delle foto per creatori di contenuti, artisti e utenti qualunque, in una piattaforma di e-commerce.

Mossa peraltro quasi dovuta, vista la fine che altre piattaforme simili stanno facendo, a partire da Flickr (comprata e poi quasi scomparsa) e Tumblr (che ha perso un terzo degli utenti da quando ha tirato i cordoni della censura). L’azienda ha dichiarato: “Siamo nelle prime fasi della monetizzazione dei nostri sforzi e non c’è nessun tipo di assicurazione che saremo in grado di far scalare il nostro business verso una futura crescita”.

Nel 2017 l’azienda era stata valutata 12,3 miliardi di dollari (10,85 miliardi di euro) e da allora il fatturato è cresciuto, passando da 482,8 milioni di dollari a 755,9 milioni, con utili che aumentano ma sono sempre in rosso: da -138 a -63 milioni di dollari. Il fatturato proviene quasi esclusivamente dalla pubblicità.

Lo scontro con i big del commercio elettronico si giocherà attraverso pubblicità e sponsorizzazioni che saranno basate sulle ultime tecnologie in grado di riconoscere e attivare i tipi di pubblicità adatta agli utenti con forme di analisi automatiche del contenuto delle notizie. Instagram già lo fa: con il machine learning “vede” cosa gli utenti condividono e cosa cliccano, e propone pubblicità mirate. Ma aumenta anche la possibilità di “trovare” quel che gli utenti cercano tramite meccanismi che rendano l’esperienza di acquisto più semplice, grazie ancora alle intelligenze artificiali.

Come per Instagram, anche Pinterest mira a raggiungere un fatturato significativo, in grado di giustificare la raccolta di capitali in Borsa. Per farlo però il candidato Unicorno non ha ancora presentato nessun piano dettagliato. I settori merceologici già ci sono (cibo, arredamento d’interni, moda, e vari altri) ma si tratta di categorizzazioni generiche che devono dare ancora l’idea di quale siano il modo con cui Pinterest immagina di arrivarci.

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