L'ANALISI

Pirateria e informazione, Ipsos: danni per quasi 2 miliardi, 13mila nuovi posti di lavoro mancati

La pandemia ha dato l’assist al fenomeno: nel 2021 riprodotti illegalmente ogni giorno 320mila fra volumi cartacei, e-book e audiolibri. Utilizza canali illeciti il 35% della popolazione sopra i 15 anni, l’81% degli universitari e il 56% dei professionisti. Aie e Fieg chiedono l’intervento delle istituzioni

30 Mar 2022

L. O.

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2021, annus horribilis per l’editoria. Che risulta colpita sempre più dal fenomeno della pirateria. Il settore perde infatti 771 milioni di euro e 5.400 posti di lavoro diretti. Ma la perdita per il sistema Paese – conteggiando anche l’indotto – è di 1,88 miliardi di euro, un mancato gettito per il fisco di 322 milioni di euro. E la mancata nuova occupazione (diretta e indiretta) tocca quota 13.100 unità. Emerge dalla fotografia scattata da Ipsos per Aie – l’associazione degli editori – secondo cui l’anno scorso si sono verificati 322mila atti di pirateria al giorno, per un totale di 117,6 milioni contro i 112 milioni del 2019, in crescita del 5%.

Chi sono i pirati dei libri

Nel 2021 ha compiuto almeno un atto di pirateria riguardante il libro di varia (romanzi e saggi) almeno 1 italiano su 3, il 35% (era il 36% due anni fa) della popolazione sopra i 15 anni.
Nello specifico, il 23% ha scaricato gratuitamente almeno una volta un ebook o audiolibro da siti o fonti illegali su Internet, il 17% ha ricevuto da amici/familiari almeno un ebook, il 7% ha ricevuto da amici/conoscenti almeno un libro fotocopiato, il 6% ha ricevuto da amici un abbonamento o codici di accesso per usufruire di ebook e audiolibri.

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Nei settori specifici dell’editoria universitaria e degli utenti dell’editoria professionale, la situazione è più allarmante. Ha compiuto nell’anno almeno un atto di pirateria l’81% degli studenti universitari. Mediamente, ognuno di questi utenti ha piratato oltre 10 testi (10,6). Se prendiamo invece in considerazione l’universo dei liberi professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri), il 56% ha compiuto almeno un atto di pirateria nell’ultimo anno, con una media di 9,3 atti ciascuno.

Le richieste di editori di libri e di giornali

Partono proprio da “Gli Editori” . l’accordo di consultazione tra Aie e la Federazione Italiana Editori Giornali – le richieste al governo: “Leggere, ascoltare o addirittura distribuire libri e audiolibri piratati – spiega il presidente di Aie Ricardo Franco Levi -significa contribuire a un fenomeno che toglie risorse economiche e posti di lavoro all’editoria, introiti fiscali allo Stato e che riduce le opportunità per i giovani creativi di poter vivere del loro lavoro grazie ai diritti d’autore – spiega il presidente di Aie Ricardo Franco Levi -. Le persone ne devono essere coscienti, e consapevoli che possono essere chiamate a rispondere per gli atti illeciti che compiono: su questo serve l’impegno delle istituzioni. La pirateria colpisce tutte le industrie creative italiane – editoria libraria e periodica, tv, cinema, musica – e laddove si sono avviate efficaci campagne di contrasto, come sugli abbonamenti alle tv a pagamento, i risultati iniziano a farsi vedere”.

Interventi contro la diffusione illecita di contenuti

Tra i risultati più significativi delle iniziative intraprese negli ultimi anni da Gli Editori – anche l’ampliamento degli strumenti contro i fenomeni di pirateria digitale perpetrati, in particolare, mediante le piattaforme social, telefoniche e di messaggistica istantanea: “Il rafforzamento dei poteri dell’Agcom in materia – dice il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti -, sia sotto il profilo sanzionatorio sia sotto il profilo procedurale, va inteso quale indispensabile completamento della disciplina di riferimento ed è di fondamentale importanza per l’industria dell’editoria giornalistica, soprattutto in considerazione delle ingenti perdite subite dalle imprese editoriali a causa della proliferazione di canali, chat e siti dedicati alla diffusione non autorizzata di testate giornalistiche, perdite stimate, da un’analisi molto conservativa effettuata dagli uffici di Fieg nell’aprile 2020, in circa 250 milioni di euro l’anno. Anche le diverse proposte di legge attualmente in discussione testimoniano la consapevolezza ormai diffusa dell’esigenza di intervenire, al fine di prevenire e, laddove necessario, reprimere la diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d’autore mediante le reti di comunicazione elettronica, oltre che di garantirne la giusta remunerazione”.

Gli utenti non temono di essere scoperti

Secondo la ricerca presentata dal presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, gli italiani (popolazione sopra i 15 anni) sono consapevoli che piratare libri, ebook, banche dati è illecito e illegale, anche se un po’ meno di due anni fa: risponde affermativamente l’82% (erano l’84%). Malgrado questo sempre più persone ritengono poco o per nulla probabile che gli illeciti vengano scoperti e puniti (il 68%, erano il 66%), mentre lo considerano un comportamento poco o per niente grave il 39% (dato invariato rispetto a due anni fa).

Il 23% (circa 1 su 5) ha scaricato illegalmente libri digitali o audiolibri e il 17% li ha ricevuti da amici e familiari, il 7% ha ricevuto da amici e familiari libri fotocopiati, il 6% ha utilizzato chiavi di accesso non sue per accedere a ebook e audiolibri in abbonamento, il 5% ha acquistato libri fotocopiati.

Strategie da adottare

L’ampiezza del fenomeno impone un’azione di contrasto, si legge ancora nel documento, “che passa attraverso la repressione dei fenomeni illegali, l’educazione degli utenti, la conferma del sostegno alla domanda legale di informazione e cultura attraverso strumenti come la 18App, il bonus per le biblioteche, iniziative nelle scuole come #ioleggoperché”.

Nei confronti di chi fa business sui contenuti illegali bisogna “rendere impossibile nascondersi dietro l’anonimato della Rete e riflettere sugli effetti negativi dell’attenuazione delle pene”.

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