LA LETTERA

Pirateria online, l’appello dei media al G7: “A rischio milioni di posti di lavoro”

I top manager di Warner Music, 20th Century Fox, Walt Disney e altre multinazionali dell’intrattenimento scrivono ai ministri della Cultura riuniti a Firenze. “Fenomeno globale dagli effetti devastanti e in ascesa. Serve più attenzione dei governi. Anche gli OTT facciano la propria parte”. Tra le firme italiane Gina Nieri (Mediaset) e Andrea Zappia (Sky Italia)

30 Mar 2017

Andrea Frollà

“La pirateria online mette a repentaglio la capacità delle nostre aziende di continuare ad investire, crescere e dare un contributo positivo alle nostre economie e alle nostre società. Sono a rischio miliardi di investimenti, è una minaccia per decine di milioni di posti di lavoro nei nostri paesi”. È una lettera dagli allarmi forti quella indirizzata ai ministri della Cultura del G7, che si riuniscono oggi e domani a Firenze, e scritta da un nutrito gruppo di top manager delle multinazionali della tv, del cinema, delle Tlc, della musica e dello sport. Tra questi figurano nomi importanti del panorama italiano come Gina Nieri, executive board di Mediaset e vicepresidente di Rti, Andrea Zappia, ceo di Sky Italia, il presidente di Anica Francesco Rutelli e quello della Lega Serie A Maurizio Beretta. E numerosi ceo e chairman di diverse compagnie internazionali tra cui Steve Cooper di Warner Music Group, Stacey Snider di 20th Century Fox Film, John Petter di BT consumer, Andy Bird di Walt Disney International, Jeremy Darroch di Sky e Tim Davie della Bbc.

“Scriviamo in rappresentanza di molte delle più grandi aziende di media e di intrattenimento del G7, una parte rilevante del settore creativo che ogni anno contribuisce all’economia globale con 2,25 mila miliardi di dollari – si legge nella missiva (qui il testo e la lista completa dei firmatari) -. Oltre a garantire decine di milioni di posti di lavoro altamente qualificati, intratteniamo miliardi di persone ogni giorno con contenuti diversi e assicuriamo investimenti vitali a sostegno dello sport, delle arti e della cultura”.

I firmatari si appellano al G7 per chiedere supporto e interventi concreti contro il dannoso fenomeno della pirateria su Internet: “Siamo di fronte a un problema di forte impatto tanto quanto il traffico di opere d’arte, che danneggia il nostro settore al pari delle grandi sfide internazionali e che, giorno dopo giorno, sta prendendo sempre più piede – prosegue la lettera -. Parliamo della sistematica, diffusa e sofisticata violazione online della nostra proprietà intellettuale da parte di imprese commerciali che cercano di generare profitti illeciti sfruttando il nostro lavoro e la nostra creatività”.

I manager che hanno siglato la lettera al G7 della Cultura citano le stime percentuali sulla pirateria online, secondo le quali circa il 30% degli utenti di Internet in tutto il mondo accede regolarmente a contenuti illegali. “L’impatto di tale pratica mette a rischio miliardi di investimenti e rappresenta una minaccia per decine di milioni di posti di lavoro nei nostri paesi. Il fenomeno colpisce l’intera filiera dell’intrattenimento, dagli scenografi ai truccatori, dai produttori discografici ai compositori, dal personale impiegato durante gli eventi sportivi al cameraman e al produttore, dal programmatore di software per un gioco al progettista di un’app, dai gestori di sale cinematografiche ai distributori. Nessuno escluso”.

Le grandi società dell’intrattenimento lamentano lo scarso impegno dei governi contro l’esercito di pirati del web, pronti a fare soldi con i contenuti altrui, sottolineando che il lavoro cominciato nel 2011 dalla presidenza del G8 e del G20 si è fermato. “Ora è il momento di ricominciare da dove avevamo lasciato, tutti insieme”, sostengono i firmatari avanzando una richiesta specifica: “Chiediamo dunque la vostra attenzione su questo problema in maniera coordinata e strategica, per affrontare in modo sistematico tutte le sfide poste dalla pirateria online che rischiano di ostacolare la nostra crescita futura – conclude la lettera -. La pirateria in rete è un problema globale, e se da un lato continueremo ad impegnarci ad adottare le misure legali locali a nostra disposizione per proteggere la nostra proprietà intellettuale, dall’altro ci aspettiamo che anche altri attori responsabili degli ecosistemi internet, compresi gli intermediari, facciano la loro parte per proteggere i consumatori e favorire il commercio legale”.